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N. 7 - Luglio 2008

Accademia dei Romiti

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I SINDACI DI GUALDO TADINO

Armando Baldassini, il sindaco della ricostruzione

In carica pressoché ininterrottamente dal 1946 al 1970


12abaldassinipic0807.jpg (10127 byte)I Baldassini erano una famiglia originaria di Jesi stabilitasi a Gualdo Tadino nel 1874 con Giovanni Baldassini (Jesi 1831 - Gualdo Tadino 1874) di mestiere carrettiere e commerciante.

 

Al tavolo di lavoro (anni '50)

 

Aveva sposato Anna Manizza (Senigallia 1841 - Perugia 1925) che, dopo la morte del marito, si risposò il 12 dicembre 1898 con Anselmo Bucari. Dal primo matrimonio erano nati sei figli, tra cui Robuamo (Jesi 1873 - Gualdo Tadino 1938) che, restato orfano all’età di un anno, terminate le scuole elementari si dedicò subito al lavoro in una delle tante fabbriche di ceramica. Aderì giovanissimo agli ideali socialisti e nel 1893 fu uno dei fondatori della locale sezione del Partito socialista anarchico rivoluzionario con Michele Berardi (1864-1931), cocciaio, Felice Tomassini (1869-1931), bracciante, Giuseppe Paffi (1867-1954), ceramista, Vittorio Righi (1860-1939), barbiere, e Alvise Panunzi (1875-1967), tipografo.

 

L’8 settembre 1897 Robuamo sposò Enrica Mancinelli (1877-1943), figlia di Eleuterio e Nicola Cola di Nocera Umbra, e dalla unione nacquero cinque figli, tra cui Armando l’8 settembre 1900, il quale seguirà le orme di famiglia nella ceramica trovando lavoro all’età di undici anni come terrazziere presso la Cooperativa Ceramisti della quale il padre ne era stato il socio fondatore.

 

12baldassinipaolettitomassinipic.jpg (13209 byte)Allo scoppio della prima guerra mondiale partì per il fronte e al ritorno fu assunto dalla Ceramica Alfredo Santarelli e poi dalla Fabbrica di Maioliche Commerciali ed Artistiche della famiglia Pascucci. Alla fine degli anni ’20 si trasferì per alcuni anni presso una ceramica di Pescara e nel 1932 creò insieme ad Artemio Paoletti (1901-1960) e Nazzareno Tomassini (1901-1972), la Baldassini-Paoletti-Tomassini, con sede nell’attuale via 5 Luglio.

 

Gli operai della Baldassini & Paoletti

 

La produzione della piccola azienda riguardava essenzialmente ceramica d’uso domestico tra cui i piatti da portata con il tipico "fioraccio" gualdese e le caratteristiche brocche per l’acqua. Armando Baldassini aderì giovanissimo agli ideali socialisti come suo padre, per cui fu costretto a subire durante il periodo fascista ingiurie ed umiliazioni dai vari "gerarchetti" locali. Nel 1939 la fabbrica si trasferì presso l’ex convento di Santa Margherita con due nuovi soci, Vito Moriconi (1891-1973) e Remo (Alfio) Pascucci (1908-1975). Nel 1957 cessò l’attività ed i soci Artemio Paoletti e Nazzareno Tomassini costituirono - ritornando in via 5 Luglio - la Ceramiche Artistiche Tomassini & Paoletti, attiva fino al 1960.

 

Armando, intanto, aveva inaugurato tra il 1955 e il 1956 nei locali di via del Filosofo una piccola azienda per la produzione di bibite e acqua gassate, rilevata da Corrado Guerrieri, attiva fino ai primi anni ’60. Parallelamente all’attività imprenditoriale, si dedicò con tutta la sua passione alla politica, militando nel Partito socialista italiano. Fu eletto nel primo consiglio comunale il 31 marzo 1946 nella lista socialcomunista che espresse il sindaco Fiorello Sergiacomi, che restò in carica fino al 30 giugno quando lasciò il posto proprio ad Armando. Grazie al suo impegno personale, Gualdo Tadino poté affrontare il lungo calvario della ricostruzione post-bellica dove, accanto al sostegno a favore delle nuove realtà produttive, occorreva anche provvedere a fornire i servizi essenziali come luce, acqua, fogne, strade.

 

La popolazione, nelle elezioni del 25 maggio 1952, lo premiò e, di conseguenza ne beneficò anche il partito, con una schiacciante vittoria elettorale. Il Psi prese infatti 3.051 voti, contro i 1.528 del Pci, i 2.638 della Dc e i 448 del Psdi, riconfermandolo in maniera plebiscitaria alla guida della città. Anche nel turno elettorale del 27 maggio 1956 il Psi si riconfermò il primo partito cittadino con 3.030 voti, seguito dalla Dc con 2.791, dal Pci con 1.246, dal Psdi con 495 e da una lista di "Indipendenti" alla quale andarono solo 176 preferenze. Naturalmente Armando ebbe di nuovo la poltrona di sindaco con la giunta composta da Ivaldo Morroni (Psi), Francesco Persiani (Psi), Adriano Carini (Pci) e Ezio Rubegni (Pci), assessori effettivi; Augusto Pinacoli (Pci) e Alfeo Panunzi (Psi), assessori supplenti. All’interno delle varie correnti socialiste umbre, Armando faceva parte della componente autonomista insieme a Sante Brinati di Foligno, Antonio Brizioli di Todi, Mario Belardinelli di Umbertide, Mario Laureti di Spoleto, Fernando Nuti e Luciano Stirati di Gubbio.

