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N. 5 - Maggio 2008

Accademia dei Romiti

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Un donatore sul "calo delle donazioni"


Cosa vi aspettavate, mazzi di fiori e ringraziamenti?

 

Di cosa andate farneticando? Tempi di attesa? Locali inadeguati? Collegamenti? Non parlatemi, per cortesia, della "grande tradizione gualdese", non insultiamo la memoria di quanti hanno fatto molto per Gualdo, di quelli che, a Gualdo, hanno passato tutta una vita cercando di preservarne e migliorarne l'aspetto sociale e umanitario, di conservarne una identità territoriale e umana; di coloro che della vita hanno colto i valori veri ed hanno cercato, mi accorgo invano, di custodirne le tradizioni ed i valori di cui andare orgogliosi.

 

Cari signori, io mi sento indignato quando mi si vuole costringere a rinnegare i miei valori, quando mi si vuole far credere che tutto ciò in cui credeva mio padre, e prima di lui mio nonno, ciò in cui anche io credo sia sbagliato perché "altri" hanno deciso così.

 

Sapete, cari signori, cosa fa andare avanti il sapere umano e con esso il progresso e il maggiore benessere, nonché la stessa economia? Sapete cosa ha permesso all'uomo di progredire? E' la eterogeneità, la varietà di pensiero, la differenza culturale, le diverse tradizioni di un individuo rispetto ad un altro, ma anche di un territorio rispetto ad un altro, ancora di una nazione rispetto ad un'altra. L'incontro delle diverse esigenze migliora la conoscenza ed è per questo che le tradizioni vanno rispettate e, con esse, i valori acquisiti nel tempo ed i beni finalizzati al conseguimento della propria identità. Ma non divaghiamo ulteriormente su concetti che possono apparire astratti. La mia intenzione è di rispondere agli interrogativi sollevati dalla vostra lettera. Credo che il responso sia molto più semplice di quanto si creda.

 

Ultimamente ai Gualdesi è stata tolta gran parte della propria identità privandoli di alcune delle loro più grandi tradizioni, della loro memoria storica.

 

Il, "piano politico sanitario", ha portato via dal territorio gualdese due grandi realtà economiche e culturali: l'ospedale Calai ed il centro trasfusionale. Due strutture, considerate uniche ed irrinunciabili dai Gualdesi, che erano grande motivo di vanto ed orgoglio per tutti gli abitanti. Si faccia avanti il gualdese (parlo del vero gualdese che è nato, è vissuto, ha lavorato a e per Gualdo) che non si è mai vantato, almeno una volta, di avere un ospedale ed una grande Associazione di Donatori di Sangue e che era un motivo di orgoglio quando parlava con gente dei comuni confinanti o che "veniva da fuori". Mi fa male parlare di queste cose al "passato", ma questa è la realtà.

 

Di questo dobbiamo ringraziare, in primis, i nostri amministratori che, non avendo saputo amministrare alcunché e pur essendo stati da noi eletti, non hanno minimamente difeso i nostri veri beni. Sono, tuttavia, consapevole del fatto che questi "veri Gualdesi" lo abbiano fatto o per interesse personale, o per interessi politici, o per non sfigurare di fronte a certe autorità sanitarie nel caso in cui le avessero contraddette. Credo che, allo stato attuale in cui versa la nostra società siano delle giustificazioni sufficienti, o sbaglio? Dobbiamo pensare, inoltre, al campanilismo della nostra città che è poi il riflesso del patriottismo, dello sciovinismo internazionale e non credo di essere puerile in questo. Non significa razzismo, badate bene, bensì salvaguardia dell'identità di un popolo rispetto ad un altro; significa vivere insieme e collaborare, difendendo però le proprie origini, e non sopraffazione di uno rispetto alI'altro. Sopraffazione che c'è stata nei confronti della popolazione gualdese, non neghiamolo perché i fatti sono "sotto gli occhi di tutti".

 

Cari signori, i fatti sono questi, le motivazioni vere sono quelle che vengo ad esporvi e vorrei, altresì, che questa lettera venisse letta anche dai nostri amministratori che siedono in municipio e che si prendono cura dei proventi delle tasse che paghiamo, sono sicuro che la prenderebbero in considerazione quanto un pesce una vacanza nel deserto. Non è vero che il calo di donazioni è dovuto ai tempi di attesa, prima erano molto più lunghi; non è vero che i locali sono inadeguati, siamo sempre andati a donare sangue in un buco o poco più; non è nemmeno per i collegamenti, nessuno ha avuto mai problemi a venire a Gualdo a donare sangue da qualsiasi posto del comune. Il problema vero, cari signori del consiglio direttivo, è che i gualdesi devono andare a donare sangue a Gubbio. I Gualdesi devono andare a donare sangue in un ospedale che "non è" il loro, ma nell' ospedale di Gubbio, di Branca di Gubbio. I Gualdesi devono andare a donare sangue nell'ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, dove non è segnalata nemmeno la strada per Gualdo Tadino, e non nell'ospedale di Gualdo Tadino-Gubbio, come dovrebbe essere in ordine alfabetico (anche l'elenco telefonico è così).

 

E non venitemi a dire che, per la donazione, si deve andare in ospedale perché è più sicuro in caso di malore del donatore. I donatori di sangue devono essere sani ed in buona salute per donare. Anzi, per mia esperienza diretta, l'unica volta che ho accusato un malore dopo una donazione è stato ad un mio rientro in macchina, dove aumenta la tensione e la concentrazione mentale e non mentre ero disteso su un lettino.

 

C'è ancora un altro motivo che può aver causato il calo delle donazioni ed è molto più profondo. Donare sangue è un atto d'amore verso gli altri, è vero, ma è anche una dimostrazione che si può dare qualcosa perché si è in condizione di donare, perché si possiede più degli altri ed il di più non ci serve. Ai Gualdesi è stata tolta una grande motivazione di fare del bene, che è la tranquillità, la sicurezza sanitaria propria. Un gualdese non ha più un pronto soccorso cui rivolgersi in caso di emergenza, non ha nemmeno un'ambulanza che lo possa soccorrere prontamente; quanta gente ho visto andare all'ex ospedale Calai per poi tornarsene indietro con la coda tra le gambe!!?! Non è rimasto nulla per salvaguardare la nostra salute nell'immediato, che è ciò che è di primaria importanza per la nostra tranquillità.

 

Cari signori, pensateci, voi ed i nostri amministratori, non pensate solo ai titoli, a fare contento qualche politico o personalità "che conta", pensate, innanzi tutto, al bene dei Gualdesi, voi stessi dovreste essere e sentirvi Gualdesi, o sbaglio? Un'ultima cosa: prima di pensare ad aiutare gli altri devo pensare al mio bene, al mio, alla mia famiglia, alla mia città, poi agli altri. E non appellatevi alla "grande tradizione Gualdese", l'avete ripudiata, non serve. Comunque non preoccupatevi troppo, di donatori ne restano ancora molti, ma chi lo fa disinteressatamente credo che ci rifletterà.

 

Cordialmente

 

Il donatore Tessera n. 1438

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