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N. 1 - Gennaio 2008

Accademia dei Romiti

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L'acqua non è un problema solamente gualdese


08acquapic0801.jpg (9385 byte)Qualche mese fa avevo parlato, come gualdese, dell’acqua bene comune riferendomi alla vicenda del Rio Fergia. Avevo sopratutto voluto aderire alla protesta del comitato per la tutela di questo corso d'acqua che porta avanti una battaglia che fino a quel momento non avevo compreso quanto importante per la mia sopravvivenza.

 

Una immagine della manifestazione a Roma (clicca per ingrandire)

 

Mi sembrava anche che Gualdo fosse indifferente a questa vertenza legata a doppio filo al suo territorio. Ora, su questo stesso giornale posso scrivere della nascita di un "Comitato pro acqua Gualdo" (comitatoproacqua@libero.it), indipendente e di origine esclusivamente gualdese, costituitosi nello stesso periodo in cui facevo le mie riflessioni che sta sostenendo la battaglia del comitato di Boschetto.

 

Ciò è stato possibile grazie all’iniziativa del presidente del comitato Alessandro Brunetti, abitante del quartiere S. Rocco, una delle zone della città più interessate alla vicenda. In questo quartiere, infatti, non sono mancati disagi relativi all’approviggionamento idrico (come in altre zone di Gualdo d’altra parte) peggiorati, talvolta, dalla mancanza di un adeguato preavviso. La causa sembra essere imputabile, almeno secondo quanto dichiarato da Umbra Acque, sopratutto a guasti all’acquedotto e ad interventi straordinari. Ma questa motivazione non convince i gualdesi, ormai consapevoli anche della presenza dello stato di emergenza che sta interessando il nostro territorio e un po’ tutta l’Umbria.

 

Alla luce di queste informazioni e di altre vicende legate alle concessioni rilasciate alla Rocchetta, i cittadini si pongono dei quesiti legittimi: ma veramente la crisi idrica, con l’acqua che manca in certe ore del giorno nelle case, non c’entra niente? E la Rocchetta che ruolo ha in questa emergenza? E ancora cosa pensare dell’acqua che proviene dalle autobotti per compensare la carenza idrica? Questo fatto potrebbe costituire il problema minore, se non fosse che accade nella città delle acque e con lo spettro di uno sfruttamento industriale che incombe ormai sulla vicenda, come possibile causa.

 

Non dimentichiamo, poi, che questo trasporto lo pagano i cittadini utenti, sulle loro bollette e dunque, perché non coinvolgere in queste tassazioni anche l'industria delle acque minerali che usufruisce dell'acqua esattamente come i gualdesi? Non è possibile, però, ottenere risposte convincenti perché il confronto con le istituzioni è ancora una volta difficile. Quello che attualmente i due comitati stanno facendo, è di richiedere un confronto pubblico con la politica che gestisce questo bene naturale comune, per tentare di risolvere i quesiti suddetti avvalendosi anche di consulenze tecnico-scientifiche.

 

Il 24 novembre è stata organizzata dai due comitati una manifestazione di protesta in piazza di fronte al municipio, per sollecitare di nuovo al Comune la convocazione di un'assemblea pubblica che viene, invece, da tempo sistematicamente negata. Questa assemblea, richiesta legittimamente, ha il semplice proposito di cercare di stabilire un dialogo tra la cittadinanza con le sue proteste, le istituzioni locali e la loro politica di gestione e la parte tecnico-scientifica costituita dall’ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente) e dall’Università di Roma, con l'autorevole figura del prof. Tulipano, in possesso di dati relativi all’intero bacino idrico e le sorgenti che attesterebbero i possibili danni ambientali. C'è da precisare che il Comune di Nocera Umbra, coinvolto in questa vertenza, contrariamente a quello gualdese, non si è sottratto alla richiesta di confronto diretto chiesto dai cittadini.

 

I due comitati, hanno partecipato, poi alla manifestazione nazionale del primo dicembre a Roma, organizzata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, per la ripubblicizzazione dell'acqua; un corteo costituito semplicemente da 40.000 persone provenienti da tutte le zone dItalia interessate da vertenze sullacqua ma anche da altre controversie legate allo sfruttamento sconsiderato dei territori. Peccato per una scarsa adesione dei gualdesi che hanno perso, senzaltro, unoccasione importante per difendere questo prezioso bene naturale indispensabile per la vita e sostenere al tempo stesso il concetto di bene comune.

