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N. 1 - Gennaio 2008

Accademia dei Romiti

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Dalla Scuola Media:

Una lettera per dire basta


Gentile direttore,

 

oggi si sente sempre più spesso parlare di violenza.

 

Violenza sulle donne, in famiglia, violenza tra i banchi di scuola, allo stadio ...

 

Secondo me violento è chiunque costringe qualcuno ad agire contro la sua volontà, che dice frasi offensive o fa azioni in "modo pesante" contro qualcuno, come picchiare, dare calci ed ombrellate.

 

Violenza è una parola brutta che non dovrebbe nemmeno esistere nel nostro dizionario, invece trova origini nella storia più lontana. Ricordiamo Caino e Abele. Erano due fratelli contadini. Abele offrì a Dio frutta genuina, dolce, maturata; mentre Caino, gli offrì frutta aspra e marcia. Abele ricevette la luce, mentre Caino il fumo. Caino per gelosia, uccise Abele.

 

Al tempo dell’impero romano i gladiatori, uomini poveri, schiavi, per guadagnarsi un po’ di fortuna uccidevano uomini e bestie per far divertire il popolo.

 

Non sono state meno aberranti le guerre dove morirono milioni di persone innocenti, per la voglia dei capi di governo di conquistare nuove terre o ampliare il proprio potere. Mi immagino le famiglie che aspettavano ansiosamente i propri cari e che si ritrovarono improvvisamente sole. Ricordiamo le tre guerre Puniche, la Guerra dei Cent’Anni, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, le due guerre del Golfo ... Milioni di uomini sono volati in cielo per non ritornare mai più. Anche le persecuzioni e il razzismo hanno mietuto e continueranno a mietere centinaia di vittime. Persone bianche che considerano inferiori quelle di diverso colore o di diversa nazionalità, cultura. E' una cosa sconcertante, non ci posso credere. Siamo tutti uguali, anche se uno è bianco e l’altro nero, anche se i capelli sono rossi o marroni.

 

Se la violenza è stata "personaggio" importante nel passato, figuriamoci oggi con i mass media che vedono nel fatto di cronaca nera un vantaggio in termini di audiens o di vendite ... Violenze in famiglia, tra i banchi di scuola, allo stadio, nei quartieri, contro le donne ... Le violenze in famiglia sono atroci. Bambini massacrati senza perché, che hanno paura di parlare, costretti a rinchiudersi in camera loro per cercare di fuggire dalla crudele realtà. Bambini come noi con lividi e occhi pieni di paura, capaci di vedere solo l’inferno, capaci di immaginare il paradiso per loro troppo distante, irraggiungibile; così credono che la loro vita sia inutile.

 

Io parlo solo di bambini e ragazzi, perché sono più vicini a me, più vicini alla mia età. Ci sono anche violenze a scuola. Ragazzi che minacciano altri con pugni, calci e coltelli. Ragazzi che picchiano e chiedono soldi. Questi vengono definiti "bulli".

 

C’è anche la violenza negli stadi, di cui ultimamente si parla molto. Persone che, con la scusa di essere sportive, vanno allo stadio e distruggono tutto e a volte tutti. Lo stadio dovrebbe essere un luogo di armonia, di confronto per due squadre e due diverse tifoserie, invece si trasforma in violenza e odio.

 

Ma la violenza che non posso proprio sopportare è quella sulle donne, forse perché anch’io sono una donna. Mariti che picchiano le mogli e esse, senza parlare, continuano a preparar loro il pranzo e la cena, senza rendersi conto della gravità della cosa, forse per il bene dei figli. Alcuni mariti abusano delle donne anche sessualmente, alcuni violentano anche ragazze della mia età. Questi non meritano di essere chiamati persone, ma belve o bestie, questo è il loro nome.

 

Ogni volta che accendo la televisione e sento parlare di violenza, vorrei entrare in una navicella spaziale e volare su un altro pianeta. Radio, carta stampata che annunciano in "prima pagina" queste atroci notizie. Ormai per l’Italia e per il mondo sono notizie come tante. Le nostre orecchie quotidianamente sono costrette ad udire tutto ciò; per questo a volte me le vorrei strappare, per non ascoltare più tanta brutalità sbandierata con tanta insistenza. Ogni inizio ha una fine e speriamo che anche la violenza ce l’abbia. Voglio dire basta ad ogni tipo di violenza, anche a quella dei mass media. Vorrei fare qualcosa di più che scrivere una semplice lettera, ma non so cosa.

 

Ho una speranza: che questo sfogo scritto da una ragazzina di dodici anni possa divenire monito per tutti coloro che agiscono senza pensare, vivono ma senza ragione e sentimento, come spettri a se stessi e agli altri. Io, come tanti ragazzini della mia età, vorrei vivere in un mondo migliore, senza violenza né cattiverie; un mondo nel quale poter realizzare i miei sogni e i miei ideali, senza paure. Un’illusione? Forse no, dipende dall’intelligenza di ognuno di noi.

 

Flavia Bianchini, II D

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