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N. 1 - Gennaio 2009

Accademia dei Romiti

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Da Casale a Santiago sulle orme del Beato Angelo

Mauro Giubilei racconta la sua esperienza

Gualdo Tadino celebra la festività del compatrono Beato Angelo, l'eremita di Casale alla cui vicenda la tradizione collega il prodigio della fioritura del biancospino in gennaio.

Nel quadro di questa celebrazione il giornale propone un resoconto dell'esperienza fatta da Mauro Giubilei "da Casale a Santiago di Compostela, sulle orme del Beato Angelo".


09mgiubilei0901.jpg (16456 byte)Da Casale a Santiago di Compostela, per ripercorrere, circa 750 anni dopo, le orme del Beato Angelo: un sogno che Mauro Giubilei, gualdese trapiantato a Milano per lavoro (insegna in un Istituto Superiore), ha concretizzato nell’estate 2008. Mauro ci racconta questa sua esperienza in tre puntate. Poi, nella prossima Pasqua, dialogherà direttamente con voi lettori in un incontro che organizzerà l’Accademia dei Romiti in collaborazione con il Rotary Club. Nel racconto di Mauro si parlerà di via Francigena ed altre vie. I pellegrini, infatti, nell’antichità arrivavano a Santiago attraverso percorsi diversi: la via Francigena, la via Tolosana, la via Turonense ... In questo primo capitolo Mauro racconta il primo breve tratto del suo tour, da Casale a Lucca.

 

"Sono partito da Gualdo Tadino all’alba del 14 luglio. Data storica perché è il giorno della presa della Bastiglia ed ha tutto un suo significato. Sono arrivato a Santiago di Compostela il 24 agosto, dopo 41 giorni. In Spagna ho viaggiato soltanto a piedi. In Italia ed in Francia ho utilizzato anche il treno. Se fossi partito in bicicletta avrei percorso tutti i 4 mila Km. A piedi, naturalmente, non mi è stato possibile perché sarebbero occorsi diversi mesi e non ho tutto questo tempo disponibile.

 

Perché

 

E' un progetto che avevo in mente sin da bambino. Mi aveva colpito la vicenda del nostro compatrono che per espiare la sua colpa è andato in pellegrinaggio in Spagna e volevo ripercorrere il suo cammino. Già nel 2005 avevo percorso in bicicletta la via Francigena in Spagna partendo da Bayonne ed impiegando 10 giorni. Anche questo secondo viaggio avevo programmato di percorrerlo in bicicletta, poi una serie di eventi negativi e le preoccupazioni di mia madre, mi hanno fatto cambiare idea ed ho deciso di partire a piedi anche se ero molto spaventato perché, pur essendo iscritto al Cai, non sono un grande camminatore. Sono partito da solo con il mio zaino, il mio bastone, il mio cappello, i miei scarponi. Non ho portato attrezzature particolari perché amo il rischio. Senza un minimo di rischio non partirei. Sono partito, dunque, alle 5 del mattino da Casale e sono arrivato a Santa Maria degli Angeli dove sono stato accolto da una pioggia straordinaria. Da Assisi, quindi, sono salito in treno ed a sera ero a Siena. L’indomani ho percorso a piedi la via Francigena da Siena a Lucca. Poi da Lucca a Ventimiglia ancora in treno e, quindi, a piedi da Ventimiglia fino a Nizza.

 

Le difficoltà

 

Le difficoltà, in questo primo tratto, sono state notevoli, perché il percorso non è ben segnalato. Io andavo nella direzione contraria rispetto agli altri pellegrini perché in genere i pellegrini la percorrono per andare a Roma. In realtà il senso di marcia giusto era il mio, perché la via Francigena è quella che conduce in Francia mentre quella che conduce a Roma si chiama la via Romea. Ho alternato strade asfaltate con i tratturi di montagna, mi sono anche perso in mezzo ad un vigneto in un torrido pomeriggio di luglio e sono stato soccorso da una signora. Il fatto è che la poca segnaletica esistente indirizza verso Roma, mentre io, percorrendo la via al contrario, trovavo più difficoltà nell’interpretare ed intercettare i segnali di direzione. Anche dal punto di vista logistico la via Francigena non è organizzata come il sentiero di Santiago in Spagna, per cui mi sono dovuto arrangiare bussando alle porte di conventi, trovando ospitalità dalla Protezione Civile ... Non mi sono mai fermato in alberghi, però, non ce n’è stato bisogno.

 

Gli incontri

 

Ho incontrato tantissima gente, soprattutto Tedeschi diretti a Roma. I Tedeschi, insieme ai Francesi, sono il popolo che cammina di più. Noi Italiani ci stiamo avvicinando in questi ultimi anni. Camminando si ha l’opportunità di incontrare moltissime persone. Da Siena a Lucca ho chiesto tante informazioni sul percorso. La gente rispondeva con cortesia e mi chiedeva, a sua volta, che cosa avessi intenzione di fare. Quando la informavo che intendevo arrivare a piedi a Santiago ho registrato le reazioni più disparate: chi mi prendeva sul serio, chi mi riteneva un pazzo, chi mi incoraggiava ad andare avanti, chi voleva conoscere particolari su cosa mangiavo e, soprattutto, su quanti Km facevo al giorno. Io rispondevo che non è tanto importante il numero dei Km quanto il dislivello del percorso, perché un conto è percorrere 10 Km in pianura, un conto è percorrerli in montagna con 3-400 m di dislivello. Quindi se ne possono fare 20 pesantissimi in montagna e 50 in scioltezza perché senza dislivello, in pianura. L’asfalto, ad esempio, è già una condizione particolare perché ti massacra di più i piedi rispetto alla terra battuta.

 

Il senso del camminare

 

Questo modo di andare lento ti fa recuperare la percezione totale dei cinque sensi, ciò che abbiamo perduto. Il camminare è il ritmo della vita. Il naso percepisce odori della natura che in macchina non sentiresti mai; con l’udito percepisci la presenza di animaletti; con gli occhi vedi meglio le cose, ne scruti e ne apprezzi i particolari, pregi e difetti.

 

La solitudine

 

Nella solitudine si riflette tantissimo; ho ripercorso tutta la mia vita, sin da quando ero bambino; ho riascoltato i richiami di mia madre che mi invitava a rientrare in casa perché era l’ora del pranzo ... Si ha tanto tempo a disposizione e per la mente passa di tutto. La solitudine non mi ha mai pesato, però, perché sono un testardo e quando mi prefiggo un traguardo cerco di raggiungerlo ad ogni costo. So della gente che parla ad alta voce con se stessa, o canta ad alta voce quando attraversa boschi solitari. Io non ho mai avuto bisogno di ricorrere a questi espedienti. Una grande attenzione l’ho dovuta prestare alla presenza dei cani, che sono una realtà devastante per i camminatori e per chi va in bicicletta. Ne ho incontrati tantissimi ma li ho tenuti a distanza con i bastoncini. Poi un altro pericolo sono le macchine sulle strade asfaltate. Bisogna stare molto attenti".

 

Mauro Giubilei

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