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N. 12 - Dicembre 2008

Accademia dei Romiti

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I SINDACI DI GUALDO TADINO

Rolando Pinacoli, il sindaco del terremoto

Tre mandati: 5 giugno 1990-3 settembre 1993; 3 maggio 1995-12 giugno 1999; 13 giugno 1999-13 giugno 2004

 

di Daniele Amoni


11rpinacolipic0812.jpg (2741 byte)Parlare di Rolando Pinacoli è percorrere una strada tortuosa, complessa, influenzata dalla personalità del protagonista calata nella politica gualdese di cui è stato uno dei protagonisti. Era nato a Gualdo Tadino il 29 agosto 1946 da Augusto (1910-1996) e Anita Pacifici (Tarquinia 1913-Gualdo Tadino 1996) che si erano sposati il 9 dicembre 1934.

 

I Pinacoli erano originari di Nocera Umbra, trasferiti a Tarquinia con Emidio (Nocera Umbra 1870-Tarquinia 1937), di mestiere vergaro e pastore, che subito dopo il matrimonio con Rosa Lacchi (1878-1965) si stabilì a Gualdo dove nacquero cinque dei sei figli (Luigi, Rolando, Augusto, Maria e Ines) mentre Tarquinio Pinacoli nacque a Tarquinia il 12 aprile 1909.

 

Dopo le elementari sotto l’insegnamento di Italo Giubilei, le medie presso l’Istituto Salesiano, Rolando consegue la maturità scientifica e la laurea in scienze politiche. Assunto dalla Regione Umbria, diventa dirigente dell’Ufficio relazioni internazionali e di coordinamento delle iniziative all’estero. In tale ambito si distingue per la creazione dell’Associazione degli emigranti umbri nel mondo. Iscritto alla Fgci e poi al Pci, ne diventa, a partire dagli anni ’80, il leader indiscusso a livello locale e uno dei più rappresentativi a livello regionale. E' eletto per la prima volta in consiglio comunale l’8 giugno 1980 rimanendovi ininterrottamente fino al 2004. Assessore alla Scuola, Cultura e Servizi sociali con i sindaci Mario Staffaroni (1980-82) e Gino Bedini (1982-85), fu l’istigatore del "famoso" ribaltone che portò alle dimissioni del sindaco Bedini sostituito da Ferdinando Di Benedetto, nella cui giunta assunse la carica di vice sindaco.

 

Nelle elezioni del 1990 come capolista del Pci e alleato ai Cristiano Democratici ottiene una vittoria di misura sulla lista della Democrazia Cristiana capeggiata da Antonio Pieretti. Nel suo discorso di insediamento ringrazierà Di Benedetto per il garbo che lo ha contraddistinto come sindaco, riaffermando che governerà "non dal palazzo, ma fra la gente, con la gente". Nel suo primo incontro con la stampa, soprattutto con L’Eco del Serrasanta dirà: "A chi è insoddisfatto ed inquieto per la mia elezione, l’elezione per la prima volta di un sindaco comunista, dico di non lasciarsi andare a giudizi superficiali e personalistici, ma di giudicarmi sui fatti". Intanto, però, il PSI aveva un consigliere provinciale, Brunello Castellani, e un vicepresidente della giunta regionale e assessore all’Agricoltura e Foreste, Carlo Gubbini, che sarebbero poi entrati nei DS.

 

Lasciata la carica nel settembre 1993 ad Antonio Frillici, secondo accordi programmatici, ricopre di nuovo la carica di vicesindaco. Nelle elezioni del 1995 (53% dei voti sulla coalizione di centro destra capeggiata da Paolo Alimenti) capeggiò una giunta formata da Costantino Matarazzi (vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici), Angelo Barberini (esterno, assessore al Bilancio e al Personale), Umberto Sergiacomi (esterno, assessore all'Ambiente e Territorio), Valérie Minelli (assessore alla Scuola e Cultura), Daniele Amoni (assessore ai Servizi sociali, Sport e Turismo) e Paolo Bazzucchi (assessore alla Programmazione economica).

