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N. 3 - Marzo 2009 |
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Editoriale Già adulti o già adulterati? Qualcuno, fra cui gli stessi realizzatori, ha detto che non si può parlare di un lavoro scientifico, statisticamente rappresentativo della popolazione gualdese. Ma di fronte ai dati del sondaggio I centri storici di Gualdo Tadino, promosso dal Rotary in collaborazione con il nostro periodico, le considerazioni da fare sono, a mio parere, diverse. Non ribadirò, dunque, che il sondaggio avrebbe dovuto considerare un numero maggiore di intervistati appartenenti alle fasce detà medio-alte che, attualmente, rappresentano la percentuale più consistente del quadro demografico italiano. Mi limiterò a fare ununica considerazione.
E' sconfortante vedere come i nostri ragazzi, neppure diciottenni, ragionino già con le paure e gli stereotipi mentali degli adulti. Si conceda che abbiano timore di non trovare lavoro e che lo considerino la massima problematica della città. Ma che proprio loro ritengano che droga e sicurezza siano le più grandi emergenze, anche più di altre fasce di età, e che siano necessari maggiori controlli di polizia rende bene lidea del clima di paura e di insicurezza in cui è maturata la loro adolescenza. Posso aggiungere che, da insegnante, percepisco oggi nei ragazzi, anche più giovani, un forte senso di ansia, di smarrimento e, per riflesso, un grande pessimismo, che dalle loro esperienze di vita, attraverso la mediazione degli adulti e dei mass media, si diffonde alla loro concezione dellesistenza. Ciò avviene chiaramente anche per unacritica accettazione degli stereotipi e delle mistificazioni che noi adulti inculchiamo loro attraverso leducazione (e la non-educazione), ma soprattutto per lirrefrenabile potere manipolatorio dei mezzi dinformazione su menti giovani e ancora non in grado di discernere criticamente una così elevata mole di messaggi spesso fuorvianti.
Potrà, certo, apparire positivo che dei giovani abbiano già una così grande sensibilità verso i problemi della società in cui vivono e siano precocemente divenuti realisti. Ma, daltro canto, a mio parere, non è giusto né produttivo che leducazione dei nostri giovani avvenga in un clima familiare, culturale e sociale improntato ad un perenne senso di emergenza e di negatività. Non voglio sostenere che si debbano eliminare tutti gli ostacoli dalla vita dei nostri giovani e farla loro apparire liscia come lolio. Bisogna educarli alla positività, allidealità, alla forza di superare la negatività con limpegno e tutto ciò non può avvenire se non in una temperie educativa improntata ai sani valori e allottimismo fattivo. Altrimenti noi adulti non educhiamo ragazzi ad essere uomini e donne del futuro, ma fabbrichiamo dei futuri disperati.
Una società che fa già crescere i propri figli con un opprimente senso di precarietà e paura è destinata essa stessa ad essere perennemente in bilico sul baratro della crisi.
Pierluigi Gioia
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