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Gualdo era una potenza, ora resta ben poco?
di Gianfranco Materazzi
Non
parlo del bollettino del generale Diaz alla fine della "grande guerra" ma della
produzione ceramica nella nostra città, dalla fine dellottocento ai nostri giorni.
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Dalle
statistiche della Camera di Commercio del 1893 si rileva che la nostra produzione
rappresentava i due terzi della ceramica umbra; in altra pubblicazione osservo che Gualdo
Tadino costituisce, nel 900, il centro ceramico italiano più importante per
produzione di maioliche mastrogiorgesche.
Nellagosto
scorso, in una fiera antiquaria (è qui la novità che ha ispirato il titolo), ho trovato
sul banco di un rigattiere una pubblicazione ancora fresca di stampa sulla ceramica
artistica tradizionale di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto. Manifestato il mio
interesse allacquisto, il rigattiere mi faceva presente che disponeva di
quellunica copia regalatagli poco prima da un frequentatore della fiera. Poiché non
intendeva cederla, lho pregato di prestarmela per conoscerne il contenuto. E' stata
questa conoscenza che mi ha fatto pensare al bollettino suindicato poiché, il contenuto
di questa pubblicazione poteva trovare spiegazione soltanto in avvenimenti catastrofici
che avrebbero interessato leconomia della nostra città e, particolarmente, la
situazione delle sue aziende ceramiche.
Può essere
importante, intanto, evidenziare che, nella sua bella copertina a colori, presenta - in
alto - i logotipi dellIstituto del Commercio con lEstero - ICE -, del
Ministero del Commercio Internazionale e della Regione dellUmbria; logotipi,
integrati in una delle prime pagine da quelli del Comune di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio
e Orvieto. Questa constatazione può essere importante per individuare gli Enti promotori
nonché a chi attribuire il costo di una pubblicazione di 110 pagine, a colori, in
prevalenza illustrativa di opere ceramiche, a modi catalogo particolarmente curato
e, quindi, presumibilmente costoso. Lesordio, allegato alla pagina di copertina, si
sofferma sul marchio CAT (Ceramica Artistica Tradizionale) che "nasce
dalla legge del 9-7-1990 n.188 per la tutela della ceramica artistica tradizionale e della
ceramica di qualità", sul fine di questo marchio e il "disciplinare
di produzione di cui si è dotato ogni Comune, successivamente deliberato dalle relative
Regioni e approvato dal Ministero delle Attività Produttive attraverso il Consiglio
Nazionale Ceramico".
Si continua
con: "In ogni Comune interessato si è costituito un Comitato di
Disciplinare che raccoglie le proposte delle varie aziende e valuta quale di esse siano
meritevoli di ottenere il marchio. Tale procedimento serve a promuovere il miglioramento
della qualità del prodotto e ad incentivare linnovazione, ma non solo,
lobiettivo è anche quello di tutelare la tradizione ceramica italiana
allestero, dove la concorrenza è alta e spesso il prodotto italiano viene imitato".
Si conclude con: "Questa pubblicazione vuole premiare e promuovere le
aziende umbre che hanno aderito a questo progetto con manufatti dallaltissimo valore
storico culturale".
A pagina 3,
segue lintroduzione del Conservatore del Museo Regionale della Ceramica Umbra di
Deruta Giulio Busti e, da pagina 7 a pagina 67, la presentazione e illustrazione di opere
di n. 28 aziende derutesi. Seguono n.10 pagine che presentano ed illustrano le opere di n.
2 aziende gualdesi (Ceramiche dArte Passeri e Ceramiche Pecci) che al sottoscritto
(collezionista da decenni di ceramiche gualdesi senza dubbio con caratteristiche riservate
- ora - al marchio CAT ma con datazione conseguente al periodo di produzione con la
"muffola") erano conosciute - evidentemente per motivi anagrafici - per
lopera (comunque validissima) delle loro precedenti ragioni sociali delle quali la
seconda, con la modifica, ha innovato le caratteristiche produttive. Seguono ancora n.14
pagine che presentano ed illustrano le opere di n. 4 aziende ceramiche eugubine.Infine la
pubblicazione, con altre 10 pagine, presenta ed illustra opere di una sola azienda
orvietana.
