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N. 7 - Luglio 2008

Accademia dei Romiti

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Comunità Montana addio?


08commontane0807.jpg (14014 byte)C’è un dibattito in corso, nel paese, sul futuro delle Comunità montane; nel quadro della legislazione regionale è stato varato un provvedimento che ne riduce il numero con esclusione delle città come Gubbio, nel quadro della legislazione nazionale si è ventilata addirittura la loro soppressione.

 

In ogni caso quindi Gualdo Tadino dovrebbe uscire da questo supercomune in cui ci siamo trovati "troppo stretti" con scomodi vicini di casa: diciamo dovrebbe, perché non è detto che non ci siano ripensamenti o correzioni di rotta. Sarebbe la fine del tormentone che ha avvelenato i rapporti fra Gualdo Tadino e Gubbio negli ultimi quarant’anni, con le due città impegnate ciascuna a difendere privilegi e prerogative, in una lotta fra poveri, impari, e nella quale Gualdo Tadino ha sistematicamente avuto la peggio. E', purtroppo, una soluzione del problema che è arrivata troppo tardi: parlandone fra amici lapidario è stato il commento "non ne sentiremo la mancanza!" E, in effetti, è difficile fare un bilancio positivo della partecipazione del Comune di Gualdo Tadino a questa coalizione fra poveri alla quale il nostro comune ha sempre dato più di quanto abbia ottenuto, a meno che non si metta nel conto del "ricevuto", una presidenza, vice presidenze, assessorati e relative prebende: per il resto ha solo dato.

 

La legge istitutiva delle Comunità Montane assegnava alle stesse compiti istituzionali ben precisi: concorso alla eliminazione degli squilibri di natura sociale ed economica fra le zone montane ed il resto del territorio nazionale; difesa del suolo e protezione della natura attraverso la esecuzione di opere pubbliche e di bonifica montana, di infrastrutture e servizi civili idonei a consentire migliori condizioni ed a costituire la base di un adeguato sviluppo economico; sostegno delle iniziativa di natura economica idonee alla valorizzazione di ogni risorsa attuale e potenziale; fornire alle popolazioni residenti gli strumenti necessari ed idonei a compensare le condizioni di disagio derivanti dall’ambiente montano (art.2 della legge 1102/71).

 

Per chi ha vissuto in questi decenni la realtà di Gualdo Tadino è difficile riscontrare l’attuazione di qualcuno di questi compiti sul nostro territorio, caratterizzato da un gravissimo degrado ambientale, in molte zone senza significativi interventi di correzione, una viabilità montana abbandonata al dissesto delle acque meteoriche (vedi strade di Valmare, della tartufaia e della Chiavellara), pinete distrutte dagli incendi senza nemmeno gli interventi minimi di bonifica del territorio quale la rimozione dei residui della combustione da incendi, alvei di fiumi e fossi in stato pietoso ... e si potrebbe continuare, con dispersione di risorse di carattere populistico.

 

Certo la soluzione di un innaturale e mal definito rapporto fra il Comune e l’Ente montano porterà qualche problema, ma potrebbe anche costituire l’occasione per aprire una nuova stagione che valorizzi lo spirito d’iniziativa di un assessorato all’ambiente che allo stato attuale nessuno sa a quali incombenze sia preposto, rinnovando gli anni non dimenticati dell’ex Amministrazione dell’Appennino che ben altra cura aveva del nostro territorio montano rispetto a quanto ne abbia avuto la Comunità Montana. Quanto all’ufficio, aperto di recente in piazza Garibaldi e che assolve alle competenze dell’ex ufficio agricolo di zona e il relativo personale, potrebbero essere il punto di partenza per una nuova intelligente gestione del patrimonio comunale.

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