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N. 11- Novembre 2008 |
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A distanza di circa sei mesi dalla sua apertura, provo anch'io a sviluppare un ragionamento su tale argomento. Dico subito che la mia opinione, maturata da un osservatorio "privilegiato", in quanto medico del territorio che quotidianamente e ormai da anni ha rapporti con le strutture ospedaliere, è stata fin dagli inizi, ed è tuttora complessivamente favorevole a tale realizzazione per tutta una serie di motivi; ne cito di seguito alcuni. Molte voci, tanti giudizi, diversi "mal di pancia" si sono fatti sentire sull'ospedale unico di Branca. L'ospedale di Gubbio e quello di Gualdo Tadino erano due ospedali di zona o di comunità, ubicati in due strutture architettonicamente in "difficoltà" con i veloci cambiamenti nel presente e ancora di più nel futuro della Sanità; mentre l'ospedale di Gualdo ancora "teneva", il vecchio monastero ospedale di Gubbio, era addirittura fatiscente in molti ambiti e in molti reparti. I due presidi si rivolgevano a bacini di utenza limitati e avrebbero avuto sempre maggiori difficoltà a rispettare quei parametri che sono diventati imprescindibili nella sanità moderna e cioè: razionalizzazione delle risorse economiche, efficienza e sicurezza. Tralascio il primo perché il più "antipatico" e il meno "digeribile" quando si parla di salute, anche se fondamentale nel nostro sistema sociale. Faccio degli esempi per spiegare gli altri due. Per fare anche un banale intervento chirurgico di appendicectomia la maggioranza delle persone preferisce farsi operare in un reparto che ha grandi "numeri" piuttosto che in un piccolo reparto che esegue pochi interventi. Se una donna deve partorire, in generale sceglie un reparto ospedaliero dove si eseguono tanti parti all'anno, piuttosto che uno dove se ne seguono pochi. Il motivo è facilmente intuibile, l'entità dei "numeri" è direttamente proporzionale all'esperienza e alla manualità degli operatori sanitari; più alto è il numero delle prestazioni, maggiore è l'esperienza e la manualità degli operatori e di conseguenza la sicurezza per gli utenti e l'efficienza della struttura. I due ospedali separati non avrebbero retto a questa prospettiva, vuoi per le carenze strutturali e organizzative, vuoi per la limitatezza dei bacini d'utenza, e avrebbero conosciuto un lento ma inesorabile declino. Nonostante le innegabili falle nell'organizzazione, i contrasti e quindi i disservizi per la popolazione che si sono verificati in questi primi mesi dall'apertura, l'ospedale di Branca ha le potenzialità per raccogliere le sfide del presente e del futuro: ha una struttura architettonicamente all'avanguardia, personale sicuramente all'altezza e un numero di abitanti adeguato, può utilizzare i suoi reparti e i suoi servizi. Volendo un po esagerare si può dire che la macchina per correre è una "Ferrari ", ora occorre però che i piloti e l'intera squadra collaborino al di la' dei contrasti e dei distinguo per ottenere i risultati e che la gente lo sostenga superando i campanilismi e quella visione dei servizi sanitari "sotto casa" che ormai appartengono al passato; altrimenti il rischio è che una grande occasione vada perduta. Tutto quanto fin qui detto non significa certo che non mi sia dispiaciuto e tutt'ora non mi dispiaccia aver assistito alla chiusura prima e all'iniziale degrado adesso del glorioso "Calai". Anch 'io, come tanti gualdesi, ho molti ricordi legati a quella che era una istituzione per la nostra città, e che è stata una presenza importante e rassicurante per un secolo della nostra storia e nella vita di ognuno di noi. Per questo vorrei provare a immaginare quale potrebbe essere la rivalorizzazione futura di questo patrimonio storico e culturale. Il blocco più antico e più monumentale adeguatamente restaurato andrebbe separato dalla struttura realizzata successivamente; il suo piano terra con il bellissimo ingressoatrio potrebbe essere completamente adibito a mostra-museo con foto e altri oggetti che riproducono la storia del vecchio ospedale i suoi personaggi e momenti più significativi. Ai piani superiori potrebbe essere collocata la riabilitazione cardiologica anche prevedendo strutture residenziali, attività di medicina dello sport e altre legate alla medicina benessere ed alla medicina idrologica. Nella porzione a costruzione più recente potrebbero essere sistemati al piano terra il centro di salute con tutte le sue attività e la Guardia Medica, i piani sovrastanti potrebbero essere destinati a Residenza Sanitaria Assistita e Riabilitazione Motoria per gli anziani e per coloro che hanno subito danni all'apparato muscolo-scheletrico-neurologico e anche un centro per i malati di Alzehimer, lasciando all'attuale complesso dell'EASP in toto il ruolo di Residenza Protetta. Potrebbe trovare posto anche una struttura cosiddetta "intermedia" destinata cioè a coloro che affetti da gravi malattie necessitano di Assistenza Sanitaria Continua per lunghi periodi e non hanno un supporto familiare per poterla garantire a domicilio. Molti dei problemi legati all'invecchiamento della popolazione potrebbero avere così qualche risposta. Mi rendo conto che in periodi di "vacche magre" come questi la riconversione del vecchio ospedale è una "missione impossibile", ma abbandonare al degrado il "nostro" Calai sarebbe come buttare nella spazzatura un pezzo importante della nostra memoria, personale e collettiva. Quelle che io ho delineato non hanno certamente la velleità di proposte, vogliono solo essere uno stimolo alla riflessione di tutti intorno a una questione importante quale il destino del Calai; le proposte, quelle concrete, hanno bisogno di tempo, ma non di troppo tempo per essere mature e concretamente realizzabili. Vincenzo Casanova Stua |
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