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N. 4 - Aprile 2008

Accademia dei Romiti

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Altrimondi Rubrica di cultura e attualitą a cura di Alessandra Artedia

La Turnąta: Italiani Cģncali (Zingari)

parte seconda

Una riflessione sul tema sempre attuale della migrazione al Teatro "Don Bosco"


Un’energia traboccante in tutta la sua drammaticitą nel raccontare e nel ricordare quello che oggi molti hanno dimenticato o semplicemente rimosso dinanzi ad una situazione per noi rovesciata ma sempre attuale: quella della migrazione. Mario Perrotta, della compagnia del Teatro dell’Argine riporta alla memoria e all’attenzione dello spettatore i drammi dell’emigrazione italiana in Svizzera. Dopo Italiani Cincali dedicato ai minatori italiani in Belgio, la stagione di prosa 2007-2008 Bosco lo scorso 27 febbraio al Teatro "Don Bosco", ha proposto questa parte seconda di un ciclo di spettacoli dedicati all’emigrazione italiana.

 

Su un palco vuoto (una sedia costituisce tutto l’arredo scenico), ma riempito dalla verve comunicativa, dalla personalitą, dalla voce e dall’aspetto attraente del protagonista si snodano le vicende di una famiglia pugliese emigrata in Svizzera. Il racconto di questa avventura avviene per mezzo di un monologo polifonico narrato dal protagonista stesso, Nino, incarnato da Mario Perrotta. Nino, divenuto adulto racconta il viaggio di rientro da Zurigo a Lecce. Ricordi, piccoli spaccati, emozioni brucianti e drammi si intrecciano per catturare l’attenzione dello spettatore e traghettarlo in quel mondo traboccante di ricordi e di melanconia drammatica. Il tutto avviene in un incalzare rapido e coinvolgente, a tratti drammatico di battute, di piccoli mondi e spaccati di vissuto che si intrecciano nei ricordi dell’adulto Nino mentre ripensa alle sue fantasie di bambino, costretto a restare cinque anni murato in casa, perché i bambini non erano graditi alle autoritą svizzere che chiamavano i lavoratori "stagionali".

 

Il viaggio di ritorno č una sorta di odissea se si pensa che avviene in un’auto (che si era potuta acquistare grazie al lavoro in Svizzera), a bordo della quale viaggiano il protagonista, suo padre e sua madre, un nonno morto sistemato col cappello sugli occhi in modo tale che pareva dormisse, un sindacalista amico di famiglia, causa di molti malesseri e paure del piccolo Nono, costretto a viaggiare nel bagagliaio dell’auto per poter passare la frontiera.

 

Lo spettacolo, come hanno scritto diversi quotidiani, non e’ solo un racconto, ma anche una denuncia delle condizioni desolanti di vita e dei governi italiani che dimenticarono gli emigranti, di situazioni che si ripetono oggi con altre facce ma che in fondo raccontano sempre le storie di un’unica razza: quella umana.

 

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