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N. 3 - Marzo 2009

Accademia dei Romiti

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Origini storiche delle famiglie gualdesi


Prima di procedere all’analisi sistematica delle famiglie gualdesi, molte delle quali riconosciute impropriamente, tramite le bancarelle delle fiere, avere avuto origini dai vari eserciti imperiali calati in Italia dalla Germania o dalla Francia, occorre fare una sostanziale premessa inerente sia a come si sono formati i cognomi sia all’origine dei termini derivativi. Conoscere la storia della propria famiglia è segno di sensibilità e di cultura, di curiosità e di attaccamento alle proprie origini. Ogni famiglia è riconosciuta tramite un cognome identificativo il quale può aver avuto nel tempo origini diverse. Un cognome che corrisponde o deriva dal nome di una regione, una città o un luogo è detto corònimo (esempio: Bergamo, Calabria, Milano, Lombardi, Puglisi). Il cognome formato da una radice verbale è detto deverbale (esempio: Esposito, Trovati). Panitaliano è il cognome usato in tutte le regioni italiane (esempio: Pellegrini, Martini). Quando il cognome subisce una trasformazione nel tempo e mantiene solo una somiglianza con l’originario ha luogo una corruzione.

 

L’uso del cognome come identificativo di una famiglia si fa risalire all’antica Roma. Infatti, se nei tempi arcaici veniva usato un solo nome, già negli ultimi secoli della Repubblica le persone libere adottavano tre nomi (tria nomina): praenomen (che distingueva l’individuo ed era paragonabile al nome proprio di persona contemporaneo); nomen (che denotava la famiglia o gens); cognomen (che era usato per distinguere le famiglie)..Verso il V secolo la distinzione fra nomen e cognomen si fa sempre più sfumata e diventa comune l’uso di un nome unico (detto supernomen o signum), con le caratteristiche di non essere ereditato e di avere un significato immediatamente comprensibile (ad esempio il nome imperiale Augustus che significa "consacrato dagli auguri" o "favorito da buoni auspici"). Dopo la caduta dell’Impero romano, ogni persona veniva identificata dal solo nome personale, di cui venivano usati vezzeggiativi in ambito familiare. Tali nomi venivano a volte riferiti anche alle caratteristiche della persona, alla provenienza o alla paternità.

 

L’avvento della religione cristiana e le invasioni barbariche facilitarono la diffusione di nuovi nomi che si andarono ad aggiungere ai nomi già in uso, cosicché non vi erano particolari difficoltà nel distinguere gli individui. Tra il X secolo e l’XI secolo in Europa si ebbe una grande crescita demografica, cosicché divenne sempre più complicato distinguere un individuo da un altro con il solo nome personale. Si rese nuovamente necessario allora identificare gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un altro nome. Nacque così il cognome moderno che poteva essere originato da una caratteristica peculiare delle persone, come ad esempio la loro occupazione (esempio Fabbri, Maniscalchi, Armaroli, Argentieri, Orefici, ecc.) o il luogo d’origine, il loro stato sociale o semplicemente il nome dei genitori: "Rossi" (il cognome più diffuso in Italia) potrebbe far riferimento al colorito della carnagione o dei capelli di qualche antenato; "Fiorentini" probabilmente provengono originariamente da Firenze, "Di Francesco" potrebbe indicare "figlio di Francesco".

 

In Italia, l’uso dei cognomi è inizialmente una prerogativa delle famiglie più ricche. Tuttavia tra il XIII secolo e il XIV secolo l’uso si estende agli strati sociali più bassi. Il Concilio di Trento, terminato nel 1564, sancì poi l’obbligo per i parroci di gestire un registro dei battesimi con nome e cognome, al fine di evitare unioni tra consanguinei, un registro dei decessi e dei matrimoni.

 

I cognomi derivano principalmente da tre fonti: onomastica (da nomi propri di persona) 40%, toponomastica (nomi comuni o generici o propri di luogo) 35%, soprannomi 25%, mentre la disciplina che li studia si chiama genealogia. Secondo una moderna classificazione possiamo distinguere cognomi derivanti da:

  • Nomi di persona: religiosi, pagani, omonimici, patronimici, matronimici, storici gentilizi, storici dinastici.

  • Nomi propri di scienze: etnici, toponomastici, storici, mitologici, letterari, ricorrenziali.

  • Soprannomi: fisici, psichici, antropici e sociali, circostanziali.

  • Nomi comuni: persona, animali (teriòfori), cose (natura e cultura).

