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N. 1 - Gennaio 2008

Accademia dei Romiti

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Una speranza di pace per la comunità gualdese

Intervista di Giovanni Carlotti al vescovo mons. Sorrentino


01dsorrentinopic0801.jpg (5568 byte)- Mons. Sorrentino, è passato un anno dalla nostra precedente intervista su queste pagine. Per Lei si apre il terzo anno di ministero episcopale nella nostra diocesi. Se la sente di proporci un breve bilancio del 2007?

 

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R - E' stato un anno particolarmente intenso. Basti pensare che è stato segnato dalla visita del Papa. Il tema stesso che ci siamo dati come orientamento programmatico, quello della "conversione", ci ha fatto prendere coscienza di una dimensione esigente del nostro essere Chiesa. Il modello che abbiamo messo sotto i nostri occhi è stato quello di Francesco di Assisi, a partire dalla sua scelta radicale di Cristo. L’incontro con Gesù, non solo nella contemplazione del Crocifisso di San Damiano, ma anche nel volto dei lebbrosi e dei poveri, è il segreto della sua vita. Il Papa ci ha invitato a metterci sulle sue orme, scegliendo Cristo, e annunciandolo con la nostra testimonianza. Ci ha chiesto di promuovere una pastorale di alto profilo. Bando alla mediocrità! E' un’indicazione che mi trova nella più grande sintonia. Un bilancio complessivo di questo Anno? Non posso che lodare il Signore. Si sono fatte tante cose, ho constatato tanta collaborazione, ho sentito da vicino la grazia di Dio. Naturalmente non sono mancate le ombre e le croci. Ma guardo al futuro con fiducia.

 

- Anche le questioni "spinose" della Confraternita della SS. Trinità e dell'uso della Chiesa di San Francesco hanno trovato una soluzione positiva nel corso del 2007. E' soddisfatto?

 

R. - Direi proprio di sì. Non è stato facile il cammino. Ma anche in questo ho visto la forza della preghiera. Ricorderò che, in uno dei momenti più difficili per l’esito della controversia, invitai tutte le persone coinvolte al Santuario della Madonna del Piano, per alcuni incontri di preghiera e di revisione di vita. Ci mettemmo in ascolto della Parola di Dio. Ci affidammo all’intercessione della Madre. Ero sicuro che la Madonna del Piano avrebbe "spianato" la strada: e l’ha spianata. L’unità è fatta, ma dev’essere coltivata. La tentazione della disunione, della litigiosità, sta sempre in agguato. Il segreto è la formazione spirituale e la preghiera. Analoga soddisfazione devo esprimere per l’intesa raggiunta con il Comune sulla Chiesa monumentale di San Francesco. La commissione istituita per la sua valorizzazione ha cominciato a lavorare. Molte cose si possono fare per il bene religioso e culturale di Gualdo. Confido nella collaborazione di tutti.

 

- Sappiamo che lei ha proclamato in diocesi l'anno della Comunione ecclesiale. Ce ne spiega brevemente il significato? Rientra in questo piano anche la nuova organizzazione pastorale della zona gualdese?

 

R. - Era un’idea già presente nella lettera pastorale "Francesco, va’, ripara la mia casa", in cui ho disegnato un piano pastorale triennale. La comunione è un frutto naturale di una vera conversione, e la premessa di una missione efficace. La comunione è l’essenza stessa della vita ecclesiale, radicata nella comunione con Dio-Trinità, ed espressa in rapporti veramente fraterni. La mia impressione è che la Diocesi stia progressivamente facendo suo questo cammino. È un discorso che tocca innanzitutto i sacerdoti, diocesani e religiosi, come anche i diaconi. Con loro stiamo mettendo a punto un riassetto generale delle parrocchie all’insegna delle "unità pastorali". Anche a Gualdo è partita da qualche mese questa nuova formula: i parroci, pur conservando la loro parrocchia, diventano corresponsabili dell’intera pastorale gualdese: un coordinamento che dovrebbe dare maggiore efficacia al ministero. Una "sfida", certo, ma è la via del futuro. II religiosi e le religiose sentono anche loro di dover camminare in unità con la Chiesa particolare. Il Papa, nel suo discorso nella Cattedrale di S. Rufino, il 17 giugno scorso, chiese loro di non essere "isole", spiegando in questa chiave di comunione anche il "motu proprio" con cui ha ricondotto alla pastorale diocesana le due grandi Basiliche francescane di Assisi. Certamente questa nuova configurazione ha dato un "input" alla vita di comunione, spirituale e pastorale, in Assisi e in tutta la diocesi. È una prospettiva che chiama in causa anche i laici, stimolati ad assumere le loro responsabilità in ordine all’impegno ecclesiale, oltre che nel loro specifico ambito della testimonianza nel mondo. Incoraggianti le esperienze fatte con i giovani, specie con la "lectio divina". La pastorale giovanile resta uno dei nostri impegni primari.

 

- Che augurio si sente dunque di rivolgere ai nostri lettori per il 2008?

 

R. - Il Papa recentemente, in un’enciclica sulla speranza, ci ha ricordato che per noi cristiani la speranza non si riduce a un vago augurio di un futuro migliore, ma è una certezza fondata sull’amore di Dio, sulla verità della sua incarnazione. Auguro che a Gualdo questa certezza di fede dia a tutti una grande speranza e una vera pace ai cuori, alle famiglie, alla comunità ecclesiale e civile.

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