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N. 5 - Maggio 2008

Accademia dei Romiti

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Lettera aperta al sindaco


Questa lettera è indirizzata a Lei come primo rappresentante e tutore della città, ma vorrei che ne prendessero nota tutti i componenti dell’Amministrazione Comunale, soprattutto quelli eletti da noi Cittadini Gualdesi che dovrebbero raccogliere la nostra voce e sentirsi i primi responsabili dei nostri problemi e coautori dei nostri progetti e non incaponirsi sulle proprie idee e convinzioni, come dei somari.

 

Nella mia precedente, di cui ha gentilmente preso atto e per questo La ringrazio sinceramente, Le ho espresso i miei pensieri particolari e le incertezze dei Gualdesi coinvolti dalla problematica ivi riferitaLe. Vorrei oggi ribadire le incognite poste dalla chiusura dell'Ospedale Calai di modo che tutta la cittadinanza ne venga a conoscenza e partecipi alla risoluzione di una situazione disagevole per tutta la città ed insostenibile economicamente per molti di noi. Indubbiamente la riduzione del numero di ospedali da parte del piano sanitario nazionale, o regionale che dir si voglia, ha portato inconfutabili vantaggi sul piano economico nazionale di quella parte politica, che mi dicono dovrebbe anche essere la mia, che ne ha fatto una battaglia per il progresso e il benessere di non si sa bene chi. Solo di una cosa sono sicuro, cioè che la chiusura del nostro Ospedale ha portato solo disagi ed un netto impoverimento di Gualdo Tadino; impoverimento culturale, storico ed economico. Mi si stringe il cuore dover parlare di questa Nostra Gualdo in questi termini, di discutere del suo degrado e del malessere dei Gualdesi, di quelli veri.

 

Sono cresciuto, ho studiato, ho lavorato, ho messo su una famiglia in una cittadina che credevo un paradiso. Qui non ci mancava nulla, avevamo una montagna meravigliosa come poche altre città, un cuore verde dove ci si poteva immergere per giorni interi, dove si poteva trovare pace e serenità fuori dal comune; una valle sulle nostre montagne che d'estate era una festa di gente da ogni parte, una sorgente di un'acqua eccezionale che ci invidiavano, che tanti, di fuori, si portavano a casa ed era l'acqua di Gualdo; come una grande città avevamo un Ospedale nostro che era una vera e propria clinica immersa in un parco, nella cornice dei nostri giardinetti; assieme all'Ospedale avevamo anche un grande centro trasfusionale di cui io, anche come donatore, e tutti i Gualdesi andavamo fieri (un'altra bandiera che abbiamo regalato, chissà quanto ne sarebbe contento il compianto Adriano Pasquarelli); come ogni bella cittadina italiana avevamo una storia testimoniata dal nostro castello, la Rocca Flea, dalle chiese del centro storico; avevamo una grande tradizione culturale rappresentata dalle nostre scuole, dagli asilo nido alle scuole Medie, all'Istututo Professionale, fino al Liceo Scientifico; avevamo una grande Valle Gualdese che pullulava di vita contadina e con una Zona Industriale; avevamo una grande memoria artistica con i nostri migliori artigiani di grande tradizione della ceramica artistica. Molto di tutto ciò non l'abbiamo più. Ho visto crescere con me la città; l'ho vista svilupparsi e migliorarsi continuamente, stava diventando una grande città ed aveva tutto per farlo; non potevamo desiderare altro, i Gualdesi sorridevano, e sorridevano dei problemi che, invece, oggi hanno. Tutto questo è finito, si è improvvisamente sgretolata questa città come fosse di sabbia, perché? Perché non abbiamo più ciò che era nostro, quello che avevano i nostri padri, signor Sindaco? Perché da proprietari siamo diventati affittuari, di ciò che era nostro? Chi ha venduto le nostre proprietà come fossero sue? Chi e cosa c'è dietro a tutto questo? Queste sono le domande che le pongono i cittadini di Gualdo, signor Sindaco, e le pongono seriamente, pretendendo delle risposte chiare. Non riesco più a vedere dei Gualdesi sorridenti, sereni, tranquilli, non ce ne sono più.

 

Ma veniamo all'ultimo, in ordine cronologico, dei nostri problemi, la chiusura dell'Ospedale Calai. È passato oltre un mese dalla chiusura del Calai e non sappiamo ancora se resterà chiuso, se verrà riattivato, certo non come ospedale, se l'Amministrazione ha preso delle posizioni o delle decisioni in merito. La struttura è in evidente decadimento già dopo un mese dalla cessazione come ospedale, e si cominciano a vedere segni di effrazioni; oltre tutto non viene effettuata nemmeno la manutenzione al suo esterno anzi, a tal proposito, vorrei che Lei prendesse le misure del caso incaricando chi di dovere di occuparsi almeno della pulizia degli esterni e della manutenzione dell'annesso verde, per salvaguardarne l'immagine se non anche la salubrità dei dintorni.

