Un concittadino da non dimenticare
Don David Berrettini,
medaglia d'oro al merito civile
In un paese
in cui, particolarmente nel mese di aprile per la ricorrenza della liberazione, si
ripropone ogni anno il messaggio "per non dimenticare", riferito alle barbare
vicende che hanno segnato lepilogo dellultimo conflitto mondiale, cè
stato fra i tanti il sacrificio eroico di un concittadino che nella "sua terra"
è pressoché sconosciuto ai più, quello della medaglia doro al merito civile Don
David Berrettini, martire della libertà che ha dato la sua vita per la liberazione di un
gruppo di suoi parrocchiani presi in ostaggio, cinicamente fucilato dai nazisti in
ritirata nel lontano 1944..
Un sacrificio
eroico verso il quale non furono generosi gli ostaggi liberati, non le istituzioni di una
società che sugli orrori della guerra ha preteso a lungo di apporre un sigillo politico,
non gli stessi confratelli che del suo martirio avrebbero potuto fare una bandiera e che
invece, dopo il recupero della salma, lo hanno dimenticato annoverandolo fra la schiera
dei martiri anonimi, mentre il suo ricordo dovrebbe vivere come un monito ed un
insegnamento.
In questo
mese in cui lattenzione dellopinione pubblica è focalizzata sullesito
di una competizione elettorale cui sono interessati solo gli addetti ai lavori, a 64 anni
di distanza, lAccademia dei Romiti ritiene pertanto qualificante riproporre
allattenzione il sacrificio di Don David, il cui valore non deve essere cancellato
dal passare del tempo, e ne facciamo oggetto di una conferenza nellaula
magna della Scuola Media nella mattinata del 29 aprile.
La vicenda umana di Don David Berrettini
medaglia doro al merito civile.
Don David nacque il 9 giugno 1908 alla periferia di Gualdo
Tadino, da una modesta famiglia colonica abitante nella zona di via dei Cappuccini, che
poi si trasferì a Palazzo Ceccoli; fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1933; il Dr Angelo
Lucarelli e il maestro Italo Giubilei, recentemente scomparsi e che lo conobbero di
persona, ne hanno descritto allo scrivente la figura di un sacerdote mite e zelante nella
educazione dei ragazzi al canto polifonico, seguendo lesempio di mons. Raffaele
Casimiri, che in quegli anni guidava al successo la Polifonica romana sugli scenari di
tutto il mondo.
(Clicca per ingrandire)
Dal 1 agosto
1936 fu nominato parroco della parrocchia di Marischio alla periferia di Fabriano (allora
parte dalla diocesi di Nocera e Gualdo), ove fu travolto nel turbine della guerra: la
mattina del 19 giugno 1944 presso Marischio, un lancio di bombe da parte dei partigiani
sui tedeschi in ritirata provocò un rastrellamento da parte degli stessi che irruppero
nella canonica alla ricerca di un "capo", invitando poi Don David a seguirli per
interrogarlo; egli, spaventato per lingiunzione di rintracciare in giornata gli
autori dellattentato, con il pretesto di vestirsi si sottrasse allarresto
dandosi alla fuga.
I tedeschi
che nel frattempo avevano preso in ostaggio 19 parrocchiani, intimarono che, se il parroco
non si fosse presentato entro le 20, sarebbero stati fucilati ed il paese sarebbe stato
dato alle fiamme.
Don David,
ormai in salvo sulla strada di Gualdo Tadino sulle pendici del Serrasanta, quando fu
raggiunto ed informato dellaccaduto dal parroco di Serradica, Don Ermete Scattoloni,
decise immediatamente di tornare indietro e presentarsi ai tedeschi per ottenere la
liberazione degli ostaggi che, nel frattempo erano stati spostati a San Donato Marche ed
erano saliti a 23; rientrato a Marischio, si recò di persona a San Donato dove fu
incarcerato dal tenente Kesselring (figlio del tristemente noto generale)..
Liberati gli
ostaggi, uno dei quali invitò a pranzo i carcerieri a casa propria per il giorno
successivo, Don David fu sottoposto ad interrogatorio dal carceriere che, non soddisfatto
da una interprete locale nata in Lussemburgo che parlava tedesco e che conoscendo Don
David di persona cercò inutilmente di scagionarlo, preannunciandone alla stessa
interprete la cobdanna, ne fece venire uno di fiducia da Sassoferrato.
I particolari
dellinterrogatorio seguito non sono noti: ma alle 22 il prigioniero fu prelevato dal
locale in cui era custodito da un tenente austriaco di nome Rickard (non se ne è saputo
il cognome) accompagnato da quattro soldati e dallinterprete, e condotto in fondo ad
una scarpata, circa 150 metri lontano dal centro abitato, fu costretto a scavarsi la
fossa, sotto linfuriare di un violento temporale con tuoni e lampi.
Un lavoro
improbo, anche per le condizioni fisiche e psichiche del condannato che abbandonò il
piccone raccogliendosi in preghiera, mentre linterprete alla meglio completò
lopera; Don David si rivolse con fermezza agli aguzzini "sono pronto!",
cadendo poi crivellato dalle raffiche di mitra sparategli nella schiena.
Gli esecutori
dellassassinio ingiustificato (non è possibile in esso ravvisare gli estremi della
rappresaglia dal momento che nellattentato della mattina non cerano state
vittime fra i tedeschi), terminata la loro macabra operazione, dopo averlo derubato del
portafogli, gettarono il corpo della vittima nella fossa, infierendo su di esso con colpi
di badile nel tentativo di sotterrarlo frettolosamente e di coprirlo alla meglio con zolle
di terra, per rientrare poi nella casa parrocchiale adibita a comando, infangati e fradici
di pioggia. Uno di essi raccontò di aver ucciso un cane rognoso ed inopportuno, gli altri
andarono il giorno seguente al pranzo cui li aveva invitati uno degli ostaggi liberati..
Il corpo
sarebbe stato riscoperto casualmente lindomani da un ragazzo il quale ne diffuse la
notizia che il parroco di San Donato comunicò il giorno seguente ai familiari,
invitandoli a provvedere per il recupero della salma. Alla pietosa operazione
parteciparono alcuni abitanti di San Donato e, celebrate le esequie, il corpo fu inumato
nel cimitero di San Donato. Al funerale di Don David non partecipò nessuno dei suoi
parrocchiani; la salma nellottobre del 1944, per iniziativa di mons. Vittorugo
Righi, fu traslata al cimitero di Gualdo Tadino, presso la tomba della compagnia dei
Preti.
Questa è la
storia di Don David; le passioni e divisioni politiche del momento, sia nel fabrianese che
a Gualdo Tadino, non erano le ideali perché il sacrificio del martire fosse riconosciuto
e valorizzato; il suo nome sarebbe stato aggiunto solo in secondo tempo sulla lapide in
memoria dei caduti per la Resistenza sulla piazza di Gualdo Tadino e solo più tardi al
suo nome fu intestata una via, sia a Gualdo Tadino che a Fabriano, poi il silenzio e
loblìo, mentre a San Donato il luogo delleccidio diventava oggetto di
venerazione..
Solo nel 1994
il Sindaco di Fabriano Antonio Merloni, dopo 50 anni, raccogliendo doverose sollecitazioni
chiese alla Presidenza della Repubblica il riconoscimento della medaglia doro al
merito civile, che è stata concessa con decreto del Presidente della Repubblica del 29
novembre 1995.
Valerio Anderlini |