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N. 8 - Agosto 2008

Accademia dei Romiti

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Malattia e "sanità"

Un'esperienza personale


Era fine agosto 2007 e un dottorino senza peli sulla lingua, senza conoscere minimamente che tipo di persone avesse davanti, ci ha comunicato che mio marito aveva un tumore. Ci ha cambiato la vita.

 

Lui sarà partito per le vacanze dopo averci dato vaghi suggerimenti e un appuntamento prossimo, per noi è iniziato un duro e amaro cammino. Dopo il primo stordimento e la disperazione che ti attanaglia il cuore solo alla pronuncia di quella parola che suona come una condanna a morte, si reagisce, ci si fa forti della voglia di affrontare il nemico e guarire.

 

Purtroppo per noi però, le speranze sono state continuamente deluse e il percorso è stato amarissimo, non solo per la gravità della malattia, ma anche per l’esperienza dell’ospedale. Abbiamo forse scelto la strada sbagliata o le persone sbagliate affidandoci alla vicina struttura perugina, ma abbiamo sperimentato sulla nostra pelle quella malasanità di cui sentiamo continuamente parlare. Non tanto quella di errori eclatanti che finisce in prima pagina, quanto quella silenziosa e strisciante fatta di colpevoli ritardi, di superficialità, di arroganza e di mancanza di professionalità, di indifferenza e freddezza che esasperano un malato, che lo fanno soffrire di più, che gli sottraggono brandelli di vita.

 

Siamo rimasti senza punti di riferimento, pur girando l’Italia, soli a fronteggiare un evento fatale.

 

Pure qualcosa di buono alla fine abbiamo trovato ed è per questo che scrivo.

 

Un punto di riferimento, un sostegno umano e professionale è stato per noi tutto il personale dell’assistenza domiciliare della nostra azienda ospedaliera. Quella delle cure palliative, ma preziose e indispensabili per alleviare una sofferenza altrimenti insostenibile.

 

Ho sentito dire che è un servizio a rischio ridimensionamento, la falce dei tagli alla Sanità potrebbe cadere su questo.

 

Io scrivo e racconto la mia storia (che è purtroppo simile a quella di tanti seppure ognuno la viva in modo esclusivo), proprio per far sentire la mia voce di cittadina che è voce di tanti che vogliono, in una società civile, risposte adeguate ai propri bisogni, in particolare ai bisogni che nascono dalla sofferenza della malattia.

 

Abbiamo a Branca un nuovo presidio ospedaliero, all’avanguardia, come hanno detto, per quanto riguarda gli spazi e le strutture, ma se il personale che vi lavora non è adeguato non serve a niente; chi ne ha responsabilità controlli che ognuno faccia il proprio dovere con professionalità e disponibilità nella consapevolezza che chi lavora con persone malate non fa un lavoro "normale", e soprattutto faccia in modo che un servizio utile e di qualità non sia sacrificato a vincoli burocratici, clientelismi o interessi particolari.

 

Pierluigi ha sopportato la sofferenza con tanta forza, ci ha lasciato con dignità il 26 maggio 2008.

 

Invio questo scritto affinché lo leggiate e lo utilizziate nel modo che ritenete opportuno. Colgo l’occasione per fare i complimenti a tutta la redazione del giornale per la qualità del lavoro svolto, per il pregio della scrittura degli articoli, per la scelta interessante delle notizie.

 

Cordiali saluti

 

Simonetta Di Paolantonio Ferretti

 


Risposta. Il messaggio è eloquente e c’è da augurarsi solo che sia recepito; per quanto ci riguarda ci lusingano le espressioni di apprezzamento del nostro lavoro che cerchiamo di fare "al meglio" nell’esclusivo interesse della collettività. Grazie.

Sanità

 

Ospedale di Branca - Tempo di verifiche: Iniziativa del "Rosone"

 

Malattia e "sanità" - Un'esperienza personale

 

Ma Gualdo Tadino, dove è?

 

Malattia e statistica

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