 

Volevo però sottolineare, in questo articolo, anche un altro fatto importante per la battaglia a favore della tutela dell’acqua, ma che mi è sembrato estraneo ai tempi che viviamo; il 20 novembre, è stata inaugurata a Perugia la sede del World Water Assessment Program (Wwap) Programma delle Nazioni Unite per la valutazione dell’acqua mondiale, che da Parigi è stato trasferito a Villa Colombella. Questa decisione, è frutto di un accordo tra Ministero dell'Ambiente, Unesco e Regione Umbria, dopo che l'Unesco, tra una serie di candidature, ha scelto Perugia come sede ideale grazie anche alla presenza dei due Atenei. L'attività principale del Wwap sarà di stilare il Rapporto triennale sullo stato dell’acqua che sarà presentato nel 2009 al Forum mondiale sull'acqua di Istanbul (Turchia). Tra gli obiettivi del programma, ci sono anche di monitorare lo stato delle acque dolci (come quelle del Rio Fergia e della sorgente Rocchetta) e gli ecosistemi del pianeta, di identificare la natura delle crisi idriche e valutare la loro influenza sulle società, realizzare l'uso sostenibile delle risorse, documentare le esperienze nell'uso di tali risorse.

 

Per la nostra regione questo ruolo di primo piano all’interno delle politiche mondiali sull'acqua è motivo di orgoglio e soddisfazione. Ma questo ruolo entra anche in una sorta di conflitto d’interessi con le problematiche legate alla gestione dell’acqua che la stessa regione sta affrontando in questi anni. La gestione di questa risorsa da parte della regione Umbria risulta piuttosto lontana da ciò che richiede il programma stesso dell’Unesco, almeno per quanto riguarda il territorio gualdese. Basta pensare alla mancanza di un Piano di tutela delle acque, come previsto dall'articolo 44 del Decreto Legislativo 152/1999, che tra gli obiettivi ha di perseguire l’uso sostenibile e durevole delle risorse idriche con priorità per quelle potabili, adottato già da gran parte delle regioni italiane, al contrario dell’ Umbria che sta provvedendo, invece, solo ora. Quindi sono anacronistiche e contraddittorie le parole di circostanza delle istituzioni presenti all’inaugurazione riportate dai quotidiani giornali e dal sito istituzionale della regione Umbria.

 

La presidente Lorenzetti e l’assessore Bottini, orgogliosi di ospitare un così autorevole organismo mondiale nella regione, parlano della sensibilità dell’Umbria verso questo bene e dell’impegno della stessa a garantire a livello mondiale a tutti uguale accesso all’acqua potabile. Per non parlare, poi, di ciò che il ministro per l’Ambiente Pecoraro Scanio, in questa stessa circostanza, ha dichiarato "Senza acqua non c’è sopravvivenza, per l’acqua si consumano conflitti come è avvenuto per il petrolio. Ma senza petrolio si può vivere, senza acqua no. È un bene comune che non va privatizzato". Parole queste che si commentano da sole.

 

In occasione dell'annuncio dell'apertura della sede a Villa Colombella, nel settembre scorso, come riportato dall'Agenzia Umbria Notizie (12 settembre), entrambi i personaggi parlano di impegno crescente della Regione sulle tematiche dell’acqua. Nessun riferimento, ovviamente alla situazione del Rio Fergia-Rocchetta a Gualdo Tadino, tanto che è inevitabile chiedersi di quale regione stiano parlando. E c'è anche un ulteriore quesito che vorrei porre leggendo queste affermazioni: i nostri politici come pensano di giustificare al Wwap, questa vertenza sull’acqua, scaturita dalla loro discutibile gestione, con le inesistenti qualità di sensibilità e impegno di cui fanno vanto, senza incappare in imbarazzanti contraddizioni cui debbono tristemente assistere i cittadini?

 

Valeria Anastasi

Ambiente

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