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N. 2 - Febbraio 2009

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Sudditi o cittadini?

La mancanza di rapporti fra amministratori e cittadini

 

di Carlo Catanossi


Non sostengo quelli che erano i principi dell’Antico Regime in un epoca in cui sarebbero del tutto anacronistici, ma nessuno può pensare che io sia un giacobino innamorato della rivoluzione o di quei principi illuministi che tanti danni hanno portato all’Europa e che ancora ne stanno portando alla nostra società. Su un punto, tuttavia, mi sembra che un grande traguardo sia stato raggiunto e su questo concordo: i popoli, da sudditi che erano, sono diventati insieme di cittadini e quindi portatori di diritti propri non oggetti di concessioni altrui.

 

Sarà pure così, ma non dappertutto! A Gualdo Tadino, per esempio, questo principio non vale quando l’Amministrazione deve fare cassa. Andiamo dunque in ordine.

 

L’anno scorso è arrivata a molti cittadini una lettera in cui si diceva che bisognava pagare tasse locali arretrate: ICI, TOSAP, ecc.. Le tasse non sono mai belle da pagare (chi diceva il contrario è stato già archiviato dagli italiani!), ma vanno pagate da tutti e chi ha sbagliato nel passato non deve continuare a sbagliare (specie se la collettività se ne è accorta).

 

Nella citata lettera erano contenuti, insieme a giusti richiami, palesi e marchiani errori di ogni genere ed in più casi si è gridato alla vessazione ed alla persecuzione dei cittadini.

 

In questi giorni sono arrivate altre lettere che, di nuovo, ripropongono lo stesso scenario. Ne ho dovuta trattare una riguardante le aree fabbricabili inserite nel nuovo piano regolatore. Lo scorso anno si comunicò che il piano era stato approvato nel 2006 e pubblicato nel 2007 per cui da quella data bisognava pagare, oggi si dice che non è più così: il piano è stato adottato nel 2001 e pertanto è da allora che bisogna pagare e non dal 2007.

 

Dunque: il Consiglio Comunale adotta un piano nel 2001 il quale dice che un area è fabbricabile, passano sei anni (dicasi sei anni) prima che quel piano ottenga il via definitivo così da poterci costruire effettivamente, ma intanto i cittadini devono pagare le tasse sull’edificabilità di quel terreno. Come volete chiamare questa situazione se non sudditanza alle norme?

 

I valori di questi terreni vengono definiti da una imprecisata entità nascosta che evidentemente vive su un altro pianeta (provate a vendere un’area edificabile se vi riesce e poi ne riparliamo) e su questo si fanno i calcoli per le imposizioni. I valori degli anni pregressi vengono attribuiti con decurtazioni percentuali del valore finale, con indici fantomatici non si capisce dove trovati, e su questi vengono fatti gli accertamenti a cui si risponde solo con ricorsi formali. E cosa sarebbe questa se non una vessazione?

 

Gli uffici comunali, che sono la casa dei cittadini, non vengono rafforzati con uomini, mezzi ed orari di supporto, ma viene tutto scaricato ad una società terza che fa questo a percentuale sul riscosso e che riceve in rigidi orari di lavoro (altrui) per cui solo prendendo le ferie per una o più giornate puoi trattare la questione ovvero incaricando (a pagamento) un professionista che dovrà per tuo conto fare la fila e discutere con l’addetto alla questione.E questo non è un ritorno ai metodi di quel regime che aveva sudditi e non cittadini e che la presa della Bastiglia aveva abbattuto?

 

Ma ci siamo chiesti cosa deve fare un cittadino di media istruzione, di media disponibilità, che paga le tasse e che, normalmente, va a votare ogni quattro anni per poter essere corretto nella sua città? Quante preoccupazioni si creano in chi riceve quei bollettini e non sa cosa fare? Chi tutela la sua giusta causa? O forse pensiamo che l’Amministrazione ha sempre ragione ed il cittadino sempre torto? Certi sovrani erano magnanimi e prendevano a cuore le sorti del popolo: se proprio non possiamo essere cittadini almeno che Dio ci doni un degno sovrano ed una corte saggia!

 

***

 

P.S. Nello scorso Controcanto ho provato a leggere quello che un comune mortale vede delle vicende politiche della città. Non tutti hanno gradito. Un paio di persone sentitesi chiamate in causa, direttamente o indirettamente, mi hanno coperto di insulti. È strano: uno si candida a ruoli pubblici e se qualcun altro espone pubblicamente il suo parere lo si taccia di essere di facili giudizi o di essere pesante e questo lo si fa in privato (anche in forma scritta). "Se ho sbagliato dimmi dove ho sbagliato, ma se ho detto il giusto perché mi percuoti?" E, per favore, ditelo a tutti!

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