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N. 1 - Gennaio 2009

Accademia dei Romiti

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TEATRO DON BOSCO

Le prime della stagione di prosa 2008-2009

 

di Alessandra Artedia


03mdietrich0901.jpg (7659 byte)Una straordinaria Pamela Villoresi ha incarnato l’indimenticabile Marlene Dietrich, al secolo Marie Magdalene Dietrich, in occasione della prima della stagione di prosa al teatro Don Bosco.

 

Marlene Dietrich

 

Lo scritto di Giuseppe Manfridi con la regia di Maurizio Panici, non è la classica biografia di un personaggio che ha cambiato la storia del cinema e del teatro, che è riuscita a diventare un’icona femminile inimitabile. Consacrata alle scene dal celeberrimo regista Joseph von Sternberg, detto Jo’, il quale nel 1930 la scelse per interpretare il personaggio di Lola nel noto film Der blaue Engel / L’angelo azzurro, a lungo corteggiata dal regime nazista che voleva fare di lei una star al proprio servizio, Dietrich emigrò negli Stati Uniti e tornò solo dopo molti anni in Germania. Il sodalizio Dietrich-Sternberg durò per tutta la vita, tra alti e bassi, luci ed ombre che vengono ben evidenziate nella pièce teatrale andata in scena al Don Bosco. Il ruolo di Dietrich nei panni di Lola farà di lei una figura di donna sensuale e tendente all’ambiguità di genere, un’icona femminile che nei secoli è rimasta inimitabile.

 

Quella di Manfridi è una Marlene tormentata, la Marlene del "dietro le quinte" piena di conflitti e di angosce, dedita all’alcolismo, sofferente per il marito che la tradiva con una sua ex amica, angosciata da un difficile rapporto con la figlia, la quale le resterà vicino per tutta la vita, pagando il prezzo emotivo di una madre così ingombrante.

 

La pièce si è articolata in tre capitoli, tutti svoltisi rigorosamente dietro le quinte, rispettivamente Londra 1954, Berlino, 1960 e Toronto,1975. Nel primo, Dietrich si trova a calcare le tavole di un palcoscenico in un momento in cui Hollywood sembra aver voltato le spalle all’attrice, nel secondo la scena è sempre un camerino e insieme a Marlene appare il musicista Burt Bacharach, all’epoca sconosciuto, ma che in seguito diverrà famoso anche grazie alle orchestrazioni delle canzoni di Marlene. Nell’ultimo capitolo, infine, appare una Marlene anziana, in sedia a rotelle, che ha fatto trasformare la propria suite d’albergo in camerino. Col passare degli anni, infatti, la grande attrice tendeva a recitare sempre più negli alberghi dove alloggiava. Infine, a concludere il tutto vi è un colpo di scena ove riappaiono i fantasmi di tutta la vita e in particolare Sternberg, definito da Manfridi "un Mefistofele al quale l’attrice si è offerta per tutta la vita come ad un seducente e e pericoloso Faust". Lo spettacolo è stato allietato dalle più note canzoni portate al successo dall’attrice, come la famosissima Lili Marleen, inno alla pace tratto dai versi composti dal soldato Hans Leip durate la prima guerra mondiale.

 

Lo spettacolo sottolinea in particolare l’universale bisogno umano di creare miti e di renderli intramontabili, di credere nella bellezza e nella giovinezza eterna in una continua e invincibile lotta contro il tempo, miti che crediamo perfetti e indistruttibili ma che, invece, come si desume dalla pièce di Manfridi, si mostrano in tutta la loro fragilità e alterità oltre le tavole del palcoscenico.

 

***

 

Il secondo spettacolo proposto dalla stagione di Prosa 2008-2009 è stata una piéce di Fernando Arrabal, intitolata provocatoriamente Una tartaruga chiamata Dostojevskij, in cui al centro della scena vi era un mostro col corpo gigantesco di una tartaruga e la testa di leone, nata dopo un’esplosione nucleare. La bestia, rinchiusa in uno zoo e divenuta attrattiva dello stesso, al punto da avere un custode speciale che si dedica solo a lei, inghiotte nelle sue fauci il protagonista, che, in fuga continua dalla realtà, ben lieto di restare nel ventre del mostro, scompare dalla faccia della terra lasciando la giovane moglie e dichiarando di avere visioni strabilianti nel ventre della bestia mostruosa. Una fuga simbolica e agognata da un mondo in cui dominano egoismo ed incomunicabilità tra i tre personaggi che parlano tra loro, ma senza dialogare davvero, pensando ognuno al proprio tornaconto: la moglie rivuole indietro il marito e chiede aiuto al custode, il custode a sua volta non vuol disturbare la bestia che rimane tutto il giorno immobile e la notte si muove poco, perché altrimenti potrebbero esserci ripercussioni economiche negative per lo zoo, il marito-protagonista parla dal ventre della tartaruga-mostro e pensa al proprio benessere, in un intreccio in cui tutto è unito da un sottile filo che intercorre tra reale e paradossale, in una visione da incubo, in un ironico e sferzante pastiche che porta alla riflessione sul mondo, sulla scienza e in particolar modo sull’uomo e sui propri limiti. Tutto ciò a dimostrare anche che le pièces dei grandi autori interpretate dai nomi famosi del palcoscenico possono andare in scena anche in teatri di piccole cittadine come Gualdo, facendo registrare un vero successo di pubblico.

 


Lo spettacolo continua: prossimi appuntamenti al teatro don Bosco:

 

15 gennaio, Teatro Don Bosco, Gualdo Tadino, ore 21: Le notti bianche, di Fedor Michailovic Dostoevskij, con Simona Mastroianni et al. Regia: Rossella Falk, voce registrata di Giorgio Albertazzi;

 

31 gennaio, Teatro Morlacchi di Perugia, ore 21: (trasferta gratuita in bus da Gualdo per abbonati adulti e studenti): Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello;

 

6 febbraio, Teatro Don Bosco, Gualdo Tadino ore 21: I ponti di Madison County, di Robert James Waller.

 

10 febbraio, Teatro Morlacchi Perugia, ore 21: (trasferta gratuita in bus da Gualdo per abbonati adulti e studenti): Filumena Marturano, di Edoardo De Filippo, con Lina Sastri et al.

 


E' obbligatorio prenotare il posto in autobus entro il 24 gennaio per lo spettacolo del 31 gennaio e entro il 1 febbraio per quello del 10, telefonando all’Infopoint (075/9150263) di piazza Martiri, aperto negli orari indicati nel programma della stagione.

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