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N. 8 - Agosto 2008

Accademia dei Romiti

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Sfollati a Gualdo Tadino


03sfollatipic0808.jpg (3723 byte)Prima edizione febbraio 2008, seconda edizione giugno 2008; non è forse un best seller quanto a tiratura e contenuti, ma si presenta con queste credenziali l’ultimo libro che si occupa della storia della città., inviatoci con squisita cortesia da Roma da Franco Evangelisti, e dal titolo "Sfollati a Gualdo Tadino".

 

E' un opuscolo di una quarantina di pagine scritto con stile brioso e gradevole, nel quale l’autore, nato nel 1937, racconta con nitidezza di particolari la vicenda della sua famiglia sfollata da Roma a Gualdo Tadino, presso i parenti paterni, fra la fine del 1943 e l’inizio del 1944. Sono le memorie lontane viste e vissute con gli occhi di un bambino e che, oltre alla vicenda umana dei protagonisti, riproducono non nitidezza di particolari gli aspetti crudi e reali della realtà gualdese del momento, in gran parte imputabili ovviamente alle ristrettezze del periodo bellico, ma per la maggior parte espressione del retaggio antico di un paese povero ed arretrato, fino al punto che la loro descrizione oggi può risultare inverosimile a giovani che quella realtà non hanno conosciuto direttamente; ma, piaccia o non piaccia, questo è il "come eravamo". Dal racconto emergono poi le figure dei tanti personaggi ed amichetti della "porta di sotto" e di corso Piave, compagni dei giochi d’infanzia, taluni adulti, altri ormai forse nel regno dei più.

 

Sono pagine che si scorrono tutte d’un fiato, dedicate dall’autore alla memoria di mamma Elena Galloni ed Enrico Evangelisti, conosciuto da tutti come Righetto. "Erano gli anni difficili e tristi della guerra - scrive Evangelisti - ed i ricordi di me, bambino di sei anni, sono ancora indelebili; per questo sono ancora molto affezionato alla vostra città e, quando posso, vengo a rivedere quei luoghi in cui da bambino giocavo con i miei cuginetti e nei quali ho vissuto momenti a volte piacevoli e a volte drammatici".

 

Riportiamo, di seguito, uno dei capitoli del libro, da cui emergono i contorni e gli aspetti inverosimili di una realtà gualdese, e dalla cui rilettura si potrà comprendere quanta strada è stata fatta dal paese nel periodo storico che da questa realtà ormai ci separa.

 

Il gabinetto pubblico

 

"In casa di zia non c'era il gabinetto, si andava in quello pubblico poco lontano. Era piccolino, alla turca. Spesso lo si trovava occupato e l'attesa fuori non era piacevole, soprattutto quando faceva freddo; attendevamo battendo i piedi e tenendo le mani sotto le ascelle. lo non ci andavo volentieri, perché si diceva che da quel buco uscissero le pantegane! E quindi preferivo andare al fosso, un vialetto tortuoso che portava al mattatoio comunale. Lì ci andava tutto il vicinato, quando il cesso era occupato.

 

A Gualdo intanto la neve cadeva incessantemente; le strade erano gelate e si cadeva facilmente. Ed accadde alla somara di Alfonso, carica di legna, di scivolare nella strada in pendenza arrivando fino alla porta del gabinetto, nel quale si trovava in quel momento Italia, la moglie di Primo. Alfonso dovette faticare non poco per rialzare l'asina, togliere la legna caduta davanti la porta del cesso e far uscire Italia, che venne fuori con il sedere scoperto senza rendersene conto; gridava verso Alfonso e non voleva sentire scuse.

 

Nei giorni seguenti non si parlava d'altro che del poderoso sedere di Italia".

 

Questa era Gualdo Tadino: per chi fosse interessato la Redazione dispone dei riferimenti per contattare l’autore.

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