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N. 1 - Gennaio 2008

Accademia dei Romiti

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La notte di San Niccolò

Credetemi, l'ho incontrato davvero.


Mercoledì 5 dicembre ho rivisto dopo quarantasette anni San Niccolò. Più alto, più grosso, ma era proprio lui come me lo ricordavo da bambino ... l'ultima volta che era passato a casa mia avevo sette anni. "Ciao" mi dice. Ed io meravigliato: "ciao, ma mi riconosci?" "Certo, sei anche tu molto diverso, ma che Santo sarei se non ti riconoscessi! Se vuoi, puoi accompagnarmi, così aiuti anche le ragazze dell'Agesci a portare qualche regalo. Questa corsa sfrenata al consumismo mi ha caricato tanto di lavoro, che già da molti anni ho dovuto chiedere aiuto a questi ragazzi, che del servizio verso gli altri ne hanno fatto il loro credo."

 

Drin ... drin ... "Chi è?" "San Niccolò che è venuto a trovare il vostro bambino ..." Ci hanno fatto entrare, io in disparte ho aspettato che il Santo dopo le parole di rito, "Sei stato buono con i tuoi genitori, i nonni, i tuoi amichetti?" Al sì del bambino, giù una valanga di doni, dei nonni, dei genitori, degli zii: del compagno della sorella, della madre e anche del bisnonno che fortunatamente è ancora in vita. Il bambino, devo dire, annoiato e anche un po’ scocciato per aver dovuto lasciare il suo videogioco, dietro l'insistenza dei familiari, ha incominciato con poco interesse ad aprire i regali. Che rabbia ho provato nel vedere l'indifferenza di quel bambino alla vista di quei doni e degli altri ragazzi, sempre, in ogni casa che in successione ci ospitava!

 

Drin ... drin ... "Chi è?" "San Niccolò che è venuto a trovare il vostro bambino". "Attento Carlo! - mi dice il Santo - guarda qui che succede". Dietro i vetri della finestra la figura di un ragazzo che subito si ritrae, dopo un po' il vociare dei genitori che sgridano il ragazzo perché a loro insaputa aveva telefonato a San Niccolò che puntuale, all'ora stabilita, si era presentato alla sua dimora. Il genitore aprendoci la porta si avvicina a San Niccolò scusandosi e passa qualcosa nelle mani del Santo ..., in disparte sono attento a cosa succederà. Entriamo in una stanza con un tavolo, quattro sedie, un lavandino murato e un vecchio gas, dove tenessero altri suppellettili ed accessori non mi è ancora chiaro. Nella stanza, oltre alle povere cose, altre due figure, una donna e un giovinetto di circa dieci anni. Era dunque lui ad aver fatto la bischerata e prenotato San Nicolò, che un po' impacciato, dopo una carezza, ha passato due mandarini, due kinder e poche caramelle al giovane.

 

Ho scorto gli occhi del giovane illuminarsi, in una espressione di meraviglia e contentezza per quelle poche cose, fino al punto di abbracciare e baciare il Santo; devo riconoscere che in quella espressione mi sono rivisto bambino, lo stesso che molti anni fa tremante e affascinato da quella figura, ringraziava per la lieta sorpresa. Siamo usciti da quella casa e San Niccolò, oltre al sottoscritto, aveva gli occhi lucidi; ci siamo rincuorati a vicenda ed abbiamo finito il giro per assolvere agli impegni presi. "Sai ...? desidererei portare, invece di tanti regali, solo un piccolo dono ai bambini", mi dice San Niccolò "Penso invece che la famiglia dovrebbe insegnare ai bambini di non desiderare il superfluo e che i genitori imparino ai loro figli che invece è molto importante donare e donarsi agli altri".

 

E' questo che mi ha detto San Niccolò e per conto mio, se avrò la grande fortuna di essere nonno, è questo che farò con mio nipote. Proverò con tutto me stesso ad insegnargli ad apprezzare le piccole cose, ad essere felice con poco, a donare qualche soldino perché anche un altro bambino, nel mondo, possa essere felice. Ai papà di quei bambini che distrattamente e con poco interesse hanno aperto quei doni, il Santo mi ha pregato di dire che il prossimo anno gli piacerebbe portare meno doni e vedere le famiglie più unite intorno ai figli. Credo, che accompagnerò ancora San Niccolò negli anni futuri, e d'accordo con lui, ci adopereremo per accontentare e far sorridere tanti bambini.

 

Carlo Fiorucci

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