 

Vorrei segnalare la situazione disagiata in cui è costretto a operare il personale di Guardia Medica. L'unico servizio sanitario di soccorso immediatamente fruibile dai cittadini: persone laureate, professionisti che hanno studiato per svolgere il loro importante ruolo nella nostra società, esseri umani, che si sono specializzati, dedicato la propria missione di vita, al miglioramento della "nostra" vita. Il personale che effettua il servizio nel presidio di Gualdo Tadino è in condizioni di non poter svolgere adeguatamente il proprio ruolo di medico. I medici di guardia sono stati confinati a "lavorare" in un luogo nascosto e di difficile accesso della struttura ospedaliera in una specie di ripostiglio dismesso, pur essendocene di più adatti nella vicina struttura ex ospedaliera del Calai e, soprattutto quelli di genere femminile, si trovano a lavorare in una situazione alquanto imbarazzante, a volte pericolosa. Le condizioni igieniche sono precarie. Non sono riforniti di detergenti, né di carta igienica, né di asciugamani. Devono fare le pulizie e rifarsi il letto, autonomamente (stiamo parlando di personale medico).

 

Non ci sono indicazioni, per i cittadini, su dove si trovi la Guardia Medica. I medici sono stati, addirittura, costretti a scrivere da sé il cartello sulla porta dell' introvabile locale in cui esercitano. I locali in cui lavorano sono inidonei a svolgere la loro professione. Che fine ha fatto il rispetto che dobbiamo a questi professionisti, a queste persone che svolgono uno dei ruoli più importanti nel sociale, che devono salvaguardare il nostro bene più importante, la nostra integrità fisica, la nostra salute? Come possono svolgere con professionalità, con tranquillità, con "dignità" il proprio lavoro? Come possiamo pretendere che queste persone possano svolgere decentemente questo indispensabile ruolo, se non li mettiamo minimamente in grado, in condizione, di poterlo fare? Oltretutto questi medici si trovano in una situazione insostenibile dal punto di vista dei rapporti umani verso i cittadini che ne chiedono l'aiuto, e direi, per certi versi, addirittura imbarazzante. Non hanno nemmeno farmaci ed attrezzature necessari a svolgere il loro ruolo, se non quelli di loro proprietà. Per di più ultimamente mi è stato riferito, da di essi, di essere stato costretto a mandare un paziente al pronto soccorso dell'ospedale di Gubbio, funzionante, in quanto il pronto soccorso del nuovo ospedale di Branca non ha un presidio chirurgico, mentre quello dell'ospedale di Gubbio lo ha. (Questa, almeno, era la situazione fino a qualche tempo fa). Inoltre ho notato che vengono effettuate pressioni sul personale ancora presente a Gualdo Tadino, appartenente alla ASL affinché anche i pochi servizi rimasti vengano trasferiti a Branca o a Città di Castello. Ho la netta sensazione che sotto ci sia altro interesse, oltre a quello del piano sanitario nazionale.

 

Signor Sindaco, bisogna che siano prese immediatamente delle decisioni sul riutilizzo del Calai perché, oltre al disagio causato ai cittadini dalla dislocazione dell' ospedale e dalla mancanza di un vero pronto intervento sanitario, esiste una reale sofferenza, dal punto di vista commerciale in tutta la zona che va dal Ponte Nuovo fino a Piazza Garibaldi. Credo che sia perfettamente inutile riportarle, di nuovo, l'elenco delle aziende coinvolte ma vorrei farle presente che la mancanza di una struttura di servizi sanitari come il Calai significa anche molta meno gente nel Centro Storico e nel Comune in generale. In tutti gli esercizi commerciali e non, della zona, c'è stato un calo enorme di lavoro, da un minimo del 30% fino a raggiungere il 70-80% per alcuni. Alcuni esercizi saranno costretti a chiudere i battenti a breve, altri non raggiungeranno la fine dell'anno. Non credo che l'Amministrazione abbia interesse a che ciò accada, nel caso La prego di fame partecipi tutti i cittadini Gualdesi.

 

Inoltre dovrebbe sapere che le spese sostenute da qualsiasi attività, o azienda, sono più o meno le stesse sia che si lavori molto o poco; quindi le uniche opzioni sono di chiudere i battenti oppure di ridurre il personale, ed essendo tutte a conduzione familiare tragga Lei le conclusioni. Infine una preghiera a Lei, signor Sindaco, e a tutta l'Amministrazione affinché si intervenga subito, prima che la situazione diventi irrecuperabile. Basta con le idee, basta pensare ci vogliono azioni concrete ora, immediatamente e Lei, come Sindaco, ha il potere di farlo. Cordialmente

 

Antonio Porzi

La posta

 

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