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N. 3 - Marzo 2009

Accademia dei Romiti

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L'ICI nell'occhio del ciclone


Caro Direttore,

 

Al fine di aiutare a comprendere le norme che regolano gli avvisi di accertamento ICI ed altri tributi fornisco alcuni chiarimenti. Lo spunto mi viene dal tuo articolo "L’ICI, al centro delle contestazioni", sul n. 7/2007 del giornale. Tra l’altro si legge "per non dire, poi, di terreni valutati 2-3 euro, ai fini dell’esproprio e ai fini dell’ ICI classificati di valore sette volte superiore"; ironicamente osservo che quei contribuenti sono stati fortunati, in quanto chi scrive si è visto aumentare di ben 15 volte il valore di un terreno edificabile. Appare quindi legittima la richiesta di rettifica del valore attribuito dall’Ente, che non potrà basarsi - se sussistono altre condizioni - solo su quello dei terreni limitrofi.

 

Il quadro normativo

 

L’ ICI, istituita dall’01/01/1993 è un’imposta sul possesso di immobili, i cui introiti finiscono nelle casse dei Comuni ai quali, come enti impositori, è lasciata potestà di regolamentare, con appositi atti, gli aspetti relativi all’applicazione del tributo, pur nei limiti imposti dal legislatore nazionale. In particolare l’art. 52 del Dlgs. n. 446 del 15/12/97 consente ai Comuni di disciplinare il tributo con proprio regolamento, con sola esclusione dell’individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e dell’aliquota massima, di competenza della legge statale. Presupposto dell’applicazione dell’ICI è il possesso di fabbricati (ora esclusa la prima casa), aree fabbricabili e terreni agricoli nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati. Quindi, al pagamento dell’ICI, sono tenuti i titolari di diritti sugli immobili siti in Italia, anche se non residenti.

 

Aree Fabbricabili

 

Ai sensi dell’art. 2 del Dlgs n. 504/’92, sono terreni destinati a scopo edificatorio, in base agli strumenti urbanistici, alle potenzialità effettive di edificazione, valutate in base a criteri previsti dall’indennità di esproprio per pubblica utilità. L’art.5, comma 5, del Dlgs. N. 504/’92, individua i "parametri" per determinare il valore dell’area: zona di ubicazione, indice di edificabilità, destinazione d’uso consentita, oneri per eventuali lavori di adattamento necessari alla costruzione, prezzi medi sul mercato di aree con analoghe caratteristiche. Altri fattori possono influire sulla valutazione, quali caratteristiche morfologiche del terreno (pendenza, conformazione etc.) nonché diritti di servitù.

 

L’art. 59 del Dlgs. 15/12/1997 n. 446 dispone al comma 1, lettera g), che i Comuni, con regolamento (a norma dell’art. 52), possono determinare per zone omogenee i valori delle aree fabbricabili. È quindi consigliabile verificare la presenza, nel regolamento comunale, di eventuali valori di riferimento, sulla base dei quali calcolare l’imposta. Inoltre, sempre con riferimento alle aree fabbricabili, con regolamento comunale i comuni possono prevedere valori ridotti per determinate aree, che per loro caratteristiche non possano essere pienamente sfruttate.

 

Avviso di accertamento

 

Nel caso in cui il Contribuente riceva un avviso di accertamento che ritiene infondato, può presentare ricorso alla Commissione Tributaria entro 60 gg.. L’avviso di accertamento deve essere motivato e deve indicare gli elementi in base ai quali è stato emesso, in particolare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato; nel caso poi che l’atto di accertamento richiami un altro atto o documento, il provvedimento deve riportare il contenuto e l’allegazione dell’atto che ha motivato la richiesta.

 

Con l’avvento della legge n. 241 del 1990 (art. 3), si passa da una motivazione garantista ad una che tiene conto dell’interesse pubblico e della trasparenza dell’attività amministrativa. Il predetto art. 3 stabilisce l’obbligo della motivazione, del suo contenuto, nonché la puntuale indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche in base ai quali è stato emanato l’atto. Numerose Commissioni Tributarie hanno accolto le richieste del Contribuente, per violazione degli artt. 3 legge n. 241/’90 e art. 7 legge n. 212/2000, nonché dell’art. 11, commi 1, 2 e 2 bis del Dlgs n. 504/’92 per difetto di motivazione, allegazione e prova. Infatti non sono sufficienti generici riferimenti normativi in quanto non è possibile rilevare l’iter logico-estimativo seguito nella determinazione del tributo che hanno portato l’Ente ad attribuire quei valori.

 

La legge n. 241 è di fondamentale importanza con riferimento a trasparenza amministrativa e difesa della tutela giurisdizionale del cittadino.Gli obiettivi raggiunti con tale norma sono individuabili nella maggiore comprensibilità dell’azione amministrativa nei confronti dei cittadini/contribuenti, nella semplificazione dei procedimenti e nella più efficace e trasparente gestione della Pubblica Amministrazione, nel rispetto dell’art. 97 della Costituzione, finalizzata a definire un migliore e più costruttivo rapporto Amministrazione/Cittadino.

