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N. 1 - Gennaio 2008

Accademia dei Romiti

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Gualdo era una potenza, ora resta ben poco?

 

di Gianfranco Materazzi


09ceramica0801pic.jpg (7642 byte)Non parlo del bollettino del generale Diaz alla fine della "grande guerra" ma della produzione ceramica nella nostra città, dalla fine dell’ottocento ai nostri giorni.

 

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Dalle statistiche della Camera di Commercio del 1893 si rileva che la nostra produzione rappresentava i due terzi della ceramica umbra; in altra pubblicazione osservo che Gualdo Tadino costituisce, nel ‘900, il centro ceramico italiano più importante per produzione di maioliche mastrogiorgesche.

 

Nell’agosto scorso, in una fiera antiquaria (è qui la novità che ha ispirato il titolo), ho trovato sul banco di un rigattiere una pubblicazione ancora fresca di stampa sulla ceramica artistica tradizionale di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto. Manifestato il mio interesse all’acquisto, il rigattiere mi faceva presente che disponeva di quell’unica copia regalatagli poco prima da un frequentatore della fiera. Poiché non intendeva cederla, l’ho pregato di prestarmela per conoscerne il contenuto. E' stata questa conoscenza che mi ha fatto pensare al bollettino suindicato poiché, il contenuto di questa pubblicazione poteva trovare spiegazione soltanto in avvenimenti catastrofici che avrebbero interessato l’economia della nostra città e, particolarmente, la situazione delle sue aziende ceramiche.

 

Può essere importante, intanto, evidenziare che, nella sua bella copertina a colori, presenta - in alto - i logotipi dell’Istituto del Commercio con l’Estero - ICE -, del Ministero del Commercio Internazionale e della Regione dell’Umbria; logotipi, integrati in una delle prime pagine da quelli del Comune di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto. Questa constatazione può essere importante per individuare gli Enti promotori nonché a chi attribuire il costo di una pubblicazione di 110 pagine, a colori, in prevalenza illustrativa di opere ceramiche, a mo’di catalogo particolarmente curato e, quindi, presumibilmente costoso. L’esordio, allegato alla pagina di copertina, si sofferma sul marchio CAT (Ceramica Artistica Tradizionale) che "nasce dalla legge del 9-7-1990 n.188 per la tutela della ceramica artistica tradizionale e della ceramica di qualità", sul fine di questo marchio e il "disciplinare di produzione di cui si è dotato ogni Comune, successivamente deliberato dalle relative Regioni e approvato dal Ministero delle Attività Produttive attraverso il Consiglio Nazionale Ceramico".

 

Si continua con: "In ogni Comune interessato si è costituito un Comitato di Disciplinare che raccoglie le proposte delle varie aziende e valuta quale di esse siano meritevoli di ottenere il marchio. Tale procedimento serve a promuovere il miglioramento della qualità del prodotto e ad incentivare l’innovazione, ma non solo, l’obiettivo è anche quello di tutelare la tradizione ceramica italiana all’estero, dove la concorrenza è alta e spesso il prodotto italiano viene imitato". Si conclude con: "Questa pubblicazione vuole premiare e promuovere le aziende umbre che hanno aderito a questo progetto con manufatti dall’altissimo valore storico culturale".

 

A pagina 3, segue l’introduzione del Conservatore del Museo Regionale della Ceramica Umbra di Deruta Giulio Busti e, da pagina 7 a pagina 67, la presentazione e illustrazione di opere di n. 28 aziende derutesi. Seguono n.10 pagine che presentano ed illustrano le opere di n. 2 aziende gualdesi (Ceramiche d’Arte Passeri e Ceramiche Pecci) che al sottoscritto (collezionista da decenni di ceramiche gualdesi senza dubbio con caratteristiche riservate - ora - al marchio CAT ma con datazione conseguente al periodo di produzione con la "muffola") erano conosciute - evidentemente per motivi anagrafici - per l’opera (comunque validissima) delle loro precedenti ragioni sociali delle quali la seconda, con la modifica, ha innovato le caratteristiche produttive. Seguono ancora n.14 pagine che presentano ed illustrano le opere di n. 4 aziende ceramiche eugubine.Infine la pubblicazione, con altre 10 pagine, presenta ed illustra opere di una sola azienda orvietana.

