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N. 6 - Giugno 2008 |
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"Io mi sono seduta, un giorno di maggio, ad ascoltare e scrivere. Ed è stato come tessere un tappeto" La Masseria delle Allodole Incontro con l'autrice Antonia Arslan, martedì 27 maggio presso il Liceo scientifico R. Casimiri Una platea di giovani inizia a prendere posto. Le sedie accolgono ad una ad una ragazzi chiamati ad ascoltare una voce desiderosa di raccontare la storia della sua famiglia e del suo popolo, il popolo armeno.
La voce, calma, composta e serena è quella di Antonia Arslan, docente per molti anni allUniversità di Padova, autrice di saggi sul genocidio armeno e del romanzo La Masseria delle Allodole, vincitore del Premio Stresa e del Premo Campiello, bestseller tradotto in molte lingue, da cui è stato tratto lomonimo film diretto dai fratelli Taviani uscito nel 2007.
Dopo una breve presentazione a cura della professoressa Katia Tittarelli, ha inizio il vero e proprio "Incontro con lautrice".
La signora Arslan, fiera di "quellimbarazzante codina del suo cognome, delle tre lettere finali ian, che denunciano inequivocabilmente lorigine armena", torna indietro nel tempo con la memoria, in quel lontano 1915, anno in cui si scatena la persecuzione contro la sua gente, portata avanti dai turchi, il Mez Yeghèrn, il Grande Male, come la chiamano gli armeni, che sono "un popolo inerme e insicuro, dove i vecchi non raccontano di maghe e di orchi, ma ricordano gli eccidi di ventanni prima e sgranano come un rosario lelenco dei parenti massacrati o scomparsi". "Siamo quattro gatti", dice. Creature della diaspora, lei e i suoi familiari sono protagonisti di una storia soppressa, un bubbone da incidere per guarire una nazione ammalata.
La Masseria delle Allodole, la loro casa antica sulle colline dellAnatolia, è il sogno di ritrovarsi un giorno tutti insieme, di ricongiungersi, fratelli, figli, nipoti. Ma per uninfida astuzia della ragione il loro sogno è destinato a rimanere chimera: solo alcuni sopravvivranno, grazie alla forza danimo delle donne armene, capaci di tendere le braccia per salvare i bambini.
La scrittrice presenta un libro che, pur trattando un argomento così doloroso e disumano, è narrato con una tale delicatezza e sensibilità da suscitare profonda commozione e compassione verso unintera comunità alla quale è stato negato il ritorno nella propria terra. La voce della signora Arslan è come il suo romanzo, pacata, delicata. Riesce a coinvolgere quel giovane pubblico che inizia a porle alcune domande.
Conclude leggendo una poesia di un poeta armeno, Daniel Varujan, morto durante il genocidio. Notte sullaia parla di una nuova terra e di quella abbandonata: la tragedia degli armeni si scova tra le righe nellimpossibilità di avere una patria, o anche solo di sognare un ritorno.
"Nessuno, paziente lettore, è più tornato nella piccola città"
Chiara Toccaceli
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