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N. 10 - Ottobre 2008

Accademia dei Romiti

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Piante officinali dell'Appennino gualdese

 

Rubrica a cura di Bernardino Dino Pezzopane

 

La rubrica, non pretende di essere un’opera scientifica, né di sostituire i testi di farmacologia, ma, molto più modestamente, tentare di introdurre i profani nel meraviglioso mondo delle piante medicinali ed aromatiche. La posologia è e rimane di competenza medica.


Arnica - arnica montana L.

 

Portamento: è una pianta erbacea vivace con un rizoma obliquo o verticale; il fusto, semplice o talvolta appena ramificato, è alto fino a 60 cm, tutta la pianta è coperta da peli e ghiandole.

 

Foglie: le foglie basali, riunite in rosetta, sono sessili e hanno forma ovale ed ellittico-allungata con il margine talvolta dentellato; la parte superiore è fortemente pubescente, quella inferiore è poco pelosa o quasi glabra, lungo il fusto vi sono da uno a tre paia di foglioline sempre più piccole e sessili.

 

Fiori: i fiori, riuniti in un capolino, sono di due tipi; quelli esterni hanno una ligula di colore giallo aranciato, quelli centrali sono piccoli e gialli.

 

Frutti: il frutto è un achenio lungo 5 mm, sormontato da un pappo, formato da numerosi peli setolosi di colore biancastro, che ne facilita la disseminazione.

 

Dove si trova: l’Arnica cresce nei prati e nei pascoli dalle zone montane (sopra i 1000 m), nelle Alpi e nell’Appennino centro-settentrionale.

 

Quando si raccoglie: il rizoma si può raccogliere, scavandolo con una zappetta, in settembre, quando la pianta entra nel riposo vegetativo, oppure in marzo prima della ripresa; si tagliano le radichette laterali e si monda dalla terra. I fiori si raccolgono in giugno-luglio scegliendo quelli appena aperti.

 

Come si conserva: il rizoma si essicca all’ombra e si conserva in sacchetti di carta; i fiori si essiccano all’ombra in luogo molto aerato, rimovendoli spesso per ottenere un essiccamento il più rapido possibile, e si conservano in vasi di vetro o di ceramica al riparo dall’umidità e dalla luce.

 

Proprietà: antiecchimosiche per via esterna, rubefacenti.

 

Principi attivi: olio essenziale, idrotimochinone, tannini.

 

L’Arnica è una delle piante più note in erboristeria; fino a qualche tempo se ne faceva anche un uso interno che oggi è stato abbandonato per taluni rischi connessi con l’ingestione delle sue preparazioni.

 

L’Arnica è rimedio principe d'assoluta validità per risolvere ecchimosi ed edemi conseguenti a contusioni e slogature. Le sue preparazioni vanno, però maneggiate con molta cura e attenzione perché, in caso contrario, potrebbero dar luogo a pesanti infiammazioni. Le preparazioni d'Arnica, utilizzabili solo per uso esterno, non vanno mai applicate in vicinanza degli occhi, della bocca e dei genitali e su pelle dei bambini piccoli. Attenendosi a queste precauzioni e alle altre che saranno indicate a proposito delle utilizzazioni, se ne ottengono i vantaggi senza avere effetti secondari.

 

Le preparazioni ottenute dai fiori d'Arnica (la cui raccolta è più agevole e meno distruttiva di quella dei rizomi) sono un poco meno attive di quelle ottenute dalle radici, ma non danno le caratteristiche eruzioni cutanee conseguenza tipica di un uso improprio dei rizomi.

 

Uso esterno: i fiori o i rizomi. Per contusioni e slogature.Tintura -10 g. in 100 ml di alcool a 70° (a macero per 5 giorni).

 

Avvertenza importante per l’uso – La tintura d'Arnica non va mai impiegata pura, ma diluita cinque volte con l’acqua. Con questa soluzione s'imbevono compresse che vanno applicate sulla parte slogata o contusa.Cambiare la compressa tre-quattro volte al giorno, interrompendo l’applicazione al primo sintomo di irritazione locale.

 

La tintura d'Arnica va riposta tra i farmaci pericolosi con la chiara indicazione esclusivamente dell’uso esterno e la scritta "veleno" ben evidente, tenere lontano dai bambini e persone inetti.

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