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N. 12 - Dicembre 2008

Accademia dei Romiti

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Botte da orbi ...

 

di Carlo Catanossi


Sono stato in Terra Santa oltre trenta anni fa. Uno dei mitici viaggi organizzati da Suor Maria Rosaria, una splendida settimana in quella terra adorata e martoriata per un gruppo di gualdesi (una trentina) insieme ad altri pellegrini italiani. Ero poco più che un ragazzo ma riuscivo a capire bene alcune cose che vedevo.

Consiglio a tutti, credenti e non, un simile viaggio almeno una volta nella vita. Si scopre l’ambiente orientale e si comprende come sia difficile la convivenza tra culture diverse. Si può capire perché la controversia tra arabi ed israeliani non troverà facilmente una soluzione. Ciò che rimane nel cuore, tuttavia, è il senso delle origini del nostro Essere: tutto è cominciato qui. "Qui il Verbo si è fatto carne" è il motto inciso sulla volta della piccola casa di Nazaret specificando quindi l’inizio del Vangelo di Giovanni.

Ma il fascino più grande lo ha senz’altro Gerusalemme e, in essa, la basilica del Santo Sepolcro. E' una chiesa strana, complessa, variegata, affascinante. Tante confessioni cristiane si esprimono in essa e la parte cattolica non è la più bella né la più grande. Quando vi si entra non si vorrebbe più uscire e quando sei fuori vorresti ritornare. La storia di questa basilica è raccontata in un bel libro di Franco Cardini che ne ripercorre le vicende narrando della famiglia musulmana che ne conserva le chiavi e ne cura la custodia. In essa le diversità non sempre creano armonia; qualche volta sviluppano tensioni. E' quello che è successo qualche settimana fa nella furibonda lite tra armeni e ortodossi greci. Uno spettacolo indecente e indegno che dispiace vedere anche se si può capire.

Sono tornato dopo vent’anni in Terra Santa nel 1997 nei giorni del nostro terremoto. La differenza maggiore era la più forte, direi massiccia, militarizzazione del territorio. Ricorderò sempre i soldati seduti alle finestre sovrastanti la Porta di Damasco. La cosa che più mi ha fatto male nella lite di questi giorni è stata vedere i soldati armati dentro il Santo Sepolcro separare i contendenti. Lo dirò con chiarezza: vedere degli uomini armati in quel luogo, vedere degli uomini di un’altra fede separare due parti contendenti che credono nello stesso Gesù morto e risorto in quello spazio ristretto mi ha lacerato e colpito fin nel profondo.

Nel secondo viaggio eravamo ospitati, a Nazaret, di fronte alla basilica dell’Annunciazione. A fianco dell’albergo c’è una grande scuola cattolica (in cui tutti gli alunni, dai più piccoli ai più grandi, indossano una divisa) frequentata da ragazzi di ogni fede e nazionalità. Voglio ricordare questi ragazzi che giocavano in un cortile senza distinzione tra loro come elemento positivo che supera le divisioni.

Voglio essere ottimista, in questo nuovo Natale, e sperare che si possa guardare oltre le differenze per costruire il futuro. E' un augurio anche per noi gualdesi e per la nostra città.

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