logoserrasanta.jpg (9762 byte)

N. 8 - Agosto 2008

Accademia dei Romiti

Prima pagina

Edizioni

Sommario

FestAcli 2008

Nel ricordo di Don Primo Mazzolari

Domenica 13 presso il villaggio turistico Val di Ranco di Monte Cucco


04festaclipic0808.jpg (6740 byte)Il programma della FestAcli 2008 recita: "A 50 anni dalla scomparsa di Don Primo Mazzolari, i cristiani e la politica"; è il tema centrale di una manifestazione giunta alla diciassettesima edizione. Lo scenario è suggestivo: sentieri e faggi secolari del Parco naturale regionale del Monte Cucco, oscillanti al vento frizzante e inusuale per una domenica di luglio.

 

Dopo la celebrazione eucaristica di padre Elio Dalla Zuanna, incaricato nazionale della Vita Cristiana delle Acli, l’apertura dell’incontro è affidata a Orietta Galli, presidente del Circolo Acli "Ora et Labora" di Fossato di Vico, che ha organizzato l’evento, alla quale segue il sindaco di Sigillo, Antonella Brancadoro, che sottolinea "la vocazione intelligente delle Acli, che hanno la capacità di attrarre anche l’attenzione della laicità con la loro attività in tutto il territorio umbro".

 

A coordinare la conferenza è Leonello Tosi, vice presidente provinciale delle Acli, che dà rilievo alla "capacità delle Acli di mettersi in gioco proponendo figure di dialogo e di apertura". Una di esse è Don Primo Mazzolari, di cui a breve ricorreranno i 50 anni dalla morte.

 

In Umbria sono in pochi a conoscere questo parroco della periferia di Cremona, un giovane inquieto che legge di tutto, in particolar modo gli autori francesi, dapprima interventista, tanto da diventare cappellano militare durante la prima guerra mondiale. Al fronte, però, si trova a fare i conti con la guerra reale: non quella ideale della difesa della patria, ma quella delle trincee, delle fosse, dei topi e del fango, di uomini che muoiono per un sì o per un no di un generale. Ne esce sconvolto, particolarmente segnato, con la voglia di stare vicino alla gente, di andare nei campi ad alleviare le tribolazioni quotidiane, a fare catechismo, insegnare a leggere e scrivere. Questa sua vicinanza ai poveri e, successivamente, al socialismo, non viene vista di buon occhio dal regime fascista che lo accusa di essere "un prete che sta con i bolscevichi". Don Primo è "un prete che non sa tacere" e non sa accettare un fascismo che annulla gli animi e le coscienze, che li priva della capacità di reagire imponendo di ragionare per slogan e di indossare una camicia nera. Per questo sacerdote scomodo la Chiesa non può confondersi con il potere e chinarsi al compromesso del Concordato con il regime. Mazzolari è protagonista di una fase storica in cui altri personaggi come La Pira, Don Milani, Don Zeno, sono stati testimoni di un tempo in cui nascevano figure profetiche in piccole realtà di periferia; non a caso Don Primo è stato definito da papa Giovanni XXIII "tromba dello Spirito santo in terra mantovana". Uomo del suo tempo o, per usare una frase di un filmato realizzato dalla Rai, "Uomo dell’argine". L’argine è quello del Po, dove organizza colonie estive per ragazzi, che inciterà in seguito a scegliere la strada della Resistenza.

 

Gianni Borsa, direttore di "Impegno", rivista della Fondazione Don Primo Mazzolari, quindi illustra i punti fermi del pensiero di questo "uomo dal cuore in fiamme". Borsa presenta un uomo dalla lingua tagliente, ruvido, grande oratore, veemente nei suoi scritti come "La più bella avventura" o "Adesso", in cui si fa profeta di un cristianesimo moderno e del dialogo ecumenico con le altre confessioni. Pacifista che ha aperto la strada all’obiezione di coscienza, convinto che un rinnovamento della società sia possibile solo se ciascun individuo rinnova se stesso, anche in politica, strumento per realizzare la giustizia sociale, per costruire una società migliore per tutti.

 

In un’epoca in cui l’idea del cristiano che porta le sue idee in politica non era radicata, in cui ancora aleggiava lo spirito del "non expedit", Mazzolari vede la vita politica come espressione dell’impegno del cittadino credente. "Non è la religione che diventa politica, è la religione incarnata in me che mi fa agire politicamente."

 

Il convegno prosegue con il discorso di Don Giuseppe Masiero, assistente nazionale dell’Azione Cattolica, che parla di Don Primo come di un uomo che ha saputo vivere il suo ministero mettendo al centro la comunità, interpretando la sua vocazione come un atto d’amore verso la società.

 

Concludono la mattinata gli interventi del sindaco di Fossato di Vico, Mauro Monacelli, e di Paola Vacchina, vice presidente nazionale delle Acli. A 50 anni dalla scomparsa di Don Mazzolari sembra che figure così non ce ne siano più. Forse è necessario cercarle nel silenzio perché, come scrisse il suo giornale "Adesso": "tutto è testimonianza, anche il silenzio, soprattutto il silenzio".

 

Chiara Toccaceli

Attualità

Accademia dei Romiti

Prima pagina

Edizioni

Sommario

montecamera5.jpg (12241 byte)

allegracombriccola_logo.gif (4713 byte)

ning.jpg (16944 byte)

 

 

miladyhouselogo.jpg (7255 byte)

 

 

Per inserzioni o scambi link si contatti la redazione