 

Un lavoro con queste caratteristiche mi ha fortemente rattristato e ho contattato, per capirci maggiormente, i titolari delle due aziende gualdesi che però, non conoscevano ancora la pubblicazione. Mi sono chiesto perché aziende come quelle di Dante Garofoli, la Vecchia Gualdo, Fulberto Frillici, Angelo Carini meglio conosciuto come "Cinquantuno", Nedo Frillici ed altre che non nomino poiché sarebbe troppo lungo elencarle, perché, ripeto, non sono comprese? Eppure nella stessa pubblicazione si scrive, per la nostra città e in riguardo all’influenza esercitata dall’opera di Paolo Rubboli: "una produzione di maioliche artistiche di altissima qualità che condizionerà positivamente il futuro economico della città: non a caso, ancora oggi, quasi venti opifici si rifanno nella tipologia alla sua produzione". C’è da aggiungere che, ai fini del CAT, è limitativo considerare solo la tipologia della produzione a riflessi metallici ma, allora, quante aziende ceramiche di Gualdo avrebbero potuto ottenere il marchio CAT? Eppure Gualdo, in questa pubblicazione e con tutte le buone intenzioni di premiare e promuovere le aziende umbre che producono "manufatti di altissimo valore storico culturale", è presente per il sette per cento di quanto lo è Deruta, per la metà di quanto è presente Gubbio e, consoliamoci, per il doppio di Orvieto di cui si menziona una sola azienda.

 

Sono tante le considerazioni che si potrebbero aggiungere sull’argomento; mi domando quanto sia dipeso, per un risultato del genere, dal "menefreghismo" delle nostre aziende che hanno sottovalutato (non proponendosi) il lavoro che gli Enti suindicati intendevano portare avanti o a quanto impegno i nostri Amministratori, d’obbligo più consapevoli dei propositi indicati, abbiano profuso al riguardo: sono convinto che le carenze riguarderanno sia gli uni che gli altri; sono certo, comunque, che un’altra occasione si è persa per promuovere la nostra economia e, in particolare, la nostra ceramica che, da sola, ha un numero di addetti pari, almeno, alla somma di quelli degli altri tre comuni.

 

Ritorno alla pubblicazione in discorso, trovata su quella bancarella del rigattiere che più degli altri, ceramica umbra a lustro, e gualdese in particolare.due mesi dopo, in altra fiera antiquaria, sul banco di altro rigattiere che espone solo ceramica lustrata gualdese, ho visto altra copia della stessa pubblicazione. Questo espositore mi ha riferito che gli era stata regalata da un signore interessato all’acquisto di due pezzi di Gualdo: un centrotavola con firma DAR (Daria e Alberto Rubboli) e un piatto del Santarelli. Su altro banco, ricco di libri più o meno vecchi e di vario genere, ma nel quale più facilmente possono trovarsi testi di storia e tecnica ceramica, ho trovato due copie della stessa pubblicazione. Il mio disappunto si è comprensibilmente accentuato poiché una pubblicazione di tal fatta non ritengo sia stata voluta per omaggiare (?) rigattieri presenti alle fiere antiquarie mentre, a GualdoTadino, non solo era sconosciuta ma neanche in possesso delle due aziende alle quali è stato riconosciuto il marchio CAT. Ritengo invece che la stessa, voluta per promuovere la ceramica di qualità nei mercati specifici nazionali ed internazionali, penalizzi fortemente la nostra produzione poiché, per come viene descritta, le si fa assumere, ingiustamente, un ruolo marginale che, invece, non gli è mai appartenuto come puntualizzato all’inizio.

 

In una tale situazione non è di conforto apprendere che il nostro assessore allo Sviluppo Economico Gilberto Garofoli, sia stato eletto direttore del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana delle Città della Ceramica - AICC -. L’operatività di questa non sarà solo di ambito italiano ma, con le omologhe associazioni di altri paesi europei, intenderebbe "realizzare a livello europeo un colosso rappresentativo della quasi totalità dell’espressione artistica ceramica e commerciale ... un organismo di coordinamento internazionale finalizzato alla ricerca di finanziamenti europei, alla gestione del marchio CAT (!!!) Ceramica Artistica Tradizionale e CQ (Ceramica di Qualità) per la diffusione a livello internazionale della cultura ceramica europea" (Dal comunicato della segreteria del sindaco di Gualdo del 09.10.2007).

