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N. 4 - Aprile 2008

Accademia dei Romiti

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"Bottled water", acqua in bottiglia un fenomeno sociale


11acquabottiglia0804.jpg (37460 byte)Secondo lo studio "Bottled water: understanding a social phenomenon" commissionato nel 2001 dal WWF a Catherine Ferrier dell’Università di Ginevra, con il termine inglese di blotted water o acqua imbottigliata sono identificate tutte le possibili tipologie di acqua che si possono trovare in bottiglia. Le tre principali categorie sono rappresentate dall'acqua naturale minerale, l'acqua di sorgente e l'acqua purificata. Quest’ultima si differenzia dalla tap water, o acqua del rubinetto, solo per il modo con cui viene distribuita cioè in bottiglia, anziché attraverso le tubature, e il prezzo. In molti casi la bottled water è semplicemente bottled tap water.

 

Attraverso questo studio, l'autrice intende fornire le motivazioni che spingono i paesi industrializzati a bere acqua in bottiglia piuttosto che quella di rubinetto. Alla base di questo consumo di acqua imbottigliata, senza particolari emergenze come potrebbe accadere, invece, per il terzo mondo, ci siano gli scandali alimentari frequenti, le possibili contaminazioni tossiche, la cattiva gestione degli acquedotti o gli effetti di un'urbanizzazione crescente che può determinare il declino della qualità dell'acqua potabile. L'acqua in bottiglia, infatti, se naturale o di sorgente, non può subire trattamenti o aggiunte di nessun tipo e non presenta sapori indesiderati, come quello di cloro, che caratterizza le acque del rubinetto. Questo induce i consumatori a pensare che l'acqua in bottiglia sia più sicura e salutare di quella del rubinetto, anche se ciò non corrisponde a verità. Infatti, in gran parte dei paesi industrializzati l'acqua del rubinetto e quella in bottiglia sono molto simili qualitativamente e l'acqua degli acquedotti viene in molti città prelevata dalle stesse sorgenti di quella in bottiglia. Le normative, inoltre, che regolano l'acqua potabile e minerale, impongono maggiori controlli e limiti più restrittivi di alcuni parametri per le acque del rubinetto piuttosto che per quelle imbottigliate.

 

Le campagne pubblicitarie, secondo l'autrice, giocano il ruolo principale in tutta questa vicenda. I messaggi, che mandano ai consumatori, associano il consumo di questo prodotto al raggiungimento di salute e bellezza. Un tempo si beveva acqua minerale per particolari proprietà terapeutiche possedute, in genere solo per brevi periodi, ora è un'abitudine diffusa e quotidiana. Bere acqua in bottiglia riflette un certo stile di vita moderno e salutare legato al benessere e dettato dalle esigenze dell'urbanizzazione.

 

Malgrado la mancanza di una vera e propria necessità, il consumo di acqua in bottiglia aumenta del 7% all'anno e i paesi in via di sviluppo, come quelli dell’Asia e Pacifico, stanno diventando il nuovo allettante mercato del futuro, presentando il 15% dei consumi in più solo nel periodo 1999-2001. Tra i maggiori consumatori al mondo ci sono gli italiani con un consumo di circa 107 litri all'anno a persona, malgrado i costi. L'acqua in bottiglia costa, infatti, 500-1000 volte in più di una bottiglia di tap water. Inoltre, tenendo in considerazione i costi irrisori della materia prima spesi dalle industrie, i consumatori per acquistare l'acqua devono pagare sopratutto per la plastica utilizzata, le spese di marketing, il trasporto e per il ricavo piuttosto che per la materia prima stessa.

 

L'aspetto più importante, che l'autrice mette in evidenza all'interno di questo fenomeno, è l'impatto ambientale che produce il consumo di acqua in bottiglia. Questa della bottled water rappresenta un'industria a tutti gli effetti per gli 89 miliardi di acqua imbottigliata all’anno, il numero di persone impiegate e sopratutto il giro d'affari miliardario delle poche multinazionali che gestiscono tutto il mercato. Il materiale utilizzato per le bottiglie è per il 70% plastica, in particolare il PET (polietilene tereftato) grazie alla sua trasparenza e maneggevolezza, che ha sostituito il PVC cancerogeno. Sono impiegati per il processo di imbottigliamento 1,5 tonnellate all'anno di plastica che devono essere smaltite in qualche modo una volta consumata l'acqua e questo avviene ancora a carico dei consumatori che come cittadini pagano le tasse per lo smaltimento dei rifiuti. Tutta la plastica non si riesce, però, a smaltire per recupero e gran parte è incenerita o messa in discariche o dispersa; a questo proposito sono necessari all'ambiente circa 100 anni per smaltire una bottiglia di plastica. Inoltre, i trasporti delle bottiglie di acqua, lontano dal luogo di imbottigliamento, comportano consumo di combustibili e rilascio di sostanze tossiche di scarico.

 

Da sottolineare la presenza di un fenomeno nel fenomeno che riporta l’autrice, tra le tipologie di acqua in commercio e le aziende che gestiscono questo business. Cioè, importanti aziende multinazionali che gestiscono le reti acquedottistiche, come la Suez-Lyonnaise des Eaux, sono entrate in questo crescente mercato sfruttando le proprie conoscenze del trattamento dell'acqua per vendere, a domicilio, acqua trattata in damigiane. Il pericolo è che questa attività possa diminuire la richiesta di acqua potabile pubblica, influenzando la gestione degli acquedotti da parte delle amministrazioni che potrebbero ridurre gli investimenti per distribuire acqua di buona qualità.

 

Lo studio si conclude dicendo che nei Paesi industrializzati l'acqua in bottiglia non dovrebbe sostituire quella del rubinetto, se non nei casi di contaminazioni. La tap water, quindi, è e deve rimanere un pubblico servizio con lo scopo di distribuire a tutti acqua potabile di buona qualità e ad un prezzo accessibile. La tendenza attuale, al contrario, come testimoniano anche certe scelte nel nostro territorio, sembrerebbe essere spesso a sfavore della tap water. Sicuramente, però, il 30-50% di esseri umani, che ancora ad oggi non possono accedere all'acqua potabile pubblica (dati World Watch Institute, 2007), vedrebbe più di buon occhio, azioni concrete sulle perdite delle tubature, sulla ripubblicizzazione degli acquedotti, sulla salvaguardia e l'uso sostenibile delle risorse idriche piuttosto che regolamentare un certain way of life di nessuna vitale importanza.

 

Valeria Anastasi

Acqua

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