|
FestAcli 2008
Nel ricordo di Don Primo Mazzolari
Domenica 13 presso il villaggio turistico Val di Ranco di Monte Cucco
Il programma della FestAcli 2008 recita: "A 50 anni dalla
scomparsa di Don Primo Mazzolari, i cristiani e la politica"; è il tema
centrale di una manifestazione giunta alla diciassettesima edizione. Lo scenario è
suggestivo: sentieri e faggi secolari del Parco naturale regionale del Monte Cucco,
oscillanti al vento frizzante e inusuale per una domenica di luglio.
Dopo la
celebrazione eucaristica di padre Elio Dalla Zuanna, incaricato nazionale della Vita
Cristiana delle Acli, lapertura dellincontro è affidata a Orietta Galli,
presidente del Circolo Acli "Ora et Labora" di Fossato di Vico, che ha
organizzato levento, alla quale segue il sindaco di Sigillo, Antonella Brancadoro,
che sottolinea "la vocazione intelligente delle Acli, che hanno la
capacità di attrarre anche lattenzione della laicità con la loro attività in
tutto il territorio umbro".
A coordinare
la conferenza è Leonello Tosi, vice presidente provinciale delle Acli, che dà rilievo
alla "capacità delle Acli di mettersi in gioco proponendo figure
di dialogo e di apertura". Una di esse è Don Primo Mazzolari, di
cui a breve ricorreranno i 50 anni dalla morte.
In Umbria
sono in pochi a conoscere questo parroco della periferia di Cremona, un giovane inquieto
che legge di tutto, in particolar modo gli autori francesi, dapprima interventista, tanto
da diventare cappellano militare durante la prima guerra mondiale. Al fronte, però, si
trova a fare i conti con la guerra reale: non quella ideale della difesa della patria, ma
quella delle trincee, delle fosse, dei topi e del fango, di uomini che muoiono per un sì
o per un no di un generale. Ne esce sconvolto, particolarmente segnato, con la voglia di
stare vicino alla gente, di andare nei campi ad alleviare le tribolazioni quotidiane, a
fare catechismo, insegnare a leggere e scrivere. Questa sua vicinanza ai poveri e,
successivamente, al socialismo, non viene vista di buon occhio dal regime fascista che lo
accusa di essere "un prete che sta con i bolscevichi".
Don Primo è "un prete che non sa tacere" e non sa
accettare un fascismo che annulla gli animi e le coscienze, che li priva della capacità
di reagire imponendo di ragionare per slogan e di indossare una camicia nera. Per questo
sacerdote scomodo la Chiesa non può confondersi con il potere e chinarsi al compromesso
del Concordato con il regime. Mazzolari è protagonista di una fase storica in cui altri
personaggi come La Pira, Don Milani, Don Zeno, sono stati testimoni di un tempo in cui
nascevano figure profetiche in piccole realtà di periferia; non a caso Don Primo è stato
definito da papa Giovanni XXIII "tromba dello Spirito santo in terra
mantovana". Uomo del suo tempo o, per usare una frase di un filmato
realizzato dalla Rai, "Uomo dellargine". Largine è quello
del Po, dove organizza colonie estive per ragazzi, che inciterà in seguito a scegliere la
strada della Resistenza.
Gianni Borsa,
direttore di "Impegno", rivista della Fondazione Don Primo Mazzolari, quindi
illustra i punti fermi del pensiero di questo "uomo dal cuore in fiamme".
Borsa presenta un uomo dalla lingua tagliente, ruvido, grande oratore, veemente nei suoi
scritti come "La più bella avventura" o "Adesso",
in cui si fa profeta di un cristianesimo moderno e del dialogo ecumenico con le altre
confessioni. Pacifista che ha aperto la strada allobiezione di coscienza, convinto
che un rinnovamento della società sia possibile solo se ciascun individuo rinnova se
stesso, anche in politica, strumento per realizzare la giustizia sociale, per costruire
una società migliore per tutti.
In
unepoca in cui lidea del cristiano che porta le sue idee in politica non era
radicata, in cui ancora aleggiava lo spirito del "non expedit", Mazzolari vede
la vita politica come espressione dellimpegno del cittadino credente. "Non
è la religione che diventa politica, è la religione incarnata in me che mi fa agire
politicamente."
Il convegno
prosegue con il discorso di Don Giuseppe Masiero, assistente nazionale dellAzione
Cattolica, che parla di Don Primo come di un uomo che ha saputo vivere il suo ministero
mettendo al centro la comunità, interpretando la sua vocazione come un atto damore
verso la società.
Concludono la
mattinata gli interventi del sindaco di Fossato di Vico, Mauro Monacelli, e di Paola
Vacchina, vice presidente nazionale delle Acli. A 50 anni dalla scomparsa di Don Mazzolari
sembra che figure così non ce ne siano più. Forse è necessario cercarle nel silenzio
perché, come scrisse il suo giornale "Adesso": "tutto
è testimonianza, anche il silenzio, soprattutto il silenzio".
Chiara Toccaceli |
|
Attualità |