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N. 7 - Luglio 2008 |
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Calcio giovanile Nocera-Gualdo 2-1: la scoperta che si può anche essere perdenti Aggrappati alla rete di recinzione nello spazio delimitato di un campo di calcio. Nei limiti della speranza di divenire un campione: le urla, gli insulti rimbombano nelle orecchie della illusione infantile del mito raggiungibile, del sogno realizzabile. Genitori allenatori non più educatori, al di là della rete, incitano gladiatori fragili nell'ansia della prestazione: non più gioco, non più socializzazione ma scontro agonistico esasperante, lacerante gli animi, nel pianto infantile della sconfitta. L'illusione svanita nella realtà di un mondo di adulti che usa la passione pulita, onesta di figli incompresi. Società di calcio gestite da gente ignorante, impreparata a confortare la fragilità di un bambino nella chiusura mentale dello schema di gioco, nello scherno, nella violenza verbale, nel maltrattamento che fa divenire uomini nel calciare il pallone.
17 maggio: finale play-off juniores Nocera-Gualdo. Ragazzi che hanno lottato un campionato per raggiungere il risultato vengono sostituiti nella partita della loro finale dai giocatori della prima squadra perché bisognava vincere, perché non contano gli animi, non contano più loro. La squadra perde perché l'entusiasmo, la passione, il desiderio superano la tecnica, l'arroganza di sentirsi superiori. E' il rigore sbagliato da Materazzi che ci dà la speranza di togliere questi figli a genitori e dirigenti nel crollo del mito riportandolo alla tragica realtà della povera umanità di chi, sentendosi onnipotente, scopre che si può anche essere perdenti.
Ruggero Luzi
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Serrasantasport
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