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N. 9 - Settembre 2008

Accademia dei Romiti

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La riscoperta della Tadinum romana

Riemersi colonne in pietra e reperti bronzei


05scavi_1_pic0809.jpg (5715 byte)Il 30 agosto si è chiusa la quinta campagna di scavi alla riscoperta della Tadinum romana. Quest’anno il cantiere è stato aperto soltanto per due mesi. E proprio negli ultimi giorni sono arrivate le sorprese più belle. Ce le racconta, come di consueto, il prof. Simone Sisani, direttore degli scavi:

 

"Abbiamo allargato lo scavo a sud. Abbiamo trovato i limiti di questa grande area pubblica che avevamo indagato lo scorso anno ed abbiamo trovato una situazione inattesa e molto interessante. Stiamo scavando dei livelli di interro dell’inizio del IV sec. d.C. che vanno a coprire una situazione più antica costituita apparentemente da un portico con colonne in pietra dotate in origine di un alzato in mattoni. È un portico monumentale, quindi siamo ancora in un’area interessata da edifici pubblici a cavallo tra la supposta area del foro e le terme pubbliche. Questa zona è probabilmente in connessione con un santuario perché stiamo trovando nei livelli di interro materiali in bronzo a carattere votivo.".

 

Inoltre sono stati ritrovati importanti reperti in bronzo: "Sì, abbiamo trovato un bronzetto votivo, quindi una statuetta in bronzo di epoca romana raffigurante probabilmente un sacerdote. Saremo più precisi dopo l’intervento di restauro presso la Soprintendenza archeologica di Perugia, dove sono stati recapitati momentaneamente questi reperti. Era quanto speravamo di trovare in questa zona visto che già negli anni passati avevamo ritrovato materiale relativo ad un tempio. Le strutture del tempio non sono ancora state identificate ma il materiale sta ad indicare che non siamo molto lontani dall’obiettivo. Inoltre, oltre alla statuetta, abbiamo anche trovato la decorazione in bronzo di un cofanetto".

 

05scavi_2_pic0809.jpg (4542 byte)Chiusa la campagna il sito è stato messo, come al solito, in sicurezza con i teli e la ricopertura in terra "per proteggere le strutture che sono venute alla luce. Strutture che almeno nella fase più antica hanno un’alzata di circa 1m e 20 cm, quindi sono strutture potenzialmente fruibili per una eventuale area archeologica e che necessitano di una protezione particolare".

 

Non c’è ancora una data precisa per la musealizzazione della zona. Però i reperti ritrovati possono già essere esposti: "Sì, abbiamo trovato tanto di quel materiale sufficiente per riempire un museo. Per il momento è in fase di studio. Noi riusciamo a studiare il materiale contestualmente allo scavo appoggiandoci alle strutture della Soprintendenza dove al momento sono raccolti. I materiali che necessitano di restauro vanno, naturalmente, restaurati. In attesa di un contenitore adeguato che speriamo possa essere individuato, o riorganizzando gli spazi della Rocca Flea o creando un nuovo museo".

 

I reperti ritrovati quale importanza hanno dal punto di vista storico?

 

"Sono reperti che hanno un valore assoluto. La grande importanza è l’aver ritrovato questi oggetti in un contesto storico certo ed attraverso uno scavo scientifico. In tal modo anche una singola moneta può dare informazioni importanti in chiave storica. La fortuna di questo sito è quella di essere sostanzialmente integro e la scientificità dello scavo consente di andare ad arricchire il patrimonio di archeologico che abbiamo".

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