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N. 4 - Aprile 2008

Accademia dei Romiti

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Un concittadino da non dimenticare

Don David Berrettini,

medaglia d'oro al merito civile


In un paese in cui, particolarmente nel mese di aprile per la ricorrenza della liberazione, si ripropone ogni anno il messaggio "per non dimenticare", riferito alle barbare vicende che hanno segnato l’epilogo dell’ultimo conflitto mondiale, c’è stato fra i tanti il sacrificio eroico di un concittadino che nella "sua terra" è pressoché sconosciuto ai più, quello della medaglia d’oro al merito civile Don David Berrettini, martire della libertà che ha dato la sua vita per la liberazione di un gruppo di suoi parrocchiani presi in ostaggio, cinicamente fucilato dai nazisti in ritirata nel lontano 1944..

 

Un sacrificio eroico verso il quale non furono generosi gli ostaggi liberati, non le istituzioni di una società che sugli orrori della guerra ha preteso a lungo di apporre un sigillo politico, non gli stessi confratelli che del suo martirio avrebbero potuto fare una bandiera e che invece, dopo il recupero della salma, lo hanno dimenticato annoverandolo fra la schiera dei martiri anonimi, mentre il suo ricordo dovrebbe vivere come un monito ed un insegnamento.

 

In questo mese in cui l’attenzione dell’opinione pubblica è focalizzata sull’esito di una competizione elettorale cui sono interessati solo gli addetti ai lavori, a 64 anni di distanza, l’Accademia dei Romiti ritiene pertanto qualificante riproporre all’attenzione il sacrificio di Don David, il cui valore non deve essere cancellato dal passare del tempo, e ne facciamo oggetto di una conferenza nell’aula magna della Scuola Media nella mattinata del 29 aprile.

 


La vicenda umana di Don David Berrettini

medaglia d’oro al merito civile.


05dondavidberrettinipic.jpg (3982 byte)Don David nacque il 9 giugno 1908 alla periferia di Gualdo Tadino, da una modesta famiglia colonica abitante nella zona di via dei Cappuccini, che poi si trasferì a Palazzo Ceccoli; fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1933; il Dr Angelo Lucarelli e il maestro Italo Giubilei, recentemente scomparsi e che lo conobbero di persona, ne hanno descritto allo scrivente la figura di un sacerdote mite e zelante nella educazione dei ragazzi al canto polifonico, seguendo l’esempio di mons. Raffaele Casimiri, che in quegli anni guidava al successo la Polifonica romana sugli scenari di tutto il mondo.

 

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Dal 1 agosto 1936 fu nominato parroco della parrocchia di Marischio alla periferia di Fabriano (allora parte dalla diocesi di Nocera e Gualdo), ove fu travolto nel turbine della guerra: la mattina del 19 giugno 1944 presso Marischio, un lancio di bombe da parte dei partigiani sui tedeschi in ritirata provocò un rastrellamento da parte degli stessi che irruppero nella canonica alla ricerca di un "capo", invitando poi Don David a seguirli per interrogarlo; egli, spaventato per l’ingiunzione di rintracciare in giornata gli autori dell’attentato, con il pretesto di vestirsi si sottrasse all’arresto dandosi alla fuga.

 

I tedeschi che nel frattempo avevano preso in ostaggio 19 parrocchiani, intimarono che, se il parroco non si fosse presentato entro le 20, sarebbero stati fucilati ed il paese sarebbe stato dato alle fiamme.

 

Don David, ormai in salvo sulla strada di Gualdo Tadino sulle pendici del Serrasanta, quando fu raggiunto ed informato dell’accaduto dal parroco di Serradica, Don Ermete Scattoloni, decise immediatamente di tornare indietro e presentarsi ai tedeschi per ottenere la liberazione degli ostaggi che, nel frattempo erano stati spostati a San Donato Marche ed erano saliti a 23; rientrato a Marischio, si recò di persona a San Donato dove fu incarcerato dal tenente Kesselring (figlio del tristemente noto generale)..

 

Liberati gli ostaggi, uno dei quali invitò a pranzo i carcerieri a casa propria per il giorno successivo, Don David fu sottoposto ad interrogatorio dal carceriere che, non soddisfatto da una interprete locale nata in Lussemburgo che parlava tedesco e che conoscendo Don David di persona cercò inutilmente di scagionarlo, preannunciandone alla stessa interprete la cobdanna, ne fece venire uno di fiducia da Sassoferrato.

 

I particolari dell’interrogatorio seguito non sono noti: ma alle 22 il prigioniero fu prelevato dal locale in cui era custodito da un tenente austriaco di nome Rickard (non se ne è saputo il cognome) accompagnato da quattro soldati e dall’interprete, e condotto in fondo ad una scarpata, circa 150 metri lontano dal centro abitato, fu costretto a scavarsi la fossa, sotto l’infuriare di un violento temporale con tuoni e lampi.

 

Un lavoro improbo, anche per le condizioni fisiche e psichiche del condannato che abbandonò il piccone raccogliendosi in preghiera, mentre l’interprete alla meglio completò l’opera; Don David si rivolse con fermezza agli aguzzini "sono pronto!", cadendo poi crivellato dalle raffiche di mitra sparategli nella schiena.

 

Gli esecutori dell’assassinio ingiustificato (non è possibile in esso ravvisare gli estremi della rappresaglia dal momento che nell’attentato della mattina non c’erano state vittime fra i tedeschi), terminata la loro macabra operazione, dopo averlo derubato del portafogli, gettarono il corpo della vittima nella fossa, infierendo su di esso con colpi di badile nel tentativo di sotterrarlo frettolosamente e di coprirlo alla meglio con zolle di terra, per rientrare poi nella casa parrocchiale adibita a comando, infangati e fradici di pioggia. Uno di essi raccontò di aver ucciso un cane rognoso ed inopportuno, gli altri andarono il giorno seguente al pranzo cui li aveva invitati uno degli ostaggi liberati..

 

Il corpo sarebbe stato riscoperto casualmente l’indomani da un ragazzo il quale ne diffuse la notizia che il parroco di San Donato comunicò il giorno seguente ai familiari, invitandoli a provvedere per il recupero della salma. Alla pietosa operazione parteciparono alcuni abitanti di San Donato e, celebrate le esequie, il corpo fu inumato nel cimitero di San Donato. Al funerale di Don David non partecipò nessuno dei suoi parrocchiani; la salma nell’ottobre del 1944, per iniziativa di mons. Vittorugo Righi, fu traslata al cimitero di Gualdo Tadino, presso la tomba della compagnia dei Preti.

 

Questa è la storia di Don David; le passioni e divisioni politiche del momento, sia nel fabrianese che a Gualdo Tadino, non erano le ideali perché il sacrificio del martire fosse riconosciuto e valorizzato; il suo nome sarebbe stato aggiunto solo in secondo tempo sulla lapide in memoria dei caduti per la Resistenza sulla piazza di Gualdo Tadino e solo più tardi al suo nome fu intestata una via, sia a Gualdo Tadino che a Fabriano, poi il silenzio e l’oblìo, mentre a San Donato il luogo dell’eccidio diventava oggetto di venerazione..

 

Solo nel 1994 il Sindaco di Fabriano Antonio Merloni, dopo 50 anni, raccogliendo doverose sollecitazioni chiese alla Presidenza della Repubblica il riconoscimento della medaglia d’oro al merito civile, che è stata concessa con decreto del Presidente della Repubblica del 29 novembre 1995.

 

Valerio Anderlini

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