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N. 9 - Settembre 2008

Accademia dei Romiti

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Simona, fiore mai appassito

Come la breve, ma intensa, esistenza di una bambina afflitta da un male rarissimo può dar senso e luce alla vita degli altri. Una storia vicina a noi, ma sconosciuta ai più.


08simonapic0809.jpg (5363 byte)Era nata il 27 ottobre 1998: una bambina sana, cresciuta nell’affetto dei genitori, dei nonni e degli zii. Dopo la scuola materna ha iniziato le elementari, una bambina serena, socievole, molto intelligente e creativa. Ama scrivere, dipingere. Qualsiasi cosa faccia fare la realizza con precisione. Nell’ultimo periodo della malattia, non potendo frequentare la scuola la segue tramite computer e quando la scuola propone un corso di ceramica; lei realizza un bel cavallo su un piatto di ceramica; la stessa insegnante ne resta impressionata. Il suo animale preferito è il cavallo che vede come simbolo di libertà perché può correre liberamente per i prati, attraversare i fiumi ... E aggiunge: se dovessi essere un fiore, vorrei essere un fiore che non marcisce. Veramente ama vivere, ama la vita.

 

Il 17 settembre del 2004, mentre è accompagnata a scuola dal papà Claudio, un improvviso svenimento, inizia la sua malattia: non ha ancora compiuto i 6 anni. I genitori, per comprenderne il perché, corrono prima all’ospedale di Gualdo, poi a quello di Ancona e il 21 dicembre Simona entra all’ospedale Bambin Gesù di Roma, dove le è diagnosticata la rara malattia: "Ipertensione arteria polmonare primitiva". Primitiva perché non ha cause, non è congenita e può colpire a qualsiasi età. Grazie all’intervento immediato, si esclude il trapianto e, con una cura adeguata, Simona riprende la sua vita normale fino al 18 aprile 2007, quando per una nuova crisi, sempre all’ospedale Bambin Gesù le applicano una macchinetta che pompa medicinali nel cuore per diminuire la pressione del ventricolo. Simona ha un fratellino, Alessio, al quale è molto legata. Nell’ultimo periodo, mentre segue le lezioni via internet, stanno sempre insieme. Trovandosi a Roma in ospedale, chiede alla mamma se si sente in colpa perché per stare con lei trascura l’altro figlio. E la mamma: "no lui sta bene, chi ha bisogno sei tu".

 

La sofferenza illuminata dalla fede

 

La prima reazione al male è un rifiuto. La mamma la sente piangere e dire che lei non è più come le altre; si rifiuta di andare ogni mese in ospedale a Roma. Questo periodo coincide con l’iscrizione al catechismo per la prima comunione, lei si ribella contro Dio. Dà a Lui la colpa della malattia. Dice: "è Lui che me l’ha mandata!" Non vuole essere iscritta al catechismo che non le interessa. La mamma le propone di andare per 15 giorni poi sarebbe stata lei a scegliere se continuare oppure no. Accetta la proposta. Senza riuscire a scoprire cosa sia successo dentro di lei, un giorno torna piangendo e dice: "Quanto sono stata cattiva con Dio! Lui non c’entra. Questa è la mia vita, il mio percorso di vita." e continua il suo cammino di preparazione. E che cammino! La sera spesso chiede alla mamma: "Hai detto le preghiere?" Riceve la prima comunione il 3 giugno 2007. La mattina è tutta tesa, emozionata per l’incontro con Gesù. Il parroco Don Bruno afferma che ha vissuto questo evento con una maturità di fede impressionante tanto da indicarla come modello agli altri suoi coetanei. Il 1° luglio sviene di nuovo, è domenica e non può andare a Messa. Quando si riprende dice : "E' la prima domenica dopo la prima comunione e non posso andare in chiesa a ricevere Gesù, devo chiamare don Bruno e glielo devo dire". In ospedale, fa amicizia con il cappellano che ogni giorni le porta il brano del Vangelo del giorno, lo legge poi riceve la Santa comunione. Un giorno lo zio va a trovarla, lei ha in mano il Vangelo e parla della comunione; turbato nel vederla così ridotta sbotta: "Smettila di pregare, devi bestemmiare!" E lei, guardandolo fisso,: "Zio, cosa stai dicendo? Non ti permettere più di dire queste cose! Questo è il mio percorso di vita." Ciò che colpisce chi la incontra, è il suo sorriso; ha un sorriso per tutti. Gli infermieri e i medici l’hanno sempre vista così; mai si lamenta per i prelievi o dice: mi fai male!. Alla domanda che le viene rivolta ("come stai?") risponde: "Sto bene". La mamma Roberta racconta che mai si fa vedere triste dal papà per non farlo soffrire e solo quando va a dormire si sfoga con Lei. Una frase che lei usava dire e che i genitori hanno voluto sul suo ricordino ("l’allegria è sempre dentro di te ... anche nei momenti più tristi") ci rivela forse il cammino spirituale fatto da questa bambina guidata dal Cristo vivo.

