logoserrasanta.jpg (9762 byte)

N. 4 - Aprile 2008

Accademia dei Romiti

Prima pagina

Edizioni

Sommario


Esotici eclettismi

Ceramiche e ceramisti del tardo ottocento romano

Ancora un importante studio su Casa Rubboli


08casarubbolipic0804.jpg (8283 byte)E’ stato recentemente donato all’Associazione Rubboli da Luigi Patera, accanito studioso e appassionato delle nostre vicende ceramiche, un importante volume dal titolo Esotici Eclettismi - Ceramica e ceramisti del secondo ottocento Romano (1870-1911), scritto con molta cura e attenzione da Roberto Cristini per la casa editrice Davide Ghaleb Editore.

 

Il palazzo Rubboli a Roma

(clicca per ingrandire)

 

E' uno di quei volumi che non può mancare nella biblioteca di chi si interessa dell’arte ceramica, sia per l’esauriente excursus artistico relativo alla produzione romana nel periodo tra l’800 ed il ‘900, sia per un preciso riferimento alla nostra città. Il volume infatti riporta un importante capitolo su Casa Rubboli.

 

L’opera è stata pubblicata nel gennaio del 2007 e nel giugno del 2006 Maurizio Tittarelli Rubboli aveva già parlato di questo importante edificio romano nel suo testo scritto per il volume dal titolo Ceramica Umbra - Arte e Tradizione pubblicato dalla casa editrice Ali&no per la Fondazione Agraria di Perugia in occasione della relativa mostra.

 

Se ne riporta un ampio estratto: "(...) Della produzione policroma di stampo pesarese e/o legata all’esperienza fatta da Paolo Rubboli presso la manifattura del marchese Lorenzo Ginori a Doccia poco si sa, ma è a lui certamente riconducibile uno straordinario esempio di tale lavorazione presente a Roma quale decorazione parietale di un’elegante dimora in via IV Novembre 100, poco sotto il Quirinale e vicinissimo ai mercati traianei. Suo fratello Vincenzo, nato anch’egli a Fiorenzuola di Focara nel 1835, aveva fatto fortuna a Roma come costruttore edile e nel 1886 aveva costruito una particolarissima casa su progetto del famoso architetto Pietro Carnevale. La splendida dimora in stile neoquattrocentesco, che esiste ancora oggi e che porta, da più di un secolo, il nome di Casa Rubboli, è addossata ad un’alta torre del 1200 appartenuta ai Colonna, ed è abbellita da bianchi putti, enormi mascheroni, ghirlande e festoni policromi tutti in maiolica, che decorano e intervallano gli archi slanciati dei quattro piani.

 

I manufatti ceramici sono sicuramente opera di Paolo Rubboli, sia per la stretto legame che sempre ebbero i due fratelli1, sia perché nella lettera inviata alle autorità gualdesi e già citata, Paolo così scriveva: "(…) ora gli è dato per le numerose ordinazioni della Capitale, ritenere come assicurata l'esistenza e la solidità della sua fabbrica (…)"2. Tale breve affermazione testimonia che sicuramente anche tramite il fratello costruttore edile benestante, egli ebbe delle buone e sicure commissioni. Il fatto che le preziose decorazioni parietali non siano a lustro oro e rubino, è con ogni probabilità imputabile a tre motivi: per prima cosa le grandi dimensioni dei festoni non ne avrebbero permesso il loro inserimento nei piccoli forni a muffola3, seconda cosa i costi con la terza cottura sarebbero duplicati e per un’opera così vasta sarebbe stato certamente antieconomico e, terza cosa, dal punto di vista architettonico, lo stile neoquattrocentesco non sarebbe stato pienamente rispettato".

 

Il testo di Roberto Cristini non menziona lo studio precedente di Maurizio Tittarelli Rubboli, poiché tali pubblicazioni piuttosto "locali", non hanno un’ampia commercializzazione e probabilmente non era conosciuto dall’autore, ma è interessantissimo leggerle insieme, poiché ci sono alcune diverse conclusioni che confermano quanto sia difficile, a volte, attribuire un’opera ad una determinata manifattura.

 

Difatti il Cristini così afferma: "(...) A seguire, in basso, lungo la fascia marcapiano, una teoria di putti reggighirlanda viene alternata a una serie di dischi o bacini murali abborchiati, risolti con ornati a carattere geometrico e floreale dipinti a lustro metallico, prodotti con molta probabilità nella fabbrica gualdese di Paolo Rubboli. (...) Vi spiccano le decorazioni in stucco e i molteplici inserti in maiolica ideati dal proprietario Vincenzo Rubboli e in gran parte realizzati presso qualche fabbrica romana che non siamo riusciti per ora ad individuare".

 

Come si può perciò notare ci sono diverse posizioni e attribuzioni.

 

L’associazione culturale Rubboli, che si prefigge da statuto la promozione e tutela della tradizione ceramica gualdese e la sua valorizzazione, basandosi esclusivamente su ricerche scientifiche e studi il più possibile professionali, ha quindi riguardato le circa ottanta fotografie in suo possesso di tutti i dettagli dello splendido palazzetto. Sono stati quindi rintracciati i dischi o bacini murali abborchiati definiti a lustro ed è stato constatato che essi non sembrano essere a lustro ma policromi, con un uso dei colori giallo e rosso ad imitazione dei riverberi. Solo un’attenta analisi da vicino potrebbe rendere più preciso l’expertise. Va inoltre fatto presente che una testa leonina sembra avere un contorno a riflesso rubino, purtroppo solo dalle foto non se ne può avere la certezza ed oggi, tolte le impalcature del minuzioso restauro a cui è stata sottoposta tutta la facciata, è praticamente impossibile ammirare da vicino le preziose decorazioni.

 

Per quanto riguarda l’attribuzione ad un opificio laziale non ancora individuabile, possiamo solo aspettare che gli studi e le ricerche continuino e arrivino ad una attribuzione certa.

 

Lo studio del Cristini ha, inoltre, una parte interessantissima relativa a certi simboli massonici (compasso, filo a piombo, triangolo ecc..) presenti sulla facciata, ma riferibili anche al mestiere di Vincenzo Rubboli. Un altro importante contributo presente nel testo riguarda le polemiche che la costruzione e decorazione di questa casa scatenarono: "(...) I protagonisti assoluti dell’opera sono il proprietario e committente Vincenzo Rubboli (1835-1895), di professione ornatista e l’architetto Pietro Carnevale (1839-1895), professionista di vaglia, apprezzato da gran parte dei colleghi ma osteggiato da alcune lobbies di potere attive nei ristretti ambiti culturali e nei circoli politicizzati di certo giornalismo prezzolato". Questi articoli di botta e risposta sono pubblicati in appendice al testo e sono un interessantissimo documento che poco si allontana anche dalle realtà attuali.

 

Ancora interessantissima la professione di Vincenzo, definito dal giornalista ornatista, un artigiano quindi specializzato nella ornamentazione e decorazione. Professione questa che lo avvicina ancora di più all’arte del fratello Paolo e quindi alla nostra città.

 

Associazione culturale Rubboli

 

 

Ceramica

Accademia dei Romiti

Prima pagina

Edizioni

Sommario

montecamera5.jpg (12241 byte)

allegracombriccola_logo.gif (4713 byte)

ning.jpg (16944 byte)

 

 

 

 

 

Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione