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N. 3 - Marzo 2008

Accademia dei Romiti

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Boschetto: l'Assemblea del 28 gennaio

I no degli esperti all'Idrea

Nello scontro fra scienza e politica anche il TAR privilegia la prima?


Il 28 gennaio si è svolta l’assemblea organizzata su suggerimento del prefetto, per chiarire dal punto di vista tecnico-scientifico il problema dell’acqua nel territorio gualdese. Il dibattito, organizzato dal Comitato per la difesa del Rio Fergia e dal Comitato Pro Acqua Gualdo, ha riguardato i potenziali problemi che lo sfruttamento da parte della Idrea-Rocchetta, potrebbe creare sulle sorgenti di Boschetto. Sono intervenuti il sindaco dal comune di Nocera Umbra Tinti, contrario alla concessione, il direttore dell’ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente) Dr Marchetti con il suo collaboratore Dr Martinelli e il professore di geologia applicata Dr Tulipano con il Dr Sappa (entrambi dell’Università La Sapienza di Roma), incaricati di visionare i dati relativi alla sorgente di Boschetto forniti dall’ARPA per verificare la possibile interferenza tra i prelievi ad uso industriale e la sorgente stessa che, se dimostrata, ne impedirebbe un ulteriore sfruttamento, mentre i tecnici dell’ARPA hanno stilato la relazione su cui si basa l'autorizzazione alla nuova concessione. La premessa è importante per collocare nel giusto spazio temporale questa assemblea richiesta dai Comitati dei cittadini (manifestazione del 24 novembre 2007 nella piazza gualdese, nda) e rifiutata dal comune favorevole alla concessione insieme alla Regione.

 

La finalità di questa assemblea è stata divulgativa per rendere noti i dati relativi a questo bacino ma sopratutto per far conoscere le diverse conclusioni che sono state fatte partendo dagli stessi dati. Il Dr Marchetti, primo ad intervenire, ha fornito una breve cronologia degli eventi da quando nel settembre 2004, l'ARPA è stata incaricata dalla Regione di verificare la situazione idrogeologica dei monti di Gualdo. I tecnici hanno effettuato una serie di indagini per verificare l'interferenza tra il pozzo di Corcia (l'unico dei tre scavati dall'azienda autorizzata alla ricerca in cui è stata trovata l'a cqua) e la sorgente Boschetto. Le prove sono state eseguite con traccianti (Marchetti parla di fluoresceina) dal pozzo di Corcia che sono ricomparsi sul Rio Fergia dove stato possibile osservarli per 3-4 mesi. L’esperimento dimostra in modo inconfutabile, come confermato poi anche dal prof. Tulipano, l’appartenenza allo stesso bacino del pozzo e della sorgente del Rio Fergia. Lo studio, concluso nel febbraio 2006, è stato consegnato alla Regione e da quel momento, ha aggiunto Marchetti, quanto accaduto non riguarda l'Agenzia Regionale ma le amministrazioni. Il Dr Martinelli ha aggiunto che mancano alla valutazione alcune informazioni come la prova di portata sul pozzo (non eseguita per impossibilità di calarvi delle pompe, perché non rivestito).

 

Su questo si basano alcune delle contraddizioni tra i due studi perché il prof. Tulipano ha sottolineato l'importanza di una prova del genere e al tempo stesso sollevato il dubbio se questa veramente sia stata effettuata o meno, malgrado le motivazioni addotte dai tecnici. Il docente universitario ha asserito infatti che dalla relazione idrogeologica della società Sgai per conto dell’azienda imbottigliatrice, emerge che i pozzi all'epoca dello studio erano rivestiti.

 

L'elenco dei dati incompleti poi continua con le prove di portata della sorgente, sostituite con gli unici dati disponibili risalenti al 1999 della sorgente di Capodacqua, del tutto simile a quella di Boschetto. Per quest’ultima mancavano all'epoca dello studio i dati del monitoraggio in continuo e questa valutazione, effettuata con un approccio di tipo modellistico, è stata necessaria per avere una stima della portata. I tecnici ARPA comunque hanno parlato di prove preliminari, non completate per mancanza di fondi e tempo, che si dovrebbero approfondire.