 

Siccome la bambina è in fase di sviluppo, è molto difficile gestire la rara malattia per cui il 31 luglio è messa in lista di attesa per un trapianto cuore e polmoni. Pensandoci, lei si chiede: "Perché io possa avere organi nuovi deve morire un altro bambino?" E un po’ contrariata dice: "Vada come vada! basta non perdere la fede". Siccome la malattia procede ed è difficile trovare un cuore per il trapianto, i genitori programmano di andare in America. Lei non è d’accordo: "Se sono destinata a fare il trapianto, lo faccio qui. Sono nelle sue (di Dio) mani". Non è impressionante la sapienza del cuore di questa bambina? Capisce che la vera realizzazione è essere nelle mani di Dio e nella sua volontà. In ospedale ha conosciuto Tommy, un bambino più piccolo, con lui aveva una grande amicizia. Si cercano, ma il bimbetto muore nell’ottobre del 2007 e la mamma glielo comunica solo in gennaio. I genitori trovano scritto su un suo biglietto: "tu adesso stai bene, tu sarai il mio angelo custode!"

 

25 giugno, pronta per il cielo

 

Il parroco, vista la malattia di Simona, chiede al Vescovo di conferirle anche il Sacramento della cresima. Il Vescovo, d’accordo, la programma per i primi giorni di agosto. Lei, contentissima, comincia a prepararsi dicendo che la vera festa è il Sacramento e di non organizzare un pranzo fuori, ma in casa con la famiglia, i nonni e gli zii. Purtroppo la malattia procede. Il 25 giugno, mentre l’assistono i genitori, un infermiera e un medico, e lei dorme per la morfina somministratale, all’improvviso toglie la mano da quella dell’infermiera si alza sul letto, allarga le braccia con un grande sorriso, sembra andare ad abbracciare una persona amata e conosciuta. Il medico le dice: "Simona, stai vedendo qualcosa di bello?". Sono le ore 16,15, alle 17 muore. Don Bruno, che la conosceva bene, dice che la Madonna le è venuta incontro.

 

La mamma di Tommy, Daniela, che non ha accettato la morte del figlio e non entra più in chiesa, il 28 giugno, spinta da una forza interna, entra in chiesa e vive un’esperienza fortissima che descrive così a Roberta, la mamma di Simona: "Simona è una bambina meravigliosa che ci ha insegnato tante cose; anzitutto cosa vuol dire star male in silenzio; credere di nuovo in Dio e amarlo anche se ci permette dolore e sofferenza. Non è facile amarlo Roby, dopo quello che ci è successo, ma ti dico questo: questa mattina sono andata in chiesa, ho chiesto perdono al Signore per aver dubitato di Lui. Ecco cosa è riuscita a fare Simona con me". Don Bruno, parroco di Rigali, con profonda convinzione afferma che è il primo miracolo operato da Simona.

 

La mamma chiude il suo racconto dicendo: "Io e mio marito abbiamo insegnato a lei a vivere; abbiamo cercato di non viziarla. Lei invece mi ha insegnato la fede. Credevo anche prima, però era una fede di tradizione, lei mi ha fatto fare l’esperienza che Dio esiste. Ora non posso più tralasciare una messa domenicale e non posso vivere senza ricevere il corpo e sangue del Signore. Questo grazie a lei."

 

Padre Celeste (Missionario della Salette)

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