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N. 3 - Marzo 2008 |
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La Terrazza Non si può governare una città senza amarla.
Non si può esercitare la professione di ingegnere, geometra o architetto senza amare i propri luoghi.
Una pineta, e subito una terrazza, gioco per bambini, asciugamani per prendere il sole, leggere un libro, guardare un tramonto, chiacchierare con gli amici, inizio di amori.
Una semplice terrazza: il vecchio tiro al piattello.
La vallata, le colline nel paesaggio naturale che si poteva osservare da quel posto incantevole.
Il legame con la nostra storia di bambini, poi adolescenti, adulti, anziani, è andato perduto, profanato da tecnici del mattone, delle misure, con la costruzione di un edificio a metà tra una casa popolare ed uno chalet di montagna.
Chi rispetta i nostri sentimenti, i ricordi, le nostalgie legate ad un semplice posto?
Un altro luogo della memoria è stato cancellato.
Ruggero Luzi
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Gualdesità |
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