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N. 1 - Gennaio 2008 |
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Lungo i prati di Valsorda Quando il direttore mi ha proposto di scrivere qualcosa in ricordo di nonno Italo, ho accettato volentieri. Ho chiesto a mio padre di indirizzarmi e lui mi ha detto di dire quello che sentivo e di ringraziare tutti.
Grazie all'Accademia dei Romiti ed al rettore Pierluigi Gioia, grazie al direttore Valerio Anderlini e ad Eugenio Sillani, al sindaco, all'Azione Cattolica e Carlo Catanossi. Grazie a tutti perché abbiamo sentito una sincera partecipazione al nostro dolore.
Credo che sia noto quanto mio nonno amasse i giovani e la scuola (adorava i suoi ex alunni), l'Azione Cattolica, ma non tutti sanno, quanto amava Gualdo ed i suoi abitanti. Era orgoglioso di essere gualdese. Quando c'erano delle cose nel decoro urbano non fatte bene o scelte che lui non reputava utili per la città, era sinceramente dispiaciuto. Non parlava male di nessuno ma cercava di contribuire a migliorare le cose. Ha trasmesso questo amore anche ai suoi figli e a noi nipoti (guai a parlare male dell'Umbria o di Gualdo).
Italo ha trascorso sempre l'estate nella nostra casa di campagna in Romagna e dedicava molto tempo a me e mia sorella Margherita: ci ha fatto amare i libri, la storia, la pittura, ci ha insegnato a leggere il giornale. Io devo molto a lui perché mi procurava sempre il materiale che gli chiedevo per scrivere e discuteva con me alla pari su tutti gli argomenti. Riteneva oggetto di culto la ceramica gualdese e non perdeva occasione per frequentare ed incoraggiare un po' tutti gli artigiani.
Ci ha insegnato a guardare le cose senza essere di parte, con giustizia, senza lasciarci influenzare e senza avere pregiudizi per alcuno e a difendere le proprie opinioni. La cosa più bella forse è che aveva rispetto per tutti e da tutti cercava di cogliere l'aspetto più positivo. Era un uomo semplice ed onesto. Provava sincero amore e stima per suo padre.
Il libro ultimo l'ha scritto per rivendicare il contributo che i cattolici, nella politica di Gualdo, hanno dato per ricercare una giustizia sociale e per rendere omaggio a suo padre Giuseppe, artefice di questo progetto.
A me piace ricordarlo che passeggia con nonna Olga lungo i prati di Valsorda e che le dice che i narcisi sono sempre i fiori più belli. Penso che Gualdo Tadino con la morte di Italo non perde uno dei suoi figli, ne acquisisce semplicemente uno in più nella memoria.
Francesco Giubilei
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Italo Giubilei
Italo Giubilei: un personaggio che ci ha insegnato a vivere
Lungo i prati di Valsorda |
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