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N. 10 - Ottobre 2008

Accademia dei Romiti

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L'asilo nido è al limite della capienza

Tanti genitori in difficoltà

Una lunga lista d'attesa di almeno 30 bambini che non riescono ad entrare - Ed i nonni tornano ad essere preziosi

 

Riccardo Serroni


Se sia una priorità o meno lo può decidere soltanto la politica. Che sia un problema esistente, però, nessuno può metterlo in dubbio. E tra le varie proposte programmatiche per la prossima legislatura nel governo della nostra città credo che abbia diritto ad avere un posto in primo piano.

 

Mi riferisco all’asilo nido comunale.

 

La struttura esistente non è, infatti, sufficiente a soddisfare la crescente domanda. Soprattutto dopo che l’asilo nido privato ha chiuso i battenti.

 

L’asilo nido comunale di Largo Zagabria è gestito in convenzione dalla Cooperativa Asad (che ha vinto nuovamente l’appalto il 1 settembre) ed ospita 42 bambini con 7 operatrici, una ogni 6 bambini, così come prevede la legge. Le domande per l’ammissione devono essere indirizzate al comune e la graduatoria per le priorità viene stilata in base a dei parametri. Fuori della porta sono in attesa almeno altri 30 bambini. "Perché non li prendono? - potrebbe obiettare qualcuno - Basta mettere qualche operatrice in più e si riesce a soddisfare anche le altre domande".

 

In realtà, al momento, non è proprio possibile. Il motivo? La struttura non è adeguata:

 

"La legge 30 del 2005 stabilisce criteri ben precisi per spazi e personale - ci spiegano all’ufficio scuola del comune - Ed il nostro asilo nido è al limite della capienza. Per accogliere altri bambini bisognerebbe ampliare l’edificio oppure trasferirsi in un edificio più grande".

 

C’è poi un secondo problema non secondario. L’investimento per la struttura edilizia non sarebbe sufficiente. Bisognerebbe inserire a bilancio un’ulteriore spesa anche per la gestione. Il motivo è semplice. Le famiglie concorrono al momento con una retta di 183 euro (mensa compresa) se il bambino resta fino alle 14,00 e di 240 euro per una permanenza fino alle 18,15. Ma la quota copre soltanto il 50% dei costi del servizio. L’altro 50% viene finanziato dal comune. E’ evidente che, rimanendo tali le quote, ogni bambino in più comporterebbe un aggravio di spesa per le casse comunali. Ecco perché dicevo che si tratta di una scelta politica. Una amministrazione può scegliere o non scegliere di potenziare un servizio in base alla scaletta delle priorità che stabilisce ed alle risorse che decide di destinarvi. Ed è evidente che meno risorse ci sono e più si restringe il campo delle priorità. Un problema che riguarderà, ormai, la prossima amministrazione ed i programmi che redigeranno le liste che si candideranno a guidare la nostra città.

 

Per il momento sono tornati di moda i nonni, i migliori baby sitter sempre pronti all’uso che si conoscano. Ma non sempre, vuoi per la lontananza, vuoi per problemi di salute od altro, questa possibilità può essere sfruttata. Ed allora il problema che abbiamo sollevato non appare secondario.

 

In fondo il primo obiettivo che un’amministrazione comunale si deve porre è quello di fornire servizi ai cittadini. E l’asilo nido è diventato un servizio di primaria importanza. Tenuto anche conto del fatto che, con i salari di oggi, con un solo stipendio in famiglia si fa la fame ed è ormai una scelta di sopravvivenza la possibilità di lavorare per entrambi i genitori.

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