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N. 2 - Febbraio 2008

Accademia dei Romiti

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ANCHE AL ROTARY SI PARLA DI ACQUA

Rosi: "Ricordate cosa accadde sul Gran Sasso?"


Un problema Rocchetta a Gualdo Tadino c’è? Su questo tema il Rotary Club di Gualdo Tadino ha organizzato una conviviale con il Dr Ermanno Rosi, agronomo e funzionario della Comunità Montana Alto Chiascio.

 

La formula ideata dal Rotary è sicuramente valida. Viene invitato un esperto in un determinato settore della vita pubblica e gli associati presenti all’incontro hanno la possibilità di chiedere chiarimenti e delucidazioni. Ne scaturisce una conferenza molto partecipata che, grazie anche alle domande dei rotariani, dà la possibilità di approfondire vari aspetti di una problematica di interesse pubblico. Ogni volta, poi, viene invitato anche un giornalista perché possa condividere con i lettori quanto emerso.

 

Ma ritorniamo a bomba e mettiamo a fuoco ciò che è emerso sulla problematica acqua da questa conferenza. "E’ possibile avere un quadro preciso dell’equilibrio idrogeologico del nostro territorio e rispondere alla domanda che molti si fanno, se esiste cioè un problema Rocchetta?" ha chiesto il presidente del Club Fabio Fazi.

 

Debbo dire che Ermanno Rosi ci ha sorpreso perché non ha detto cose scontate e, soprattutto, ha seminato il seme del dubbio utilizzando un termine di paragone realmente provato. "Quando negli anni ‘70 è stato fatto il traforo del Gran Sasso per costruire l’autostrada - ha detto - le falde acquifere di quell’area si sono abbassate di circa 600 m. Il motivo? La talpa aveva perforato un immenso serbatoio di acqua naturale che si è svuotato in poco tempo. Di conseguenza si prosciugarono tutte le pozze naturali di quella zona e la portata delle sorgenti calò del 90% perché si era rotto l’equilibrio naturale".

 

Ed allora?

 

"Il nostro sistema appenninico, con la roccia carsica, è simile a quello del Gran Sasso. E la novità di questi ultimi anni è il fatto che, grazie alle moderne tecnologie, le aziende vanno ad attingere acqua dai serbatoi naturali fino a 600-700 m di profondità. Un problema che, fino ad ora, nessuno si è posto".

 

Quindi?

 

"Quindi per valutare se esiste un problema Rocchetta bisogna tenere sotto controllo i sistemi di attingimento e valutarne gli effetti che potranno produrre".

 

Ma non ci sono gli studi tecnici?

 

"All’Università mi hanno insegnato che i tempi di monitoraggio per essere attendibili devono andare dai 5 ai 10 anni. Nel nostro caso non mi sembra che siano stati così lunghi".

 

Rosi ha sollevato il problema anche nell’assemblea organizzata dal PD chiedendo come mai, nel nuovo disegno di legge, non sia stata inserita la valutazione di impatto ambientale per le nuove concessioni. Gli ha risposto l’ing. Angelo Di Dio: "In Umbria le aziende di acque minerali imbottigliano 41 litri di acqua al secondo. Un’inezia rispetto ai 3.600 litri/secondo utilizzate per gli acquedotti pubblici. Chiedere una valutazione di impatto ambientale per una quantità così piccola sarebbe come sparare ad un uccellino con un cannone".

 

Stimolato dalle domande, Rosi ha anche sfiorato altri argomenti inerenti il problema acqua.

 

Perché c’è tanto cloro nella rete dell’acquedotto?

 

"Perché i protocolli di UmbraAcque vanno oltre i limiti minimi di sicurezza".

 

Cosa bisogna fare per evitare le crisi di questa estate?

 

"Innanzitutto UmbraAcque deve investire maggiormente sul territorio per migliorare la rete eliminando le perdite. Poi evitare che le aziende utilizzino ad uso industriale l’acqua potabile. Dovrebbero avere, invece, una doppia rete: una per l’acqua potabile ed una per usi industriali alimentata con serbatoi di accumulo dell’acqua piovana ed i pozzi".

 

(R.S)

Acqua

 

A Boschetto è scontro totale

 

Presentata la nuova legge regionale sulle acque minerali

 

CAROACQUA: protesta del PD

 

Le acque minerali in Umbria

 

Una politica che fa "acqua"

 

Rosi: "Ricordate cosa accadde sul Gran Sasso?"

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