 

Nelle elezioni del 6 novembre 1960, si assistette al "sorpasso" della Democrazia cristiana nei confronti del Partito socialista. In quella tornata i risultati furono i seguenti: Dc voti 3.001, Psi voti 2.937, Pci voti 1.815 e Msi voti 230. Armando fu eletto nuovamente a sindaco della città. Grazie al suo interessamento, nell’anno scolastico 1959-60 fu istituita la sezione "decoratori ceramisti" dell’Istituto professionale statale per l’industria e l’artigianato di Foligno. Il corso biennale poteva essere frequentato da maschi e femmine forniti della licenza di scuola media o dell’istituto di avviamento professionale. Amico personale di Pietro Nenni, intrattenne con lui alcune missive epistolari in merito alla situazione politica nazionale e locale degli anni ’60. Il leader socialista lo onorò di una visita a Gualdo Tadino il 14 giugno 1962. Ebbe rapporti di conoscenza con Sandro Pertini, poi diventato presidente della Repubblica, di grande amicizia con Giuseppe Ermini, senatore e rettore dell’Università di Perugia (1943-53 e 1955-76), con Alessandro Seppilli (sindaco di Perugia, 1953-65) e con Antonio Berardi (sindaco di Perugia, 1965-70). Intanto, negli anni ’60, grazie anche ad un’incisiva e capillare campagna propagandistica, il Pci stava gettando le basi per diventare il primo partito di Gualdo. Nelle elezioni del 22 novembre 1964, infatti, il Pci ebbe 2.642 preferenze, seguito dalla Dc con 2.584, dal Psi con 1.944, dal Psdi con 442, dal Msi con 266 e dal Psiup con 88 voti. Ma ancora una volta Armando Baldassini rimase al suo posto.

 

A partire dal 1963, entrò a far parte del collegio dei probiviri del direttivo provinciale di Perugia, sotto la segreteria di Ennio Tomassini. Nel ’68 cominciarono a farsi strada nel partito socialista le cosiddette "nuove leve", chiamati anche "intellettuali", che intendevano portare una ventata di rinnovamento politico, con il Psi che scivolava verso un calo di iscritti dovuto a "trasmigrazione" verso il Pci di alcuni esponenti, mentre altri aderivano agli altri partiti socialisti come il Psu e il Psiup. Nelle elezioni politiche del 7 giugno 1970 12 seggi andarono al Pci (3.366 voti), 9 alla Dc (2.621 voti), 6 al Psi (1.594 voti), 1 al Psu (410 voti), 1 al Psiup (272 voti) e 1 al Msi (272 voti).

 

L’anno successivo, durante una burrascosa riunione dell’esecutivo socialista, i "giovani leoni" costrinsero Armando Baldassini a dimettersi da sindaco e il suo posto fu preso da Carlo Gubbini. Per non spaccare il partito, si ritirò in buon ordine con accanto ancora alcuni vecchi militanti. Ebbe la carica di consigliere presso la Comunità Montana e la presidenza della Scuola per infermieri professionali. Morì il 16 marzo 1982 e gli furono tributati solenni funerali da parte dell’amministrazione comunale guidata da Gino Bedini. Nel 1983 gli fu intitolata la sezione del locale Partito socialista italiano. Aveva fatto parte ininterrottamente del consiglio comunale dal 1946 fino al 1971 e per quasi 25 anni era stato il "sindaco" della città, distinguendosi per efficienza amministrativa, onestà e aiuto alle persone bisognose. Dal 1952 al 1969 fece parte anche della commissione di sconto della Banca Popolare di Gualdo Tadino e per oltre 20 anni tutte le mattine, prima di salire in Comune, era solito recarsi alla fonte della Rocchetta a prendere la "terapeutica" acqua. Nel 2000 il sindaco Rolando Pinacoli gli ha intitolato il Centro per anziani con una suggestiva cerimonia ricordando il suo nome su un cippo di roccia proveniente proprio dalla Rocchetta.

 

Aveva sposato il 28 aprile 1924 Caterina Sabbatini (1902-1971) di Angelo e Anna Luzi da cui sono nate Rosita (25 febbraio 1925) sposata con il geometra Nelio Petrozzi (1922-1977) e Delia (5 agosto 1927) sposata con il geometra Tito Amoni (1921-1974).

 

Daniele Amoni

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