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N. 4 - Aprile 2009 |
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Qualche mese fa la Chiesa locale si era fatta carico del problema Merloni con una veglia di preghiera presso la chiesa di Santa Maria Madre di Dio. Già in quella occasione si manifestò il fenomeno: poca gente presente, pochissimi operai e addetti della fabbrica Merloni. La manifestazione del 15 marzo ha riproposto lo stesso copione: qualche centinaio di persone (saremo stati cinque o seicento) tra cui tanti rappresentanti delle Istituzioni (dalla presidente della Regione ad alcuni assessori regionali, da molti sindaci a diversi parlamentari), molte persone degli apparati sindacali regionali, parecchi attivisti di partiti di sinistra e dellestrema sinistra regionale, due vescovi del territorio interessato; tutta questa gente cera, ma non cerano i gualdesi e, soprattutto, non cerano gli operai dello stabilimento per i quali si faceva tutto ciò. In entrambi i casi i fenomeni da analizzare sono due e riguardano le due categorie di soggetti già definite. Ma intanto voglio dire a cosa può servire una manifestazione come questa. Sensibilizzare le istituzioni, spingere la proprietà a prendere iniziative, esprimere solidarietà alle persone coinvolte, promuovere iniziative concrete in favore delle situazioni più difficili, ecco perché si manifesta in piazza. Potrebbe essere facile parlare della delusione di chi vive sulla propria pelle lesperienza della cassa integrazione con prospettive serie di licenziamento. Promesse e rassicurazioni non realizzate, ipotesi dissoltesi nel nulla e lo spettro della solitudine di fronte al problema del lavoro che non cè o della emigrazione con tutto ciò che questo comporta. Con queste premesse cosa dovrebbero attendersi ancora gli operai cassaintegrati? Cosa dovrebbero aspettarsi di nuovo dalle Istituzioni che non dovevano già aver fatto prima? Colpisce di più il silenzio della città. Una crisi profonda attanaglia ormai da tempo i settori tradizionali del nostro territorio. La ceramica è ridotta al lumicino (salvo pregevoli e significative eccezioni), il commercio langue, lagricoltura annaspa, lacqua minerale non sostituisce un bel niente, né lo possono fare le cave (che caso mai serviranno a rimpinguare le casse comunali). In un quadro siffatto la città ha dato prova di insensibilità e di non comprensione delle difficoltà in cui una parte della propria popolazione vive le sue giornate. Provo allora a capire il perché di questo comportamento. Sicuramente è un segno di scollamento e di sfiducia: ma verso chi? Un impegno così massiccio e così trasversale (cerano i comunisti ma cera anche il Vescovo Sorrentino con la Confraternita); una presenza di rilievo dei politici regionali (la Governatrice Lorenzetti conversava in piazza ancora pochi minuti prima delle tredici) è sempre una buona occasione per affrontare problemi concreti; lattenzione dei media regionali massiccia e prolungata non capita tutti i giorni a Gualdo Tadino. Certo potrà sembrare strano che a poche settimane dalle elezioni siano le Amministrazioni comunali a "scendere in piazza" ma i cittadini avrebbero benissimo potuto approfittare delloccasione anche per manifestare contrarietà o disapprovazione rispetto alle scelte. Per quanto mi sforzo non riesco a trovare un buon motivo per disertare una tale occasione. Eppure questo è avvenuto. Mi pare proprio che abbiamo perso un altro treno. Ed è piuttosto preoccupante come questo stia incidendo sulla nostra convivenza sociale. |
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