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N. 12 - Dicembre 2008

Accademia dei Romiti

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Vicenda Merloni

Il tramonto delle certezze


Si è detto e scritto molto sulla vicenda Merloni, una vicenda che ebbe inizio negli anni ’80 con un grande boom che trasformò una povera terra, da sempre terra di emigrazione, in terra di piena occupazione e miraggio per una immigrazione: 1000-1200 unità lavorative, che accorrevano ogni giorno a Gaifana da tutta l’Umbria (e in numero considerevole anche da Gualdo Tadino), senza considerare l’indotto che questa circolazione di persone aveva la capacità di attivare, su un territorio che d’improvviso era diventato terra di benessere.

 

Storie di altri tempi, tempi in cui per il posto alla Merloni si facevano carte false, si cercavano raccomandazioni, si lasciavano occupazioni forse meno remunerative e che apparivano precarie: c’era la sicurezza di una busta paga e su questa sicurezza si erano costituite ed erano cresciute tante famiglie, con i relativi fardelli di speranze e di illusioni: la casa con il mutuo la più appariscente, le auto nuove, comunque in ogni caso un tenore di vita decoroso.

 

E anche le comunità locali ne avevano avuto una ricaduta sul territorio, che era diventato improvvisamente ricco ed appetito, con il mondo sindacale e quello della politica che, senza spender nulla, avevano la pace sociale assicurata per merito di chi mandava avanti comunque la baracca. Ed era facile andare alla TV locale a farsi belli della ricchezza dei gualdesi, e dei soldi dei gualdesi! Magari dimenticando che questi soldi provenivano da Fabriano.

 

Poi, con la globalizzazione dell’economia, si è scoperto che Ucraina, Bulgaria e Romania (con i loro carichi di problemi sociali enormi e salari da fame) erano raggiungibili in un paio d’ore di aereo, è arrivata la delocalizzazione delle aziende e, con il calo della competitività ... è cominciato l’inizio della fine delle certezze di casa nostra.

 

I 1200 posti di lavoro che costituivano altrettante certezze si sono scoperti improvvisamente a rischio, la cassa integrazione ha fatto le sue comparse più o meno sporadiche, i sindacati e la politica, richiamati bruscamente alla realtà, hanno ripreso il carosello dei riti ripetitivi e consunti di altre esperienze postindustriali, ma senza riuscire a combinare gran che, poi è arrivata la sospensione del lavoro, la crisi ed il commissariamento dell’azienda, la mobilità, la cassa integrazione speciale ..., la richiesta di aiuto al governo centrale, una ripresa dell’attività produttiva che appare l’ultimo miraggio.

 

Cassa integrazione speciale, mobilità lunga, disoccupazione, prepensionamento ... Attorno a queste espressioni di ammortizzatori sociali attonita la massa dei lavoratori si interroga sul proprio futuro, sforzandosi di aggrapparsi e future nuove certezze; parlando con quanti di essi si sono ritrovati con una busta paga che riporta "0" alla voce corrispettivi, e si aggrappa all’anticipazione della cassa integrazione da parte dell’Amministrazione Provinciale per conto dell’INPS, si scopre per ognuno il dramma dei piccoli interrogativi personali, delle convenienze, del salvabile; mentre con alterne vicende si susseguono speranze e delusioni ciascuno fa i suoi calcoli con gli anni di anzianità contributiva, nella prospettiva di un pensionamento anticipato, che per taluni potrebbe essere la soluzione del problema, mentre altri si rifugiano nella prospettiva di una illusoria ripresa dell’azienda, nella speranza che le ambascerie romane, organizzate dai politici locali ottengano da Roma il miracolo, ma fino a quando?

 

Stati d’animo, vicende familiari e personali che è difficile riprodurre con l’arma della penna ... Felice Natale per i lavoratori della Merloni, se ci è consentito in questo clima, formulare un augurio.

 

v.a.

 

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