Un lavoro con
queste caratteristiche mi ha fortemente rattristato e ho contattato, per capirci
maggiormente, i titolari delle due aziende gualdesi che però, non conoscevano ancora la
pubblicazione. Mi sono chiesto perché aziende come quelle di Dante Garofoli, la Vecchia
Gualdo, Fulberto Frillici, Angelo Carini meglio conosciuto come "Cinquantuno",
Nedo Frillici ed altre che non nomino poiché sarebbe troppo lungo elencarle, perché,
ripeto, non sono comprese? Eppure nella stessa pubblicazione si scrive, per la nostra
città e in riguardo allinfluenza esercitata dallopera di Paolo Rubboli:
"una produzione di maioliche artistiche di altissima qualità che
condizionerà positivamente il futuro economico della città: non a caso, ancora oggi,
quasi venti opifici si rifanno nella tipologia alla sua produzione".
Cè da aggiungere che, ai fini del CAT, è limitativo considerare solo la tipologia
della produzione a riflessi metallici ma, allora, quante aziende ceramiche di Gualdo
avrebbero potuto ottenere il marchio CAT? Eppure Gualdo, in questa pubblicazione e con
tutte le buone intenzioni di premiare e promuovere le aziende umbre che producono "manufatti
di altissimo valore storico culturale", è presente per il sette per
cento di quanto lo è Deruta, per la metà di quanto è presente Gubbio e, consoliamoci,
per il doppio di Orvieto di cui si menziona una sola azienda.
Sono tante le
considerazioni che si potrebbero aggiungere sullargomento; mi domando quanto sia
dipeso, per un risultato del genere, dal "menefreghismo" delle nostre aziende
che hanno sottovalutato (non proponendosi) il lavoro che gli Enti suindicati intendevano
portare avanti o a quanto impegno i nostri Amministratori, dobbligo più consapevoli
dei propositi indicati, abbiano profuso al riguardo: sono convinto che le carenze
riguarderanno sia gli uni che gli altri; sono certo, comunque, che unaltra occasione
si è persa per promuovere la nostra economia e, in particolare, la nostra ceramica che,
da sola, ha un numero di addetti pari, almeno, alla somma di quelli degli altri tre
comuni.
Ritorno alla
pubblicazione in discorso, trovata su quella bancarella del rigattiere che più degli
altri, ceramica umbra a lustro, e gualdese in particolare.due mesi dopo, in altra fiera
antiquaria, sul banco di altro rigattiere che espone solo ceramica lustrata gualdese, ho
visto altra copia della stessa pubblicazione. Questo espositore mi ha riferito che gli era
stata regalata da un signore interessato allacquisto di due pezzi di Gualdo: un
centrotavola con firma DAR (Daria e Alberto Rubboli) e un piatto del Santarelli. Su altro
banco, ricco di libri più o meno vecchi e di vario genere, ma nel quale più facilmente
possono trovarsi testi di storia e tecnica ceramica, ho trovato due copie della stessa
pubblicazione. Il mio disappunto si è comprensibilmente accentuato poiché una
pubblicazione di tal fatta non ritengo sia stata voluta per omaggiare (?) rigattieri
presenti alle fiere antiquarie mentre, a GualdoTadino, non solo era sconosciuta ma neanche
in possesso delle due aziende alle quali è stato riconosciuto il marchio CAT. Ritengo
invece che la stessa, voluta per promuovere la ceramica di qualità nei mercati specifici
nazionali ed internazionali, penalizzi fortemente la nostra produzione poiché, per come
viene descritta, le si fa assumere, ingiustamente, un ruolo marginale che, invece, non gli
è mai appartenuto come puntualizzato allinizio.
In una tale
situazione non è di conforto apprendere che il nostro assessore allo Sviluppo Economico
Gilberto Garofoli, sia stato eletto direttore del Consiglio Direttivo
dellAssociazione Italiana delle Città della Ceramica - AICC -. Loperatività
di questa non sarà solo di ambito italiano ma, con le omologhe associazioni di altri
paesi europei, intenderebbe "realizzare a livello europeo un colosso
rappresentativo della quasi totalità dellespressione artistica ceramica e
commerciale ... un organismo di coordinamento internazionale finalizzato alla ricerca di
finanziamenti europei, alla gestione del marchio CAT (!!!) Ceramica
Artistica Tradizionale e CQ (Ceramica di Qualità) per la diffusione a livello
internazionale della cultura ceramica europea" (Dal comunicato della
segreteria del sindaco di Gualdo del 09.10.2007).
