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N. 2 - Febbraio 2008

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Cave: no ad un disastro ecologico;

un buco cinque volte più grande

Sono 2.750.000 e non 500.000 i metri cubi di scavo; si continua a distruggere l'ambiente inseguendo il falso mito dello sviluppo. I motivi del no alla politica delle cave; chiarezza da parte delle istituzioni.


Il progetto di riapertura delle cave, di cui abbiamo dato notizia nel numero precedente, nasconde altre spiacevoli sorprese: riferiscono gli addetti ai lavori che il progetto, sottoposto a valutazione di impatto ambientale perché "superiore ai 500.000 mc di materiale estratto", in realtà prevede l’asportazione di oltre 2.750.000 di mc, una autentica voragine in prossimità delle sorgenti di Vaccara e del sito archeologico di Colle Mori.

 

Con la riattivazione delle tre cave (ex Edelweis, ex Vaglie, ex Bombetta) comprese nel progetto di riambientamento dell’impresa Mancini, cosa resterà da riambientare del piccolo altipiano "Pian delle Quaglie", dopo la sua asportazione pressoché totale (immaginarsi una voragine di 2.750.000 mc.!)?

 

Il danno ambientale che si profila offre ampio spazio per considerazioni e riflessioni:

  1. la Legge regionale n.2 del 3-1-2000 all'art. 5, comma secondo, lett. e) vieta "l'apertura di nuove cave e la riattivazione di cave dismesse all'interno'" di aree di rispetto delle acque destinate al consumo umano" e, alla lett. l), di "zone di interesse archeologico"; nel nostro caso ricorrono entrambe le limitazioni.

  2. la Legge regionale, all'art.1, pone alla base della normativa sugli interventi estrattivi il principio del "rispetto dell’ambiente" e l'obbligo della "ricomposizione ambientale"; sarà rispettato il territorio e potrà essere ricomposto l'ambiente, asportando intere colline e affossando altipiani, con l’apertura di una voragine, come nel caso della cava di Pian di quaglie? Quale riambientamento e ricomposizione ambientale sarà possibile dopo aver asportato l’intero territorio?

  3. la stessa Legge regionale all'art.1, prevede che il materiale di cava sia destinato al "soddisfacimento del bisogno regionale; con la concessione ad un’impresa che opera prevalentemente nella regione Marche, considerando le restrizioni di quella Regione in materia di cave, si pensa ad un apposito servizio di vigilanza per il rispetto di questa prescrizione limitativa o che un imprenditore si sposti da Ancona a Gualdo Tadino per beneficenza?

  4. mentre la vigente normativa, come obiettivo del PRAE sancito dall'art.3 della legge regionale sulle cave, va in direzione del corretto utilizzo delle risorse naturali nel quadro della salvaguardia dell'ambiente e del territorio", la delibera della Giunta Comunale n.153 del 3-5-2006, individuando il sito di cava in questione, ha programmato invece un autentico disastro ecologico.

In merito alla Valutazione di impatto ambientale richiesta al momento non è stato adottato alcun provvedimento, c’è da auspicare pertanto che la stessa non trovi assenso nelle sedi competenti, come è già avvenuta per la cava di breccia, sempre nei pressi della sorgente di Vaccara, bocciata dalla Comunità Montana.

 

Nella relazione sulle attività del Comune in campo ambientale inoltre, sull’altro lato della valle in posizione sovrastante alla sorgente, si prospetta il progetto di riambientamento dell'ex cava Bologna, dismessa e riambientata sia pur in maniera imperfetta da decenni, prevedendo la totale asportazione della collina "Poggio di Bologna" con la motivazione che "si renderebbero visibili le pendici naturali della montagna restrostante" (sic!); oltre alle valutazioni già fatte sul progetto "Pian di quaglie", è stato verificato l’effetto che avrebbe l’asportazione di 3.000.000 di metri cubi di materiale sulle sottostanti acque di sorgente?

 

La Giunta comunale, con delibera n. 233 del 23 giugno 2006, ha conferito incarico di "supporto tecnico e consulenza" all'ASSO-CAVE Umbria (gratuito!), per l'accertamento e sfruttamento della ex Cava-Bologna e altro; poiché esistono strutture pubbliche deputate alla salvaguardia dell'interesse pubblico non sarebbe stato più opportuno affidare in via preventiva a tali strutture la verifica di compatibilità dell'attività di cava con la vicina sorgente, e con l'ambiente circostante?.

 

Infine, per tranquillità della popolazione, perché non individuare i siti di escavazione in altre zone della catena appenninica, lontano dai centri abitati, non pericolose per le sorgenti e di minore impatto sul paesaggio e sull'ambiente naturale, adottando subito opportuni atti deliberativi per riparare agli errori commessi? Le assicurazioni e gli impegni verbali di amministratori non possono costituire una garanzia.

 

(v.a.)

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