Alfredo Santarelli: valore di una retrospettiva
(Apertura il 25 ottobre 2008)
di Enzo Storelli
Come spesso accade per ragioni inerenti alla mole
organizzativa di simili manifestazioni, è slittata di un anno la
celebrazione del cinquantenario della morte di Alfredo Santarelli (1874 1957), ma siamo
ormai vicini all'apertura della retrospettiva che all'insigne maestro gualdese
dellarte della ceramica viene dedicata, con sede nella monunentale chiesa di San
Francesco.
Operazione
culturale autentica, calata come è nella più bella tradizione del
lavoro di Gualdo Tadino, la mostra ha anche un notevole valore sociale. Consapevoli che
l'arte e la cultura nobilitano l'azione amministrativa, il sindaco Angelo Scassellati e
l'assessore allo Sviluppo Economico Gilberto Garofoli si sono opportunamente attivati per
quanto di loro competenza, essendo il Comune promotore dello storico evento.
Occorreva
questa antologica, la disponibilità dei tanti prestatori delle opere per venire a
contatto, per vedere per la prima volta pezzi di straordinario livello qualitativo nel
contesto del percorso del Santarelli, maioliche che assurgono spesso al ruolo di opera
d'arte. Al di là del cinquantenario, una "vicenda" la sua e della fabbrica che
andava rivisitata, divulgata.
Indispensabile, a tale fine, il supporto scientifico
del catalogo. Di questo sono stati curatori lo scrivente e Mario Becchetti, insostituibile
presenza in ognuna delle fasi operative dell'organizzazione; Giancarlo Franchi, che si è interessato della pubblicazione dei listini della fabbrica; Franco
Chiucchi, cui si deve l'eccezionale documentazione fotografica. Tutti fermamente convinti
che si era a fronte di un particolare impegno.
Qualche
riflessione sul lavoro di Alfredo Santarelli. I suoi inizi sono nutriti di cultura
figurativa umbra, tanto che a rappresentarli è stata dedicata
proprio l'immagine di copertina del catalogo, con una serena derivazione dal Perugino,
della quale si può dire che la freschezza espressiva della traduzione nasconde già una
grande profondità interpretativa. Innumerevoli i testi d'autore che d'ora in poi egli ama
rivivere.
In un
ambiente dove si assiste ad un'autentica esaltazione dell'opera di Bartolomeo Pinelli
attraverso la ceramica, delle rievocazioni storiche del celebre illustratore neoclassico
romano, come altri pittori ceramisti gualdesi non manca Santarelli di produrre un'ampia
serie di istoriati pinelliani, in cui magnifici lustri oro-rubino giocano spesso uno
splendido ruolo. Ma già in manufatti datati 1900-1901 notiamo sue aperture verso il liberty
in bellissime tese di piatti con ritratti di tipo fotografico, commemorativo e onorario.
Ed anche questo distacco dallo storicismo eclettico appare svolgersi all'insegna di una
seria informazione, d'una squisita sensibilità.
Parallelamente, sotto la guida del maestro, le brave
maestranze della fabbrica di via Monina erano impegnate a superare la separazione tra
artigianato e arte.
Nel proprio
intimo SantareIli maturò un sogno di bellezza artistica attraverso la ceramica. Credo che
la vasta campionatura del suo lavoro da esporre in San Francesco esprima bene questa
aspirazione dell' indimenticabile maestro.
Nelle diverse
fasi culturali del suo percorso, la ricerca filologica, l'alfabeto dei caratteri, le
derivazioni o filiazioni artistiche presentano sempre una notevole cura di traduzione man
mano che egli opera nel quadro dell' imitazione, dello storicismo,della tradizione
storicistica dell'accademia, poi del suo superamento attraverso un distacco che si
configura come un ponte tra modernità e tradizione, tanto che per certe sue cose possiamo
parlare di "modernità antiche". Alfredo Santarelli era perfettamente
consapevole che ogni epoca ha diritto alla propria cultura.
Da qui la sua
meditata interpretazione
de1l'evolversi di mode e stili nelle varie civiltà, sino al moderno.
E' questa la
ragione per cui i curatori della retrospettiva hanno voluto offrire uno spaccato per
quanto possibile completo della sua attività, convinti che nella valorizzazione di tutto
ciò che va tramandato l'uomo ritrova molto della propria autenticità. La ceramica è, a questo fine, un veicolo privilegiato, se si considerano i
collegamenti culturali che in essa è possibile cogliere,
dall'Europa ai paesi islamici, a quelli orientali. Aggiungerei che in un paese come
l'Italia, depositaria di un patrimonio storico-artistico unico al mondo, la cultura deve
essere vista non come spesa, ma come investimento per lo sviluppo.
Della fatica
che la mostra ha richiesto va doverosamente dato atto al sindaco Scassellati,
all'assessore Garofoli ed a coloro che tanto amorevolmente l'hanno costruita (Becchetti,
Storelli, Franchi, Chiucchi), sviluppandola lungo un appassionante itinerario. |