 

Nelle elezioni del giugno ’99 ottiene un plebiscito di consensi con 7.157 voti (71,01%), contro i 2.922 (28,99%) di Sandra Monacelli. Entrano in giunta: Marcello Guidubaldi, Sergio Ponti, Lucia Cappelletti, Paolo Campioni, Mario Anderlini e Angelo Scassellati.

 

Membro del direttivo regionale dei Democratici di Sinistra, non si è potuto più candidare a primo cittadino nel 2004 in quanto la legge non lo consentiva, passando il testimone al professor Angelo Scassellati.

 

Nel giugno del 2000 è stato nominato Cavaliere e nel 2004 Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, onorificenza conferita direttamente nella sua abitazione dal prefetto, Gianlorenzo Fiore, presenti il presidente della giunta regionale, Maria Rita Lorenzetti, l’assessore regionale alla Sanità, Maurizio Rosi, i sindaci di Perugia, Renato Locchi, e di Gualdo Tadino, Angelo Scassellati. Tra i meriti dell’amministrazione Pinacoli, segnaliamo la nascita del Museo Regionale dell’Emigrazione "Pietro Conti" e l’assunzione della presidenza dell’Associazione onlus "Museo dell’Emigrazione", la creazione del Premio "Beato Angelo" (su indicazione di Carletto Fiorucci), del premio "Ceramista dell’anno", l’inaugurazione della Rocca Flea e l’allestimento dei servizi museali in essa contenuti, la gestione dei difficili momenti del terremoto e della ricostruzione, la difesa dei servizi sanitari e scolastici, i gemellaggi con West Pittston e Audun-le-Tiche. Appassionato tifoso della locale squadra di calcio, nella quale aveva militato negli anni giovanili come centravanti, l’ha sempre sostenuta sia come tifoso che come amministratore. Sotto la sua guida, per la prima volta nella storia, Gualdo ha ricevuto la visita ufficiale di un presidente della Repubblica: è Oscar Luigi Scalfaro il 7 aprile 1998 ad incontrarsi con tutte le autorità locali e regionali presso il Centro tecnico promozionale.

 

Negli ultimi tempi ha combattuto - contro il male incurabile che l’aveva colpito - con grande coraggio, dignità e forza d’animo, ammettendo il suo stato di salute di fronte ai mass media, sempre fiducioso nei risultati della medicina. In una delle ultime interviste rilasciate, dopo la fine del mandato a sindaco, dichiarò testualmente: "La mia stagione di pubblico amministratore finisce qui, senza rimpianti e con tante soddisfazioni. Il mio prossimo impegno sarà, innanzitutto, la lotta alla malattia che da agosto mi ha colpito di sorpresa e impreparato. Una malattia grave ma non incurabile. Sono pronto e sereno a sostenere questa estrema battaglia, anche perché so di avere vicina la mia famiglia e tanti amici: continuerò fino alla fine a fare il mio dovere, innanzitutto per il Museo dell’Emigrazione e per i gualdesi, gli umbri emigrati, per il nostro ospedale Calai e per la nostra casa di riposo per anziani «Armando Baldassini»". Muore alle prime luci dell’alba il 30 novembre 2004 e nell’occasione il Comune decreta il lutto cittadino allestendo la camera ardente nella sala consiliare. Una folla strabocchevole ha preso parte ai suoi funerali, celebrati nella chiesa di San Benedetto dal vescovo diocesano mons. Sergio Goretti. Ha reso omaggio alla salma una nutrita rappresentanza di sindaci dei comuni umbri, mentre un numero impressionante di manifesti ha tappezzato i muri della città a dimostrazione dell’affetto e della riconoscenza che i suoi concittadini nutrivano verso di lui.

 

Nel gennaio 2005 l’amministrazione comunale ha reso omaggio alla sua figura consegnando alla moglie Giulia Guerra e ai figli Emiliano e Manuela, il Premio "Beato Angelo" alla memoria. Nel dicembre 2007 Gianni Paoletti ne ha descritto le vicende umane, familiari, politiche, sportive nel volume "Rolando Pinacoli un sindaco fuori dal comune" (Edizioni Radio Tadino).

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