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N. 7 - Luglio 2008

Accademia dei Romiti

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Deriva umbra

L'immagine della Regione in

bilico fra ideologie ed affarismi


Il mese di giugno ha segnato il crollo del mito del buon governo dell’Umbria, andato in pezzi sotto i fendenti della magistratura (amministrativa e penale), che hanno messo a nudo pecche e manchevolezze del "sistema politico Umbria", imperniato su un potere regionale, provinciale e comunale, tutti espressioni della sinistra, nel quale, "in nome del popolo" si curavano in realtà gli interessi di "pochi", tanto che persino i magistrati inquirenti hanno scritto: "In Umbria tutto ci si sarebbe potuto aspettare meno che ... la funzione pubblica fosse così asservita agli interessi di pochi".

 

Dopo le sentenze del TAR che, accogliendo i ricorsi presentati dalle popolazioni interessate contro atti che favorivano interessi privati in nome del falso mito dell’occupazione, hanno annullato le concessioni rilasciate all’Idrea-Rocchetta da parte della Regione e del Comune di Gualdo Tadino, il 12 giugno è arrivata la retata eseguita della Guardia di Finanza che, con 35 ordinanze di custodia cautelare ha aperto lo scenario di "appaltopoli", mettendo allo scoperto forme di malgoverno istituzionalizzate, in cui sarebbero coinvolte personalità del mondo politico ed imprenditoriale, "un comitato d’affari che gestiva le opere da tempo immemorabile", attraverso il trucco di frazionamenti di appalti per fare le trattative private, false dichiarazioni di somma urgenza, invenzione di qualsiasi lavoro pur di affidarlo a qualcuno; un sistema collaudato che aveva fatto maturare nei protagonisti la convinzione di una imperitura impunità.

 

Leggendo dei massi sulla strada di Rocca Porena ... quante attinenze anche con la nostra ricostruzione!

 

Scrivono i giudici istruttori: "Non c‘era lavoro, piccolo, medio o grande che sfuggisse a questa logica", e dalle carte emergono, con ANAS e variante di Casacastalda, anche i nomi (cosa non certo qualificante per la città) noti di alcuni concittadini, che operano a cavallo fra affari e politica, coinvolti in una mappa del malaffare ramificata in tutta la provincia, che è stata ampiamente pubblicizzata dalla stampa regionale e che risparmiamo per amor di patria. Il tutto nel quadro di un’indagine che da mesi riguarda un noto imprenditore perugino e di un’altra più recente sugli appalti del minimetrò.

 

Questa era la base del consenso, "da tempo immemorabile", in una realtà povera come l’Umbria, sommatoria di 90 piccole realtà, dominate ciascuna da tanti piccoli clan che si avvicendano in ruoli intercambiabili fra cariche politiche e rappresentanze istituzionali ai vari livelli e, quando esse non sono bastate, inventando le "partecipate controllate", per giustificare stipendi, indennità e prebende.

 

Non siamo noi i giudici chiamati ad emettere condanne, ma dopo quanto è venuto alla luce, per noi costretti a percorrere la strada che ci collega a Perugia non completata per mancanza di fondi, è particolarmente difficile credere che in parte siano finiti in "mazzette", senza che i politici che la percorrono se ne accorgessero o che non ci siano state connivenze.

 

Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma il crollo della prima repubblica per effetto di tangentopoli negli anni 90, cominciò proprio con la tangente per l’appalto ad una impresa di pulizie a Milano ...

 

(v.a.)

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