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N. 2 - Febbraio 2009 |
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Meteo & Co. - Rubrica di meteoclimatologia a cura di Pierluigi Gioia Occhio alla stratosfera, signori: bolle ... In un mese di gennaio per metà freddo e metà mite, si è verificato uno dei più grandi stratwarming della storia climatica. Le possibili conseguenze potrebbero essere a lunga gittata. Sembrava un mese di gennaio fiacco, sanza infamia e sanza lode, in cui si riteneva non dovesse accadere nulla di rilevante. Linizio è stato pungente, con alcuni giorni davvero glaciali: il 4, 5 e 6 la temperatura media diurna è rimasta sotto lo zero: -1,2°C, -2,4°C e -0,6°C le tre temperature, con una minima di -8,1°C il 5. Tutto sommato buone le premesse per un mese di gennaio finalmente invernale, dopo due anni di primavera e fioriture anticipate. Nella prima decade, la temperatura media era di poco inferiore a 1°C, oltre 3°C al di sotto della norma. In questo, però, si seguiva la tendenza di un po tutto lemisfero settentrionale, il cui clima è stato significativamente irrigidito dalla scarsa attività solare dello scorso anno. A gennaio, un po tutte le località degli USA, ad esempio, hanno registrato medie di molto inferiori alla norma, così come la Cina, la Mongolia, il Giappone. Nel Canada orientale e nel Maine, addirittura, lo scarto rispetto alla media risulta di circa 8-10°C in alcune località. Tuttavia, dalla metà del mese, a causa di un fenomeno noto come stratcooling, vale a dire "raffreddamento della stratosfera polare", a fine dicembre, si è intensificato sullEuropa occidentale il flusso di correnti atlantiche, con temperature che si sono gradualmente innalzate fino a medie da marzo inoltrato, con piogge intense e neve sulle nostre montagne, che a dire il vero così poco bianche come questanno si sono viste anche in passato. Il mese si è dunque chiuso con una media (4,5°C) appena superiore di 0,1°C a quella trentennale del periodo, con temperature minime e massime normali e un bilancio idrico buono, solo lievemente inferiore alla media (-7,5 mm).
Sorpresa!
E invece, probabilmente per effetto di questo così cospicuo stratcooling, che ha provocato la troppo rapida intensificazione del vortice polare stratosferico (quella zona di bassa pressione invernale perenne che si estende dai 20 ai 50 km di altitudine sopra i poli), si è verificato a partire dal 16 gennaio il fenomeno opposto: un intensissimo stratwarming, vale a dire un "riscaldamento della stratosfera polare". Dico subito che si è trattato di un fenomeno senza precedenti nella storia recente, almeno da quando si compiono rilevamenti della stratosfera con palloni sonda (non più di 60 anni), che ha messo in secondo piano il più famoso stratwarming del dicembre 1984, responsabile poi della terribile ondata di gelo sullItalia del gennaio 1985, che molti ricorderanno. Dal 16 gennaio, da circa 50 km di quota, le temperature si sono impennate, raggiungendo differenze di 80-100°C rispetto alla situazione di inizio mese (da -80°C fino a +20°C): sono stati battuti tutti i record di temperatura a tutte le quote. Dalla fine di gennaio, poi, il riscaldamento è passato, anche se con lentezza, alla troposfera, al di sotto degli 8-10 km di quota; qui ha prodotto il frazionamento del vortice polare e la formazione di un anticiclone nei pressi del polo, tuttora in atto, al momento di andare in stampa con questo numero.
Linteresse di un fenomeno raro
Solitamente, in caso di riscaldamenti stratosferici importanti (detti "maior stratwarming", come questo), il vortice polare tende ad essere sostituito sia nella stratosfera, sia nella nostra troposfera da una robusta cellula di alta pressione. Questo fenomeno, in poche parole, muta completamente la circolazione atmosferica, poiché il senso di rotazione dei venti attorno alle zone di bassa pressione (vortici) è antiorario, mentre attorno alle zone di alta pressione i venti ruotano in senso orario. Quindi, fino a latitudini di 30-40° N, i venti prevalenti divengono orientali e non più occidentali. Per i bordi occidentali dei continenti, come il nostro, questo significa molto frequentemente ricevere notevoli masse di aria gelida dalle zone polari e da quelle allinterno dei continenti, che mediamente migrano verso i bordi orientali di ciascun continente. Inoltre, il vortice polare, formato da aria freddissima a tutte le quote, tende ad essere scalzato dalla sua sede dalla neonata alta pressione polare, per cui migra, frantumandosi in numerosi sottovortici (split) e ruotando verso occidente, fino a portarsi in zone dove solitamente non potrebbe giungere. Questo accadde nel 1985, quando in pratica il polo nord si trasferì per una decina di giorni sopra lEuropa centrale e lItalia.
Conseguenze ancora non chiare
Questo sarebbe potuto succedere anche allinizio di febbraio 2009, ricalcando lanaloga ondata di gelo del 1956. Tuttavia, gli effetti dellincredibile riscaldamento stratosferico si sono trasmessi con molta lentezza agli strati bassi dellatmosfera, anche a causa dellinerzia generata dal fortissimo vortice polare dinizio gennaio, che ha generato forti venti occidentali, specie in quota (le "correnti a getto"). Probabilmente, cominceranno a mostrarsi potentemente dopo la prima decade di febbraio, quando questo numero del giornale sarà in distribuzione. Che significa questo? Che, anche se le prime colate gelide conseguenza del riscaldamento stratosferico, non hanno direttamente colpito lItalia come nel 1985, ma lInghilterra e lEuropa atlantica, il mutamento della circolazione atmosferica che durerà diverse settimane esporrà lItalia alla possibilità di fenomeni nevosi per tutto il mese di febbraio e, molto probabilmente, marzo. Zone come il Canada e il Nord America, la Cina, la Mongolia, la Russia asiatica e il Giappone settentrionale, già da fine gennaio sono piombate nel gelo e vi resteranno a lungo, come accadeva nei più freddi secoli scorsi. Previsioni a lungo termine non si fanno mai, è vero. In questi casi straordinari, però, è giocoforza aspettarsi temperature inferiori alla norma sia per febbraio sia per marzo. Occhio, dunque, alle previsioni del tempo. Per il mese prossimo, quando uscirà il n° 3, Il Nuovo Serrasanta sarà pronto a raccontarvi e commentarvi quanto eventualmente accaduto o non accaduto: si parla sempre di possibilità o in corso di accadimento. E farà un bilancio su questo mirabile e impressionante evento stratosferico e sulle sue conseguenze.
Pierluigi Gioia
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Meteo / Ambiente |
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