 

Il professor Tulipano, dopo i tecnici dell'ARPA, ha fornito le motivazioni dell’incarico affidatogli dal Comune di Nocera Umbra, per le sue conoscenze sugli acquiferi carsici, come questo dei monti di Gualdo (anche se di dimensione più ridotta) che da anni studia in Puglia, terra da cui proviene. Il docente non ha effettuato nessuna indagine aggiuntiva ma ha solo esaminato i dati dell'ARPA, il principale ente che ha condotto gli studi idrogeologici su questo bacino ed ha fornito, nel suo intervento, delle prime fondamentali definizioni sugli acquiferi carsici come serbatoi sotterranei e ha spiegato il meccanismo molto semplice con cui si alimentano. Le piogge si infiltrano attraverso il suolo arrivando nelle cavità carsiche che alimentano le sorgenti. Più semplicemente - ha affermato Tulipano - tanta acqua entra e altrettanta va a finire nelle sorgenti. Il periodo in cui il bacino si alimenta va dall'inizio dell'autunno sino alla fine della stagione piovosa. Per capire realmente quanta acqua viene fornita alle sorgenti bisognerebbe capire quanta pioggia si infiltra, conoscere la quantità di pioggia caduta o altri parametri come la temperatura. Le precipitazioni rappresentano un dato sicuro per comprendere la reale capacità del bacino acquifero. In base ai dati ARPA anche se incompleti, che confermano l'appartenenza allo stesso bacino secondo la prova con il tracciante, e quanto alla possibilità di sfruttare questo bacino acquifero il professore ha concluso che la disponibilità per altri approvvigionamenti è molto bassa poiché la sua capacità è piuttosto limitata e qualunque altro prelievo potrebbe intaccare la preziosa riserva del sottobacino, concludendo che, per questo bacino a queste condizioni, non autorizzerebbe neanche un ulteriore prelievo di 3 lt/sec. Su questo emergono le discordanze dei due studi perché per i tecnici ARPA è possibile autorizzare un prelievo di 10 lt/sec (anziché di 20 lt/sec, come previsto dalla concessione) aggiungendo che i prelievi dal pozzo interferiscono solo in parte e comunque non visivamente sul Rio Fergia.

 

Tulipano ha anche sollevato altre questioni come quella dei solfati riscontrati dall’ARPA, di cui non hanno parlato i due tecnici; queste sostanze sono state rinvenute nella sorgente in periodi di livello minimo di portata anche prima della perforazione dei pozzi. Quando sono state effettuate le prove di portata sul pozzo di Corcia i solfati sono aumentati fin quasi a raggiungere i valori limite consentiti e questo può essere stato causato dal prelievo di acqua dolce dal pozzo che ne ha favorito la loro concentrazione. Questa eventualità potrebbe verificarsi anche per l'acqua imbottigliata ma questa presenza, ha aggiunto ironicamente il professore, potrebbe rilevarsi utile a fini commerciali perché potrebbe essere venduta come acqua dagli effetti lassativi. Ulteriori prelievi da questo bacino, ha continuato Tulipano, anche dimezzando quelli concessi dalla Regione, sono da ritenersi pericolosi soprattutto considerando l’andamento del clima che non sta sicuramente aiutando; le precipitazioni sono sempre più scarse e sopratutto la concentrazione degli episodi piovosi è tale da rendere difficoltosa l'infiltrazione nel suolo ed è importante per tutelare la riserva d'acqua presente nel bacino controllare anche i pozzi abusivi.

 

Il prof. Tulipano si è detto disponibile per ulteriori studi così come i tecnici ARPA che hanno anche aggiunto che i dati andrebbero rivisti nel contesto attuale riferendosi forse all'emergenza idrica che interessa l'Italia centrale dall'anno scorso (a dicembre è stato firmato da Prodi il prolungamento dello stato d'emergenza fino a giugno 2008, nda).

 

Questo è sommariamente quanto emerso dal confronto fra le parti tecnico-scientifiche coinvolte nella vertenza. E in questa ottica si è collocato anche il TAR che ha deciso di "trattenere in decisione" (cioè non respingere) i ricorsi ricevuti, tenendo conto di tutte le contraddizioni (queste elencate ed altre) su cui la Regione Umbria ha basato l'autorizzazione di una nuova concessione ventennale.

 

Valeria Anastasi

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