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N. 2 - Febbraio 2008 |
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Cave: no ad un disastro ecologico; un buco cinque volte più grande Sono 2.750.000 e non 500.000 i metri cubi di scavo; si continua a distruggere l'ambiente inseguendo il falso mito dello sviluppo. I motivi del no alla politica delle cave; chiarezza da parte delle istituzioni. Il progetto di riapertura delle cave, di cui abbiamo dato notizia nel numero precedente, nasconde altre spiacevoli sorprese: riferiscono gli addetti ai lavori che il progetto, sottoposto a valutazione di impatto ambientale perché "superiore ai 500.000 mc di materiale estratto", in realtà prevede lasportazione di oltre 2.750.000 di mc, una autentica voragine in prossimità delle sorgenti di Vaccara e del sito archeologico di Colle Mori.
Con la riattivazione delle tre cave (ex Edelweis, ex Vaglie, ex Bombetta) comprese nel progetto di riambientamento dellimpresa Mancini, cosa resterà da riambientare del piccolo altipiano "Pian delle Quaglie", dopo la sua asportazione pressoché totale (immaginarsi una voragine di 2.750.000 mc.!)?
Il danno ambientale che si profila offre ampio spazio per considerazioni e riflessioni:
In merito alla Valutazione di impatto ambientale richiesta al momento non è stato adottato alcun provvedimento, cè da auspicare pertanto che la stessa non trovi assenso nelle sedi competenti, come è già avvenuta per la cava di breccia, sempre nei pressi della sorgente di Vaccara, bocciata dalla Comunità Montana.
Nella relazione sulle attività del Comune in campo ambientale inoltre, sullaltro lato della valle in posizione sovrastante alla sorgente, si prospetta il progetto di riambientamento dell'ex cava Bologna, dismessa e riambientata sia pur in maniera imperfetta da decenni, prevedendo la totale asportazione della collina "Poggio di Bologna" con la motivazione che "si renderebbero visibili le pendici naturali della montagna restrostante" (sic!); oltre alle valutazioni già fatte sul progetto "Pian di quaglie", è stato verificato leffetto che avrebbe lasportazione di 3.000.000 di metri cubi di materiale sulle sottostanti acque di sorgente?
La Giunta comunale, con delibera n. 233 del 23 giugno 2006, ha conferito incarico di "supporto tecnico e consulenza" all'ASSO-CAVE Umbria (gratuito!), per l'accertamento e sfruttamento della ex Cava-Bologna e altro; poiché esistono strutture pubbliche deputate alla salvaguardia dell'interesse pubblico non sarebbe stato più opportuno affidare in via preventiva a tali strutture la verifica di compatibilità dell'attività di cava con la vicina sorgente, e con l'ambiente circostante?.
Infine, per tranquillità della popolazione, perché non individuare i siti di escavazione in altre zone della catena appenninica, lontano dai centri abitati, non pericolose per le sorgenti e di minore impatto sul paesaggio e sull'ambiente naturale, adottando subito opportuni atti deliberativi per riparare agli errori commessi? Le assicurazioni e gli impegni verbali di amministratori non possono costituire una garanzia.
(v.a.) |
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