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N. 6 - Giugno 2008

Accademia dei Romiti

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La RAI e Santoro

 

di Gianni Pasquarelli


Il Corriere della Sera ha titolato: "Santoro ha appaltato la Rai agli insulti di Grillo"; il presidente Petruccioli, di rimando, ha sentenziato: "Il danno, l’umiliazione e la vergogna che vengono al servizio pubblico sono incalcolabili. Farò in modo che non si ripeta mai più nulla del genere".

 

E' un po’ pochino. Segno che il presidente non conosce a fondo Santoro, il quale è soprattutto furbo e innamorato di se stesso: appartiene alla categoria dei furbi che vincono le battaglie ma possono perdere le guerre. E infatti una egli ne perse se ha dovuto confinarsi al Parlamento europeo, ancorché strapagato. Egli usa un’arma solo apparentemente innocua. Sacralizza il diritto di cronaca per raccontare la cronaca nella versione che piace a lui. Si tratti di insulti, di fango o spazzatura in modo da portare acqua al molino per il quale sgomita e si sbraccia, il suo; in modo da far finta di suonare tutte le campane suonandone pressoché una sola, la sua; in modo infine, da dosare gl’invitati alla platea di Annozero affinché i conti tornino, beninteso i conti suoi.

 

Questo è Santoro, il quale si barrica dietro il divieto di controllare o di condividere il suo operato, nonostante che la Rai sia una società per azioni dove esistono ben definiti i ruoli del conduttore, del direttore di rete e del direttore generale. Il quale risponde al Consiglio di amministrazione sia della qualità del prodotto che della dinamica del "conto economico".

 

Prescinderne, significa escludersi da una prassi della quale vive la Rai in quanto società finanziata prevalentemente dal canone, ossia dai soldi dei cittadini, i soldi di tutti noi. Queste cose Santoro le sa, ma se ne buggera perché in Rai si preferisce sciogliere inni al pluralismo informativo, che, a rifletterci su, non è lo Stato di diritto a doverlo garantire, ma, semmai, è l’esistenza del pluralismo informativo quale piedistallo su cui poggia uno Stato di diritto. Prendersela, tramite Grillo, con il Capo dello Stato e con il professor Veronesi non è diritto-dovere di cronaca, è cinica manipolazione di un evento per offendere chi rappresenta l’unità del Paese e chi merita gratitudine per la sua genialità di ricercatore stimatissimo.

 

Santoro imperturbabile seguita invece a nutrirsi della sua insaziabile partigianeria, cosa che potrebbe tranquillamente fare se si comprasse una Tv tutta sua, voglio dire coi soldi suoi e non con i nostri. Ma lui non ci sta, lui è geneticamente fabbricato così. Che possano non saperlo coloro che hanno il dovere di difendere la Rai in quanto servizio al pubblico, non è credibile. Logica e buon senso suggeriscono che essi non se la cavino solo affermando che un fatto del genere non si verificherà più. Sarebbe un po’ pochino. Usare un linguaggio tanto flagellante che lascia però le cose come stanno non serve a niente.

 

Gianni Pasquarelli

 

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