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N. 12 - Dicembre 2008 |
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Gualdo Tadino: Azione Cattolica e Accademia dei Romiti organizzano un incontro su don David Berrettini Una vicenda toccante e da conoscere Nell'ambito di un discorso generale sui rapporti fra Chiesa e Resistenza, i tragici eventi che trasformarono un sacerdote gualdese in un eroe. Solo tardivamente riconosciuto.
Il mercatino natalizio dell'ACR, i ragazzi e il vescovo
Dopo lincontro del 2007, segnato dalla toccante vicenda umana di Italo Giubilei, lincontro di questanno, già partito con una nota di commozione per la scomparsa del nostro accademico Giancarlo Franchi, ha poi ugualmente suscitato in tutti forti emozioni. Sarà per la presenza dei parenti di don David Berrettini, alcuni dei quali venuti anche dalla non vicinissima Jesi. Sarà per i sentimenti di dolore e sconforto (e quasi sgomento) che la stessa vicenda suscita ancora oggi in chi la conosce e lapprofondisce. Sta di fatto che, come ha ammesso il vescovo diocesano mons. Domenico Sorrentino terminando lincontro, "la commozione è salita a livelli persino superiori a quelli del precedente anno".
Il tavolo dei relatori
In primo luogo ha tracciato una sintetica storia della seconda guerra mondiale, soffermandosi specialmente sulla fase posteriore allarmistizio dell8 settembre 1943; in secondo luogo ha delineato il rapporto, inizialmente positivo e poi gradualmente sempre più improntato ad unaspra contesa, fra le gerarchie ecclesiastiche e le gerarchie fasciste, spingendosi poi a definirne il rapporto con gli occupanti nazisti; in ultimo luogo ha abbozzato un quadro di storia della Resistenza umbra, schizzandone rapidamente le peculiarità e, soprattutto, definendo il rapporto fra popolazione e clero secolare, fra Resistenza e gerarchie ecclesiastiche. In questo senso, latteggiamento ideologicamente avverso di parte della Resistenza italiana al clero - responsabile, tra laltro, di fatti di sangue anche tragici - è in palese contraddizione con una generale riconoscenza delle popolazioni afflitte dalla guerra nei confronti dei sacerdoti, con le canoniche e le pievi che divengono autentici centri di accoglienza per profughi, ebrei in fuga e, spesso, anche partigiani, con un concreto rischio di rappresaglie da parte dellesercito tedesco. LUmbria, in questo senso, non è esclusa da questo fenomeno, per cui sopra le figure di alcuni sacerdoti (compresa quella di don David Berrettini), i forti contrasti ideologici e politici del dopoguerra hanno imposto un velo di oblio forzato. La vivace lezione del prof. Tosti ha quindi spianato la strada alla relazione, spesso rotta dallemozione e dalla commozione, di Valerio Anderlini. A lui è spettato il non facile compito di squarciare il "velo" imposto dalla storia recente sulla vicenda toccante ed eroica di don David Berrettini e di restituirle quella dignità e quella grandezza che la sua patria, Gualdo Tadino, le ha spesso negato, per esplicita ammissione - nel suo breve intervento - del sindaco Angelo Scassellati, secondo cui è assolutamente vero affermare che don David non ha avuto nella sua città gli onori che si sarebbe meritato e che a noi, ora, spetta restituirgli la dignità finora negata. Presentando la sua breve fatica, lopuscolo Un eroe da conoscere, Valerio Anderlini ha sottolineato alcuni aspetti della vicenda che vanno conosciuti per poter inquadrare in maniera realistica la figura del sacerdote. In primo luogo, la sua umanità e la sua normalità: don David non era un eroe, non era un superuomo, tantè che di fronte alle armi spianate dei tedeschi non seppe resistere allistinto innato e primordiale della fuga. Eppure, nel momento in cui fu raggiunto dalla notizia che i tedeschi avevano preso in ostaggio 23 suoi parrocchiani e minacciavano di ucciderli se non si fossero presentati gli autori dellattentato alle colonne tedesche o il parroco fuggiasco, non ebbe tentennamenti. "Andiamo" disse. E poco più avanti, incontrando alcuni amici sulla strada di San Donato , esplicitamente ammise: "Vado al Calvario: pregate per me". E questo suo accettare volontariamente la morte per impedire una crudele rappresaglia ha in sé una coerenza ed una carica eroica che non ci si sarebbe mai aspettati da un uomo così "normale".
In secondo luogo, la brutalità della prigionia e dellomicidio di don David. Solitamente, le stragi e le fucilazioni nazifasciste, come monito per gli altri, avvenivano in pubblico. Lassassinio di don David avvenne di notte e il corpo fu nascosto e ritrovato solamente per caso il giorno dopo. Quasi gli aguzzini ebbero paura di mostrare pubblicamente lesecuzione di un uomo assolutamente innocente.
In terzo luogo, lingratitudine di molti abitanti della parrocchia di Marischio, che non solo invitarono a pranzo gli assassini del sacerdote, ma se ne infischiarono di esprimere un pubblico ringraziamento per il suo sacrificio, che salvò 23 loro vite. A parte alcune liete eccezioni. E questo poteva giustificarsi solamente con un atteggiamento ideologicamente già avverso nei confronti dei sacerdoti e della Chiesa cattolica che nel contado fabrianese di quel tempo era più che diffuso. Forse lo stesso atteggiamento che, tuttora, rende a Gualdo Tadino così poco conosciuta e quasi marginale la figura del sacerdote-martire. Una figura che va invece conosciuta e, soprattutto, ri-conosciuta nei suoi meriti e nel suo valore, umano e morale e, per i credenti, nella sua eroica sequela di Cristo.
Pierluigi Gioia
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Attualità |
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