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N. 8 - Agosto 2008

Accademia dei Romiti

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Scavi Tadinum

Riscoperta la piazza pubblica della città

Ma la spoliazione operata nei secoli ha lasciato solo tracce di fondazione - Una quindicina di ragazzi all'opera con la direzione del prof. Sisani


Dal 1 luglio sono ripresi gli scavi (la V campagna) per la riscoperta della Tadinum romana da parte dell’Università degli Studi di Perugia. Direttore dei lavori è, come gli altri anni, il prof. Simone Sisani. Lo abbiamo avvicinato dopo la seconda settimana di lavoro per conoscere novità e prospettive di questo progetto culturale finanziato dal comune di Gualdo Tadino:

 

"Quest’anno gli scavi termineranno alla fine di agosto - ci spiega - e possiamo contare su un gruppo di circa 15 ragazzi che si alternano a rotazione. Un organico sufficiente per completare l’indagine in quest’area ed approfondire le fasi più antiche della domus che abbiamo scoperto negli scavi precedenti".

 

Qual è l’obiettivo dell’indagine attuale?

 

"Vogliamo verificare meglio alcune situazioni che abbiamo iniziato ad indagare già lo scorso anno".

 

Quindi saranno degli scavi mirati". Non ci saranno, pertanto, indagini su un nuovo terreno?

 

"No. Abbiamo preferito non aprire nuovi scavi per concentrarci sull’approfondimento di quanto già emerso anche perché vorremmo raccordare ciò che abbiamo scoperto per avere un’immagine unitaria di questo ettaro di strutture indagate".

 

L’area interessata si trova a nord dell’area termale scoperta nel primo anno. Cosa sta emergendo?

 

"Ci stiamo concentrando su quest’area dove lo scorso anno avevamo intuito la presenza di un grosso complesso. Stanno emergendo strutture poderose certamente appartenenti ad un complesso pubblico. L’ipotesi su cui ci stiamo muovendo è che si possa trattare del foro, della piazza pubblica della città. Ci troviamo di fronte ad un’area libera da edifici su cui sembrano sorgere le basi di ipotetici monumenti onorari. Ed è un’area che sorge su terrazze. Sembra quindi una sistemazione di carattere monumentale che doveva affacciarsi sulla via Flaminia e doveva articolare una serie di edifici sicuramente di natura pubblica".

 

Non si era parlato di foro anche nella parte a sud dell’area termale?

 

"Sì, ma quello era il mercato del bestiame".

 

In queste prime due settimane è emerso qualche cosa di particolarmente interessante dal punto di vista strutturale o qualche reperto significativo?

 

"Purtroppo a livello di reperti e di strutture la situazione non è così ben conservata e promettente come era negli altri anni. Gli interventi di spoliazione del sito negli anni passati sono stati particolarmente pesanti. Questa situazione di terrazze che possiamo ricostruire sulla base delle strutture rimaste che vediamo è stata completamente annullata da secoli di spoliazioni e di lavori agricoli. Ci troviamo di fronte ad un’area piana che in origine non doveva essere strutturata in questo modo. Siamo ovunque al di sotto dei livelli pavimentali e quanto rimane delle strutture è conservato soltanto in fondazione. Credo che al termine dell’indagine riusciremo ad avere la pianta e capirne la funzione".

 

Rimane il discorso aperto con cui ci eravamo lasciati l’anno scorso: la musealizzazione con il relativo acquisto dell’area, la canalizzazione delle acque, lo spostamento della strada e la copertura del sito. Ci sono prospettive nuove a questo riguardo?

 

"Prima dell’inizio di questa quinta campagna di scavi abbiamo fatto una riunione in comune. Ci stiamo muovendo su un’ipotesi già ventilata: quella della copertura dell’area con pannelli fotovoltaici per sfruttare appunto l’energia fotovoltaica. Siamo in un periodo in cui le amministrazioni comunali soffrono sul piano finanziario e da sole non hanno la forza per sostenere finanziariamente un progetto di musealizzazione. Questa strada potrebbe essere quella giusta per coinvolgere anche investimenti privati e quindi avviare questo programma di parco archeologico che va sicuramente portato avanti perché le strutture ormai sono tante e vale sicuramente la pena di riportarle in luce. La volontà del comune, quindi, c’è. Resta l’incognita dei tempi e delle fonti di finanziamento".

 

(R.S.)

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