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N. 3 - Marzo 2009

Accademia dei Romiti

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Siamo tutti Keynesiani

 

di Carlo Catanossi


Non molto tempo fa fummo tutti portati a discutere su un grande progetto per la città: abbattiamo i palazzi di Piazza ed allarghiamo la visuale dal Palazzo Municipale fino al Soprammuro. Qualsiasi persona con un minimo di buon senso avrebbe definito tale questione un finto problema. Tutto ciò che non è realizzabile è un problema inesistente, ma qualche volta serve comunque parlare dei problemi finti se non altro per distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi veri.

Da alcuni mesi circola invece un nuovo piano di interventi che dovrebbe essere finanziato dalla Regione e che dovrebbe chiudere la fase della ricostruzione post terremoto anche nella nostra realtà. In esso sono contenute alcune proposte che riguardano il centro storico della città che mi sembrano veramente degne di nota. Si parte dalla rivisitazione degli Orti Mavarelli per ripensare tutto il sistema dei parcheggi da destinare agli abitanti del centro e per rivedere le modalità di salita al cuore della città. Questo porterà alla demolizione del manufatto di uscita dell’attuale ascensore che deturpa la visuale dell’abside della chiesa di San Francesco e che ha realizzato una indubbia rottura dell’armonia dell’area.

Ma, sempre in quella zona, ci sarà un’altra grande conquista: verrà chiuso l’anfiteatro del Soprammuro. Il bucataio, la cosa più inutile che si sia realizzata nei tempi recenti e meno recenti, una delle cose più brutte e meno intonate all’ambiente che avessimo a Gualdo sta per avere una degna sepoltura. Avevo letto di queste idee, ma sentirle dalla viva voce del Sindaco in una pubblica assemblea mi ha confortato alquanto. Considerando che molti dei possibili candidati alla poltrona di primo cittadino su queste proposte hanno espresso il loro favore sembra essere possibile una veloce realizzazione dei progetti esecutivi. Non perdiamo tuttavia il vizio della fantasia e del voler demolire: questa volta siamo solo più modesti. Nello stesso Piano si affaccia l’ipotesi di demolire qualche fabbricato dalle parti della chiesa di San Donato così da dare accesso a fabbricati retrostanti.Visto il salto che c’è stato (dai grandi palazzi di Piazza alle piccole casette dell’Ingegneretto) direi che stiamo tornando nei limiti della natura umana.

Il tempo farà il resto.

Non nascondo però la soddisfazione per aver capito che ormai è opinione comune quella che alcune opere del passato sono state dei puri e semplici errori da rimediare e su questa strada, una volta intrapresa, c’è solo da andare avanti. Keynes era un economista che viene ricordato, tra l’altro, per la teoria dell’intervento pubblico nei momenti di crisi. Egli sostiene che quando c’è crisi e disoccupazione lo Stato deve sostituirsi agli imprenditori privati nel garantire occupazione promuovendo opere pubbliche che siano il volano di sviluppo. Qualche maligno, parafrasando il suo pensiero, ha semplificando tale teoria dicendo che si potrebbero far scavare delle buche a degli operai e farle ricoprire, con la stessa terra, a degli altri operai. In fondo noi gualdesi siamo un po’ Keynesiani: siamo in crisi; siamo prossimi ad un periodo di elevata disoccupazione. Quale soluzione migliore che far demolire oggi quello che abbiamo costruito appena ieri? Eppure, lasciatemelo dire, è meglio così.

Gualdo Tadino

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