Come si può
capire da quanto sopra, questa pubblicazione ha la sua importanza e lindignazione
per quanto visto, o meglio fatto, è più che giustificata. Non è ugualmente di conforto
sentir programmare mostre di ceramica per celebrare anniversari di illustri ceramisti
gualdesi che, invece, dovrebbero conoscersi con la mostra permanente permessa dal Museo
della Rocca Flea; dopo diversi anni esso doveva essere in condizione di assolvere a questo
compito. Per raggiungere un obiettivo del genere, molto ci avrebbe potuto insegnare Deruta
con il suo Museo Regionale della Ceramica che, oltre alle opere dei suoi artisti e aziende
ceramiche, espone da tempo anche ceramiche gualdesi e continua ad acquistarne. Avrebbe
giovato certamente una programmata, impegnativa, convinta e continua azione di raccolta
adeguatamente finanziata e, soprattutto, aiutata da una effettiva passione per il lavoro e
lopera di tanti gualdesi in secoli di storia. Si pensa invece a mostre per le quali
si invitano "coloro che sono in possesso di oggetti artistici della
produzione del Prof. Alfredo Santarelli a mettersi in contatto con lamministrazione
comunale e con lassessore allo sviluppo economico" (Da altro
comunicato della segreteria del sindaco del 16.10.2007). Si fa affidamento quindi, più su
quanto in possesso di privati che su quanto disponibile nel Museo, su pezzi quindi o
ereditati o frutto di ricerca. Ma sia che provengano dalla famiglia e vi sono restati o
che siano frutto di ricerca (sempre difficile ed onerosa - anche perché selettiva -
almeno per alcuni), non sono stati mai e, tanto meno divengono, "oggetti
artistici" ma "creature" che stanno da tempo o entrano in casa per essere
accolte, sistemate in modo da poter essere costantemente ammirate, protette e curate come
necessario e non ne escono facilmente per essere affidate ad altri.
Poiché,
comunque, lintenzione espressa vuole valorizzare e/o conservare il nostro passato
artistico, mi permetto di avanzare alla nostra Amministrazione Comunale una
raccomandazione che ritengo importante anche perché già avanzata dal 1856 (!!!): "a
porre in luogo opportuno alcuni manufatti ceramici collocati sulla facciata della chiesa
di Santa Maria di Loreto (Madonna del Piano) ("La ceramica a Gualdo Tadino" -
Storelli, Amoni, Ponti,Becchetti, p. 215). Trattasi di "un manufatto rappresentato da
ventisei formelle murate sulla facciata della chiesa di Santa Maria di Loreto, detta anche
Madonna del Piano compongono un riquadro con croce sovrastante ed includono una coeva
statuina della Madonna Nera Lauretana insieme a frammenti più tardi di un ex voto, in
ceramica policroma come la sottostante testina dangelo"(Maioliche umbre
decorate a lustro, Enzo Storelli, pp. 83-84). E questa una rara testimonianza di
quella ceramica antica a lustro di Gualdo che alcuni fanno fatica a riconoscerci e
preferiscono parlare di "produzione di ambito eugubino", mentre Gubbio si sente
autorizzato, dagli indubbi meriti di Mastro Giorgio, a volersi riservare una specie di
marchio DOC per la ceramica riverberata.
La raccomandazione di cui sopra è stata ripetuta, più recentemente,
per una adeguata protezione che interrompa i danni dovuti allesposizione alle
intemperie che, a Gualdo e in quel luogo, sono particolarmente inclementi. Ugualmente
sarebbe stato importante analoga protezione, in occasione del recente restauro della
facciata del fabbricato in località "Crocefisso", attigua alla SS Flaminia, che
contiene, ancora integro, un bassorilievo della "Robbia" o meglio del Piermatteo
che, presso quella fabbrica, operò negli anni 20 del secolo scorso. La serietà
dellimpegno dei nostri Amministratori potrebbe dimostrarsi anche con lascolto
di questi suggerimenti; possono sembrare meno importanti ma non lo sono. |
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