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N. 2 - Febbraio 2009

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Stefano Ruiz de Ballesteros: la

leggenda del pianista gualdese

"Devo moltissimo a mio nonno, Alessandro Sinibaldi, pianista anch'egli, ma di jazz"

 

Intervista di Alessandra Artedia


05ruizdeballesterospic0902.jpg (4746 byte)Se è vero che, come recita un detto popolare, buon sangue non mente, di sicuro non ha mentito per il giovane maestro gualdese Stefano Ruiz de Ballesteros, che si è esibito con musiche di Beethoven e Chopin il 12 dicembre in un appassionante concerto per pianoforte solo presso la mediateca del Museo dell’Emigrazione in una serata musicale organizzata dall’Associazione Arte & Dintorni.

 

D. Un pianista si racconta ... parlaci di te, chi è Stefano Ruiz de Ballesteros ...

 

R. Ho iniziato quasi per gioco ... da bambino giocavo con la tastiera del pianoforte ... a casa mia c’erano diversi strumenti musicali ... Poi, quando avevo dodici anni, il maestro Claudio Felice Pericoli mi ha proposto di provare a prendere da lui qualche lezione di piano ... e così ho iniziato ad appassionarmi allo strumento, insomma, è nato il "grande amore" e a 14 anni mi sono iscritto al Conservatorio di Perugia, ho iniziato lo studio "serio" con i maestri Maria Paola Balzano e Luigi Tanganelli. Ho frequentato corsi sia di musica classica, che leggera, in particolare i corsi di Sergio Perticaroli, docente all’Accademia"S. Cecilia" di Roma. Ora frequento sia il corso di laurea specialistica, sia il corso di composizione al conservatorio "Bruno Maderna" di Cesena.

 

D. La musica come, dove, quando ... gli input ricevuti ...

 

R. Gli stimoli maggiori li ho ricevuti in famiglia. Mio nonno, Alessandro Sinibaldi, era jazzista e anche se non viveva con me, a casa suonavano i miei fratelli. A Gualdo ho ricevuto sproni dal laboratorio musicale del Liceo Linguistico "Raffaele Casimiri", ove mi sono diplomato. Il Laboratorio è tuttora attivo ... mi ricordo che giravamo un po’ per tutta l’Umbria facendo concerti nelle scuole, coinvolgendo sia gli alunni, sia le bande musicali.

 

D. Hai desiderato da sempre diventare un pianista o comunque, te lo saresti mai immaginato? Ci sono dei brani che esegui più volentieri di altri?

 

R. Sì, ho desiderato molto diventare un pianista, ma, come già detto, ho ricevuto anche molti stimoli. Sicuramente ci sono stati momenti difficili, ma non ho mai perso di vista il mio obiettivo ... il conservatorio a 14 anni è una scuola impegnativa e poi, anche la distanza, il fatto di dovermi spostare e dover conciliare tutto pure con gli impegni scolastici non è stato semplice. Per quanto riguarda l’esecuzione dei pezzi, in passato, tra gli autori, preferivo di sicuro Bach, anello di congiunzione tra linguaggio polifonico contrappuntistico e armonico, e tra le due concezioni, in Bach vi è un perfetto equilibrio mai più raggiunto. Questo di sicuro è quello che mi ha sempre colpito, musica mai per così dire "cervellotica", ma sempre ben costruita. Al momento eseguo Chopin e Beethoven. Chopin è il più importante compositore di musica romantica per pianoforte. Nella sua musica si rintraccia una "tempesta" di sentimenti, è infatti un autore romantico in senso pieno.

 

D. Attualmente sei accompagnatore delle corale di Fossato di Vico ... parlaci delle tue esperienze in questo campo ...

 

R. Ho avuto diverse esperienze come accompagnatore, anche al conservatorio, ho suonato anche insieme a flauto e voce al conservatorio. Ho accompagnato qualche volta la corale Cai-Casimiri e con la corale di Fossato di Vico mi trovo molto bene e mi piace molto, perché ho la possibilità di seguire tutta la preparazione e la cura dal punto di vista vocale ed è sicuramente un’esperienza interessante, poiché non ho fatto studi di canto. Una grande fatica, ma anche un ricordo molto emozionante è stata la preparazione del Requiem con la Corale di Gubbio e l’orchestra diretta dal M° Carlo Segoloni (non suonavo, però ho seguito tutta la preparazione dei brani). In settembre ho avuto anche la possibilità di recarmi a Budapest, per il festival internazionale di Musica Sacra.

 

D. Una domanda che faccio a tutti i musicisti: Preferisci un’esecuzione tecnicamente perfetta e che magari può risultare un po’ fredda o una tecnicamente un po’ imperfetta, ma coinvolgente?

 

R. di solito preferisco un’esecuzione coinvolgente e se gli errori non sono gravi, non si notano. Il difficile è trovare il compromesso ...

 

D. Pensi che si possa cambiare il mondo iniziando ad educare di più all’ascolto e alla musica?

 

R. Il mondo si può cambiare con tante cose, tra cui anche la musica ... C’è un direttore e pianista famoso, Daniel Barenboim, riuscito a fondare un’orchestra giovanile ove suonano giovani mediorientali provenienti dalle zone che sono in conflitto (Palestina, Israele ...). Con questa sua idea ha sicuramente voluto dare un esempio della musica come linguaggio universale e come esempio di pace.

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