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N. 10 - Ottobre 2008

Accademia dei Romiti

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La ristrutturazione discussa della taverna di San Donato

I perché di una scelta architettonica

L'architetto Mario Struzzi spiega le linee progettuali seguite per completare l'opera

 

Riccardo Serroni


Antico o moderno? Bello o brutto? Dopo ogni ristrutturazione di un edificio antico la discussione è d’obbligo. Un interessante dibattito si è sviluppato anche sulla qualità e sulla tipologia del recupero della taverna di San Donato. La questione è emersa senza tanti giri di parole anche nel corso della inaugurazione ufficiale nelle parole del priore di San Donato Corrado Petrini, del sindaco Angelo Scassellati e dell’architetto Mario Struzzi.

 

Sulla tipologia dell’intervento si è discusso molto, anche aspramente, già durante i lavori. Lo ha rivelato Corradio Petrini: "Noi avevamo il ricordo della vecchia taverna. Con l’architetto ci siamo confrontati ripetutamente. Con la sua esperienza ci ha fatto capire certe cose ed oggi devo dire che, dopo aver vissuto qui dentro per giorni e giorni, man mano che vivi la taverna ti accorgi sempre di più che ha una sua ragion d’essere ed una sua funzionalità. Le plafoniere, ad esempio, non ci piacevano ma l’architetto ci ha spiegato che per superare lo scoglio dell’agibilità occorrono queste luci. In futuro potremo prevedere degli accorgimenti particolari".

 

Infatti è stato detto che in futuro possono essere camuffati certi elementi moderni come i radiatori: "Al momento noi ci siamo accollati un investimento molto oneroso perché acquistare una cucina nuova non è semplice. I radiatori sono stati una scelta obbligata. Non potendo fare un impianto di riscaldamento a pavimento perché avrebbe comportato dei costi di gestione eccessivi per un uso che non sarà quotidiano, l’unica possibilità erano i radiatori. Starà a noi, nei prossimi mesi, con arredi particolari, restituire alla taverna una sua immagine più consona all’uso che ne intendiamo fare".

 

Chi ha dovuto fronteggiare le resistenze, le opinioni diverse in fase di progettazione e realizzazione è l’architetto Mario Struzzi, di Terni, progettista e direttore dei lavori. Alla fine è riuscito a mettere tutti d’accordo. In che modo?

 

"Come sempre alla fine c’è uno che deve decidere e chi decide è il progettista ed il direttore dei lavori".

 

Quali sono state le priorità in questo progetto?

 

"Per ristrutturare un edificio bisogna conoscere com’era, come si è trasformato nel tempo e come può essere ripristinato per restituirgli una sua funzionalità per il futuro. Oltre al nostro studio abbiamo chiesto il contributo di altri professionisti come l’ing. Avorio per la parte strutturale e l’ing Giannini per l’impiantistica, inoltre va sottolineata la particolare cura con cui ha lavorato l’impresa pur in condizioni molto difficili per l’inaccessibilità del luogo. Se qualcuno va ad analizzare nei dettagli il lavoro vedrà con quale cura sono state tagliate le mattonelle dei pavimenti, come sono stati fatti gli intonaci, i solai ecc. Purtroppo non si può vedere con quale cura è stata ripresa tutta la muratura. Se c’era qualcosa che era malmesso è stato smontato e rimontato con assoluta coerenza dei materiali che sono stati usati".

 

Qualcuno critica certe modernità come le plafoniere o il colore verdino delle porte e finestre:

 

"Il colore è quello ricavato dai vecchi infissi e poi sono i colori che venivano usati nel passato. Noi abbiamo fatto sempre interventi di restauro di una certa importanza, siamo nei libri di architettura, quindi abbiamo un’esperienza in tal senso e cerchiamo di fare le cose in maniera tale da non essere condannati dopo morti. Perché se ti condannano da vivo ti puoi difendere, dopo morto no. L’illuminazione è un po’ di efficienza e di modernità che deve entrare in ogni cosa. Queste sono lampade che non sono sfacciate, non vogliono rappresentare niente di particolare ma vogliono dare la luce. Ed è una luce media che consente di parlare e di conversare e ricorda quasi l’ambiente con le fiaccole".

 

Insomma, è un viaggio nel tempo di un edificio con elementi che ricordano il passato, altri che testimoniano il presente in una staffetta ideale tra passato, presente e futuro. Qualcuno può non condividerla ma è una filosofia architettonica che ha una sua razionalità ed una sua legittimità.

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La ristrutturazione discussa della taverna di San Donato - I perché di una scelta architettonica

 

Scassellati: "Edifici a norma. Basta superficialità"

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