 

Ai sensi dell’art. 59 del Dlgs n. 446/’97, "i Comuni possono determinare il valore delle aree fabbricabili" ma, "con regolamento adottato a norma dell’art. 52", lo stesso art. 52, al comma 2, stabilisce che "i regolamenti sono approvati con delibera del Comune ... e non hanno effetto prima del 1° Gennaio dell’anno successivo" inoltre, ai sensi dell’art. 42, comma 2 lett. a) del Dlgs 267/2000 (Testo Unico Enti Locali) la competenza esclusiva all’adozione dei regolamenti è del Consiglio Comunale (Organo Legislativo) e non della Giunta (Organo Esecutivo). Pertanto è il Consiglio e non la Giunta a fissare il valore delle aree, in quanto la legge parla solo di regolamenti e le delibere di Giunta non sono regolamenti; quando è la Giunta a determinare con delibera i valori venali di riferimento è possibile l’annullamento dell’avviso di accertamento. In altri termini, per le annualità d’imposta per le quali non risulta adottata alcuna disposizione regolamentare, l’Ente impositore non può emettere avvisi di accertamento.

 

Come opporsi alle liti fiscali? Le liti fiscali hanno sempre un costo, anche per chi le vince. E' quindi interesse, sia dell’Amministrazione, sia del Contribuente, che siano ridotte al minimo e il rapporto tributario sia definito al più presto con pagamento di quanto dovuto (se dovuto), senza subire il peso e le incertezze dei giudici tributari. Pertanto nel caso in cui il Contribuente ritenga che l’Amministrazione abbia commesso errori, può ricorrere all’istituto dell’autotutela, oppure all’accertamento con adesione (Dlgs 19/06/1997, n. 218 ), nel caso in cui abbia parzialmente ragione.

 

L’autotutela

 

Nell’ottica di una Pubblica Amministrazione che ha il dovere di applicare la legge correttamente e in modo imparziale, se la stessa constata di aver commesso un errore danneggiando il Contribuente, può annullare d’Ufficio il proprio operato e correggere l’errore senza ricorrere al giudice tributario. Competente per l’annullamento dell’atto illegittimo è lo stesso Ufficio che l‘ha emanato. All’annullamento si può procedere per iniziativa del Contribuente, con presentazione di un’istanza non soggetta a rispetto di forme particolari: è sufficiente trasmettere all’Ufficio una domanda in carta libera con esposizione sintetica dei fatti, corredata da documentazione idonea a comprovare le tesi sostenute; comunque la presentazione di un’istanza per l’autotutela non sospende i termini per il ricorso al giudice tributario. Attenzione però ai tempi della risposta dell’Ente, in quanto non c’è un termine in cui l’Ufficio è obbligato a rispondere. In sostanza, se il Contribuente entro 60gg.dalla notifica, non riceve per iscritto che l’atto è annullato il provvedimento è definitivo.

 

L’accertamento con adesione

 

che in questa sede interessa maggiormente, è lo strumento che consente ai Contribuenti di "concordare" la definizione dell’imposta evitando un contenzioso. Si tratta di un accordo tra Contribuente ed Ufficio e può essere raggiunto anche prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, oppure dopo, sempre che il Contribuente non presenti ricorso al giudice tributario. Tramite il contraddittorio con l’Amministrazione il Contribuente può riconoscere la fondatezza delle contestazioni sollevate dall’Ente impositore e, sulla base delle argomentazioni e indicazioni fornite, l’Ufficio rettifica l’imponibile accertato. Attraverso l’accertamento con adesione il Contribuente, prima dell’impugnazione dell’atto dinanzi alla Commissione tributaria, può formulare in carta libera istanza di accertamento con adesione. Entro 15 gg. dalla ricezione dell’istanza, l’Ufficio invita il Contribuente (anche telefonicamente) a comparire. I termini restano sospesi per 90 gg, per un eventuale ricorso e, al termine, se il Contribuente non ha raggiunto l’accordo con l’Amministrazione, può impugnare l’atto contestato dinanzi alla Commissione Tributaria. Raggiunto l’accordo con l’Ufficio impositore, con atto scritto redatto in duplice esemplare, sottoscritto dalle parti e contenente gli elementi e le motivazioni dell’adesione, le imposte, le sanzioni nonché gli interessi dovuti, il Contribuente deve effettuare entro 20 gg il pagamento del dovuto o della prima rata, in caso di pagamento rateale.

 

Con l’accertamento con adesione il Contribuente fruisce anche di una riduzione delle sanzioni nella misura di ¼ del minimo previsto.Anche per il fisco tale istituto è uno strumento efficace poiché consente di ridurre il contenzioso e di anticipare i tempi di riscossione. Con tale istituto è possibile definire i tributi locali, solo se l’Ente ha adottato apposito regolamento in cui sia stato recepito e disciplinato tale istituto.

 

Raffaele Gammaitoni

Fisco

 

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