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N. 2 - Febbraio 2009

Accademia dei Romiti

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Altrimondi Rubrica a cura di Alessandra Artedia

Riflessioni su immigrazione, spazio, tempo

Verso una nuova idea di cittadinanza


L’immigrazione, purtroppo - come del resto l’emigrazione italiana a suo tempo non si fece mancare nulla, poiché insieme a molti onesti lavoratori si esportarono ben altri "prodotti" - non ha portato con sé soltanto fattori positivi. I disagi economici e sociali in cui si trovano gli immigrati sia nei paesi di partenza, sia in quelli di arrivo, dove spesso scovano che l’Italia non è il "Paese di Bengodi" che era stato promesso loro, la condizione di debolezza intrinseca in cui viene a trovarsi uno straniero, e la sua conseguente maggiore vulnerabilità dovuta alla mancanza di conoscenza delle regole, della lingua e della cultura del paese in cui è arrivato talvolta clandestino e molto altre ragioni difficilmente spiegabili, costituiscono in certe circostanze fattori che possono essere motivo di devianza. E purtroppo, la nostra città, seppur piccola, ha avuto il suoi esempi negativi di microcriminalità...e in ogni caso si è d molto abbassatoli livello di percezione della sicurezza ...

 

Negli ultimi anni il dibattito sull’immigrazione si è acceso al punto da diventare incandescente e di conseguenza, la tolleranza nei confronti del diverso, e in particolare dell’immigrato, si è notevolmente abbassata, sino a diventare una bandiera politica. I fatti di cronaca nera che vedono e che hanno visto protagonisti gli immigrati non favoriscono certo un cambiamento di rotta al momento, e anzi, purtroppo il vento del fondamentalismo identitario sembra soffiare sempre più forte ... ne sono testimonianza il diffondersi delle sedi delle "cravatte verdi" anche nella nostra città..che per carità ... la libertà di partito e di espressione può e deve, sottolineo deve, ben starci! Quanto mai, infatti, proprio in questo momento ne abbiamo bisogno e abbiamo bisogno di credere in un punto fermo ... (NB: non è pubblicità alle cravatte verdi, ma una constatazione generale). Il fatto è che non credo che l’arroccarsi sia la via per la risoluzione del problema ...

 

Stupisce tuttavia, come il ricorso maggiore alla manodopera immigrata avvenga proprio al nord Italia, dove gli immigrati sono tutt’altro che benvenuti, ma allo stesso tempo essi riescono ad essere anche molto ben integrati.

 

E quello che meraviglia ancora di più è il fatto che, secondo gli ultimi dati diffusi dalla trasmissione Rai Un mondo a colori, i crimini sono in diminuzione, ma la paura e in particolare la paura dell’immigrato è aumentata. L’immigrato viene temuto perché descritto come "stupratore" o delinquente, mentre la maggior parte delle violenze, specie quelle sulle donne avvengono all’interno delle mura domestiche. Franca Rame ha commentato: "L’immigrato è brutto, sporco e cattivo, ma lo stupratore ha le chiavi di casa".

 

L’insicurezza percepita è maggiore e perché la gente non è più abituata ad aspettare. Anche questa è una conseguenza della mobilità e del volersi muovere e viaggiare anche in senso non fisico, è questa la conseguenza dei moderni mezzi di comunicazione di massa, ove le una grande quantità di informazioni sono subito e contemporaneamente in circolazione.

 

Il tempo e lo spazio sono profondamente mutati e mutata è la loro percezione che ha condotto ad un notevole e preoccupante abbassamento della soglia di tolleranza.

 

E vorrei concludere l’opera presente con le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale il 13 novembre ha ricevuto al Quirinale i nuovi cittadini Italiani, ai quali tutti noi presto dovremo abituarci, con l’augurio che le parole del Presidente vengano ascoltate e si superi al più presto ogni pregiudizio, a favore di un’integrazione che produca un maggiore benessere e una maggiore sicurezza per tutti.

 

Vogliamo accogliere nuovi cittadini consapevoli, che siano riconosciuti e si affermino come tali. Ma il punto di partenza non può non essere una presa di coscienza collettiva del carattere non temporaneo che ha assunto il fenomeno dell'immigrazione in Italia, e dunque della necessità di trarne le naturali conseguenze sul piano dello sviluppo delle politiche d'integrazione e anche sul piano delle norme e delle prassi per il conferimento della cittadinanza. E' essenziale che a tale presa di coscienza giungano non solo le istituzioni, ma l'intera collettività nazionale, l'insieme degli uomini e delle donne storicamente italiani, cittadini italiani da innumerevoli generazioni, cittadini italiani per discendenza, per antiche radici. Debbono cadere vecchi pregiudizi: occorre un clima di apertura e apprezzamento verso gli stranieri che si fanno italiani - lavoratori, studenti e ricercatori, imprenditori, sportivi, manager. E' in un clima siffatto che possono avere successo le politiche volte a stabilire regole e a rendere possibile non solo la più feconda e pacifica convivenza con gli stranieri ma anche l'accoglimento di un numero crescente di nuovi cittadini. Non può esserci né pace, né benessere senza integrazione. Non è l’immigrato che dobbiamo temere, bensì il suo mancato inserimento, la sua emarginazione. E per evitare ciò, ognuno di noi può fare qualcosa e le istituzioni in primo luogo, attraverso l’istruzione. Tutto ciò credo sia valido anche per Gualdo ...

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