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N. 11 - Novembre 2008

Accademia dei Romiti

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Un soggiorno a Villa d'Este

 

di Carlo Catanossi


Sono stato, per lavoro, all’Hotel Villa d’Este di Cernobbio. Questo hotel, affacciato sul ramo del lago di Como che non "guarda a mezzogiorno", è uno di quei posti dove difficilmente molti di noi potrebbero andare a meno che ... a meno che non paghi qualcun altro.

Essendo questo il mio caso mi trovavo, appunto, in questo splendido hotel quando sono stato chiamato. Un mio amico mi informava che c’era un barman di Gualdo Tadino che, saputo che io ero li, voleva conoscermi ed incontrarmi.

E' stato abbastanza semplice fare conoscenza e descriverci chi eravamo reciprocamente, i nostri indirizzi, le parentele, le amicizie, le conoscenze, le storie. Sono venuto così a sapere che un nostro concittadino da quasi venti anni fa la stagione in questo hotel di prestigio avendo acquisito professionalità e stile. Ma non solo questa era la sua esperienza: le navi di lusso, gli Stati Uniti, altri paesi europei. Il suo lavoro si è sviluppato in un campo molto particolare, ma in uno spazio molto vasto. Simpatico il racconto degli incontri con altri "emigrati" che sono nel nord del Paese: il segretario comunale , il dirigente d’impresa, ecc.

Non si direbbe che alcuni dei nostri concittadini residenti in regioni del nord sentano la necessità di ritrovarsi e si incontrino con regolarità sia pure raramente.

L’unica sua tristezza è stata nel raccontarmi che riesce a trovare con difficoltà ragazzi che vogliano dedicarsi a questa attività o ad attività simili. E qui giù a dirmi di quel ragazzo cui ha fatto fare un’esperienza e poi ha istradato verso un grande albergo, di quel figlio di un nostro amico che oggi risiede in Liguria che, dopo uno stage, andrà a Londra, e così via.

Sembrava quasi rattristato che in pochi credessero alla validità del suo lavoro.

Guarda caso sulle navi e sui treni ad occuparsi di ristorazione era pure stato il proprietario dell’albergo austriaco in cui ho passato le ferie estive (per la verità ne possedeva anche altri due).

Non credo si possa parlare di toccasana per i problemi occupazionali di tutti i giovani ma è certo che questo sembra essere un settore importante.

Ancora una volta il problema pare essere, piuttosto, quello di lasciare la nostra città: fare l’emigrante può essere ancora disdicevole?

Credo sia necessario guardare con serenità alla situazione occupazionale esistente, alle possibilità di sviluppo delle capacità di ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro e allo svolgersi della propria professione.

Bisogna tornare a dire ai giovani che la loro età è quella in cui bisogna avere il coraggio di osare, il coraggio di fare cose nuove in posti nuovi. Non si può avere paura di prendere la valigia anche perché non è più quella di cartone legata con lo spago; oggi si viaggia con comodi trolley capienti e ben organizzati.

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