 

Come si può capire da quanto sopra, questa pubblicazione ha la sua importanza e l’indignazione per quanto visto, o meglio fatto, è più che giustificata. Non è ugualmente di conforto sentir programmare mostre di ceramica per celebrare anniversari di illustri ceramisti gualdesi che, invece, dovrebbero conoscersi con la mostra permanente permessa dal Museo della Rocca Flea; dopo diversi anni esso doveva essere in condizione di assolvere a questo compito. Per raggiungere un obiettivo del genere, molto ci avrebbe potuto insegnare Deruta con il suo Museo Regionale della Ceramica che, oltre alle opere dei suoi artisti e aziende ceramiche, espone da tempo anche ceramiche gualdesi e continua ad acquistarne. Avrebbe giovato certamente una programmata, impegnativa, convinta e continua azione di raccolta adeguatamente finanziata e, soprattutto, aiutata da una effettiva passione per il lavoro e l’opera di tanti gualdesi in secoli di storia. Si pensa invece a mostre per le quali si invitano "coloro che sono in possesso di oggetti artistici della produzione del Prof. Alfredo Santarelli a mettersi in contatto con l’amministrazione comunale e con l’assessore allo sviluppo economico" (Da altro comunicato della segreteria del sindaco del 16.10.2007). Si fa affidamento quindi, più su quanto in possesso di privati che su quanto disponibile nel Museo, su pezzi quindi o ereditati o frutto di ricerca. Ma sia che provengano dalla famiglia e vi sono restati o che siano frutto di ricerca (sempre difficile ed onerosa - anche perché selettiva - almeno per alcuni), non sono stati mai e, tanto meno divengono, "oggetti artistici" ma "creature" che stanno da tempo o entrano in casa per essere accolte, sistemate in modo da poter essere costantemente ammirate, protette e curate come necessario e non ne escono facilmente per essere affidate ad altri.

 

Poiché, comunque, l’intenzione espressa vuole valorizzare e/o conservare il nostro passato artistico, mi permetto di avanzare alla nostra Amministrazione Comunale una raccomandazione che ritengo importante anche perché già avanzata dal 1856 (!!!): "a porre in luogo opportuno alcuni manufatti ceramici collocati sulla facciata della chiesa di Santa Maria di Loreto (Madonna del Piano) ("La ceramica a Gualdo Tadino" - Storelli, Amoni, Ponti,Becchetti, p. 215). Trattasi di "un manufatto rappresentato da ventisei formelle murate sulla facciata della chiesa di Santa Maria di Loreto, detta anche Madonna del Piano compongono un riquadro con croce sovrastante ed includono una coeva statuina della Madonna Nera Lauretana insieme a frammenti più tardi di un ex voto, in ceramica policroma come la sottostante testina d’angelo"(Maioliche umbre decorate a lustro, Enzo Storelli, pp. 83-84). E’ questa una rara testimonianza di quella ceramica antica a lustro di Gualdo che alcuni fanno fatica a riconoscerci e preferiscono parlare di "produzione di ambito eugubino", mentre Gubbio si sente autorizzato, dagli indubbi meriti di Mastro Giorgio, a volersi riservare una specie di marchio DOC per la ceramica riverberata.

La raccomandazione di cui sopra è stata ripetuta, più recentemente, per una adeguata protezione che interrompa i danni dovuti all’esposizione alle intemperie che, a Gualdo e in quel luogo, sono particolarmente inclementi. Ugualmente sarebbe stato importante analoga protezione, in occasione del recente restauro della facciata del fabbricato in località "Crocefisso", attigua alla SS Flaminia, che contiene, ancora integro, un bassorilievo della "Robbia" o meglio del Piermatteo che, presso quella fabbrica, operò negli anni ’20 del secolo scorso. La serietà dell’impegno dei nostri Amministratori potrebbe dimostrarsi anche con l’ascolto di questi suggerimenti; possono sembrare meno importanti ma non lo sono.

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