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N. 12 - Dicembre 2008

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C'è ancora un senso della misura?

 

Riccardo Serroni


Venerdì 14 novembre ho ricevuto un messaggio di posta elettronica. Letti gli indirizzi cui era stato inviato (alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia; alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni Perugia; Ufficio Scolastico Regionale per l'Umbria Perugia, Ufficio Scolastico Provinciale di Perugia Via Palermo - 06100 Perugia; al Comando Stazione Carabinieri Gualdo Tadino; al Corpo della Polizia Municipale Gualdo Tadino; al Comando dei Vigili del Fuoco di Gualdo Tadino) mi sono allarmato: che sarà mai accaduto di tanto grave?

 

Poi ho letto. Un genitore protestava perché, essendo andata in tilt la caldaia della scuola elementare e materna di Cartiere (inconveniente peraltro già segnalato ai vari uffici scolastici e comunali), alle ore 8 di un determinato giorno di novembre la temperatura nelle aule segnava 13° ed alle 12 si era attestata sui 17°.

 

Al che mi sono chiesto: abbiamo ancora il senso della misura?

 

Sarà che vengo da una generazione nata subito dopo la guerra e vedo le cose un po’ diversamente. Quando andavo a scuola io, a Grello, estate ed inverno percorrevo due km all’andata e due km al ritorno a piedi (e non esistevano scarpe termiche o giacche imbottite). Nelle fredde giornate invernali la nostra aula era "riscaldata" (si fa per dire) da una stufa a legna (e la legna la dovevamo portare spesso noi da casa) mentre la maestra, per non congelare, teneva sotto i piedi uno scaldino e ci era vietato avvicinarsi alle finestre per non essere schiaffeggiati dagli spifferi. Non so dire quanto fosse la temperatura interna perché il lusso di acquistare un termometro (che non fosse per misurare la febbre) non ci era concesso. Poi le cose migliorarono un po’. Le stufe a legna furono sostituite dalle stufe a kerosene ma farle funzionare correttamente era un’impresa. Ricordo in uno dei miei primi anni di insegnamento a Crocicchio (anni ’80) che tutte le mattine la bidella doveva tribolare le classiche pene dell’inferno per metterla in funzione ed un giorno la nostra aula fu letteralmente invasa dal fumo e dovetti far uscire i bambini immediatamente all’aria aperta per evitare un’intossicazione generale.

 

Altri tempi, altre risorse, altre condizioni. Però non siamo morti per il freddo (qualcuno è già passato all’aldilà, ma per altri motivi) e non credo che se una mattina nell’aula scolastica la temperatura non raggiunge i canonici 18° si debba arrestare qualcuno.

 

Ci sta la telefonata arrabbiata in comune, ci sta la sollecitazione a risolvere il problema nel più breve tempo possibile, ma scomodare la Procura della Repubblica, i carabinieri e quant’altro per un disservizio che non è un attentato alla pubblica incolumità è davvero troppo. Oltretutto sono convinto che uscire fuori ogni tanto dalle cappe iperprotettive che gli costruiamo intorno non può che far bene ai bambini. Conoscere un minimo di disagio qualche volta può anche essere educativo. Ecco perché viene da chiedermi: "Abbiamo ancora il senso della misura delle nostre azioni?"

 

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