  • Residuali: composti, incerti o ambigui, altri.

La pratica della genealogia ha radici molto profonde, la Bibbia, ad esempio, contiene le genealogie dei patriarchi e dei re d’Israele, anche i sacerdoti tenevano una genealogia per garantire il sacerdozio concesso solo ai figli di Levi. Gli ebrei non erano i soli a registrare le genealogie, troviamo tracce di questa pratica tra gli antichi egizi, i greci e romani. I re, i principi e nobili di ogni nazione e cultura garantivano le eredità e i domini ai propri discendenti tenendo un albero genealogico. Nel medioevo, tra le famiglie nobili nasce la necessità di creare uno stemma di riconoscimento, anche chiamato blasone della famiglia, nasce così l’araldica, materia con regole precise per indicare poteri e podestà.

 

La genealogia è oggi praticata in molte nazioni. In Italia, con l’istituzione della Repubblica Italiana, lo stato disconosce i titoli nobiliari, non garantendo più le regole dell’araldica. La genealogia, così, subisce un duro colpo e diventa un "amarcord" per nobili nostalgici. Le scuole di genealogia e di araldica, però, restano in vita grazie agli sforzi dei privati nei circoli culturali e nobiliari.

 

Gli unici enti in Italia che continuano a riconoscere i titoli nobiliari sono il Corpo della Nobiltà Italiana e il Sovrano Militare Ordine di Malta. Periodicamente viene pubblicato l’Annuario della Nobiltà Italiana, la più antica pubblicazione in materia ancor oggi attiva che censisce ed aggiorna, dal 1878, i dati anagrafici, biografici ed araldici delle famiglie nobili e notabili italiane, oggi a cura e per iniziativa di Andrea Borella, direttore della S.A.G.I., con sede in Teglio (Sondrio). Esistono altre pubblicazioni come l’Albo d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili Europee (Firenze), anch’esso periodico e pubblicato da oltre un secolo, Il Libro Aureo (Torino), il Libro d’oro della nobiltà italiana (Roma).Molti altri paesi europei hanno pubblicazioni periodiche che censiscono ed aggiornano dati anagrafici delle famiglie nobili come la Gran Bretagna con il Burke’s Peerage & Baronetage (Londra), fondato nel XIX secolo da John Burke, Garter King of Arms, ed ultimamente compilato dal celebre genealogista David Williamson, o il Debrett’s Peerage (Londra), mentre per la Francia si ricorda l’Annuaire de la Noblesse Francaise, fondato e diretto nell’800 da André Borel. La situazione é diversa in altre nazioni: nello stato dello Utah, presso la Brigham Young University, è possibile ottenere un dottorato in genealogia.

 

Dopo vari anni di discussione fra quelle che oggi sono indiscutibilmente considerate le più complete ed importanti scuole del mondo, a San Marino durante il II colloquio internazionale di genealogia con il patrocinio dell’Academie internationale de généalogie, è stato siglato un accordo storico: è stata costituita la Federazione internazionale delle scuole di storia di famiglia (International federation of schools of family history), una organizzazione scientifica senza scopo di lucro con l’intento primario di mantenere ed incoraggiare il più elevato livello scientifico degli studi genealogici come insegnato nelle diverse scuole che fanno parte della federazione, per offrire reciproci standard educativi. In tal modo le qualifiche acquisite nelle diverse scuole possono essere considerate equivalenti accrescendo il livello professionale della ricerca genealogica in generale e tutelandone l’immagine nel mondo.

 

Citiamo, infine, tutte le fonti che permettono di eseguire una ricerca genealogica seria, documentata ed approfondita sui nostri antenati; sono rappresentate da: Archivio di stato; Anagrafe; Parrocchie; Diocesi; Archivi militari; Registri privati; Centri genealogici.

 

Nel caso di Gualdo Tadino, è quasi esclusivamente attraverso lo studio sistematico e approfondito dei libri parrocchiali, custoditi presso la Biblioteca Capitolare di San Benedetto, unitamente all’Anagrafe storica del Comune e alla consultazione degli atti notarili presso l’Archivio di Stato, sezione di Gualdo Tadino, che si riesce a tracciare un profilo definito delle famiglie alcune delle quali, però, acquisiscono il cognome solo nei primi anni dell’Ottocento rendendo la ricerca a ritroso molto impegnativa e complessa.

 

Dal prossimo numero analizzeremo le origini delle progenie gualdesi.

 

Daniele Amoni

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